Alzaia: convivenza difficile tra chi passeggia e chi pedala
Convivenza difficile tra pedoni e ciclisti lungo l’alzaia del fiume Adda.
Un problema che si acuisce nei periodi, come l’attuale, in cui chi non è in vacanza altrove si reca lungo le rive del corso d’acqua per cercare un po’ di refrigerio dal solleone estivo.
Un’opportunità unica per chi vive nei comuni rivieraschi ma anche, o forse soprattutto, in quelli limitrofi come Merate e circondario, dove al caldo si somma l’inquinamento da traffico veicolare.

E proprio perché l’opportunità è apprezzata si verifica, specialmente nel fine settimana ma non solo, una difficoltà che vede chi passeggia a piedi penalizzato non tanto dai singoli ciclisti quanto soprattutto dai gruppi in sella alla due ruote, spesso poco inclini a considerare il diritto dei pedoni a non stare perennemente in allerta nel timore di essere travolti.
Il fatto che le mountain bike non siano dotate di campanello, poi, aumenta il rischio e il senso di insicurezza a esso collegato.

“Questa non è una pista ciclabile” si legge in un manifesto comparso di recente proprio lungo l’alzaia nei pressi di Imbersago.
Proseguendo nella lettura, però, si capisce che il cartellone non è stato apposto a difesa dei pedoni ma piuttosto per garantire il passaggio dei mezzi di servizio e di quelli di soccorso.
“Il transito ciclopedonale è consentito dando la precedenza ai mezzi di servizio. Seguite le regole per la vostra e altrui sicurezza, senza ostacolare chi lavora per la gestione e manutenzione fluviale e nel rispetto dei diversi utilizzatori delle strade alzaie”.

Nessuna distinzione quindi tra chi va a piedi e chi in sella, ma entrambe le categorie di fruitori sono chiamate a rispettare la precedenza dei mezzi di chi lavora per la manutenzione o di chi è chiamato a prestare soccorso.

Nulla da obiettare ovviamente sul rispetto della priorità che devono avere questi mezzi.
Il problema che affligge i camminatori, però, resta tutto e non trova nessun accenno di soluzione.
Nessun richiamo ai ciclisti ad avere una velocità consona al luogo e l’obbligo per gli stessi di dotare il velocipede di un campanello con cui segnalare la propria presenza prima di piombare a ridosso dell’ignaro pedone.
Quanto poi alla presenza, almeno nei fine settimana, di Guardie ecologiche volontarie che possano vigilare per una fruizione più consapevole sembra essere più un miraggio che una realtà.

Abbiamo contattato il Parco Adda Nord per avere lumi al riguardo ma l’unica risposta che ci è stata data è che le regole le stabilisce la Regione. Punto.
Un po’ poco ci sembra. Soprattutto se di queste regole non è possibile prendere visione.
In ogni caso, segnala un altro cartello, “Il transito sull’alzaia avviene a rischio del frequentatore”.
I camminatori sono avvertiti.
Un problema che si acuisce nei periodi, come l’attuale, in cui chi non è in vacanza altrove si reca lungo le rive del corso d’acqua per cercare un po’ di refrigerio dal solleone estivo.
Un’opportunità unica per chi vive nei comuni rivieraschi ma anche, o forse soprattutto, in quelli limitrofi come Merate e circondario, dove al caldo si somma l’inquinamento da traffico veicolare.

E proprio perché l’opportunità è apprezzata si verifica, specialmente nel fine settimana ma non solo, una difficoltà che vede chi passeggia a piedi penalizzato non tanto dai singoli ciclisti quanto soprattutto dai gruppi in sella alla due ruote, spesso poco inclini a considerare il diritto dei pedoni a non stare perennemente in allerta nel timore di essere travolti.
Il fatto che le mountain bike non siano dotate di campanello, poi, aumenta il rischio e il senso di insicurezza a esso collegato.

“Questa non è una pista ciclabile” si legge in un manifesto comparso di recente proprio lungo l’alzaia nei pressi di Imbersago.
Proseguendo nella lettura, però, si capisce che il cartellone non è stato apposto a difesa dei pedoni ma piuttosto per garantire il passaggio dei mezzi di servizio e di quelli di soccorso.
“Il transito ciclopedonale è consentito dando la precedenza ai mezzi di servizio. Seguite le regole per la vostra e altrui sicurezza, senza ostacolare chi lavora per la gestione e manutenzione fluviale e nel rispetto dei diversi utilizzatori delle strade alzaie”.

Nessuna distinzione quindi tra chi va a piedi e chi in sella, ma entrambe le categorie di fruitori sono chiamate a rispettare la precedenza dei mezzi di chi lavora per la manutenzione o di chi è chiamato a prestare soccorso.

Nulla da obiettare ovviamente sul rispetto della priorità che devono avere questi mezzi.
Il problema che affligge i camminatori, però, resta tutto e non trova nessun accenno di soluzione.
Nessun richiamo ai ciclisti ad avere una velocità consona al luogo e l’obbligo per gli stessi di dotare il velocipede di un campanello con cui segnalare la propria presenza prima di piombare a ridosso dell’ignaro pedone.
Quanto poi alla presenza, almeno nei fine settimana, di Guardie ecologiche volontarie che possano vigilare per una fruizione più consapevole sembra essere più un miraggio che una realtà.

Abbiamo contattato il Parco Adda Nord per avere lumi al riguardo ma l’unica risposta che ci è stata data è che le regole le stabilisce la Regione. Punto.
Un po’ poco ci sembra. Soprattutto se di queste regole non è possibile prendere visione.
In ogni caso, segnala un altro cartello, “Il transito sull’alzaia avviene a rischio del frequentatore”.
I camminatori sono avvertiti.
A.Vi.
























