Mobilità: un diritto, non un privilegio!
Oggi le persone affette da una disabilità, in Italia e in Lombardia, incontrano ancora molti ostacoli nell’utilizzo dei mezzi pubblici, soprattutto dei treni, rendendo molto difficile raggiungere il posto di lavoro (anche le persone con disabilità lavorano), l’università, il luogo delle vacanze e gli ospedali in cui si recano per le cure.
Tutto questo è inaccettabile ed è compito delle istituzioni intervenire affinché alle persone con disabilità venga garantito il diritto ad una mobilità accessibile e pienamente inclusiva, così come sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge n. 18/2009.
L’articolo 20 della Convenzione ONU stabilisce infatti che gli Stati devono adottare misure efficaci per garantire alle persone con disabilità la mobilità personale con la maggiore autonomia possibile, facilitando gli spostamenti nei modi e nei tempi scelti dalla persona, assicurando l’accesso ad ausili e servizi di assistenza di qualità, promuovendo la formazione del personale e incoraggiando lo sviluppo di tecnologie sempre più accessibili.
Eppure, nonostante la ratifica risalga a quasi diciotto anni fa, nel 2026 la piena accessibilità del trasporto ferroviario è ancora lontana dall’essere una realtà.
La cronaca di questi giorni lo dimostra chiaramente. Nella stazione di Lecco, due dei tre ascensori risultano fuori servizio a causa dei lavori di riqualificazione del sottopasso. Di conseguenza, una persona in carrozzina non può nemmeno raggiungere l’unico ascensore ancora funzionante, perché l’accesso alternativo è stato chiuso e rimangono soltanto le scale.
A denunciare questa situazione è stata Romina Banfi, madre di Joele, un ragazzo di vent’anni che utilizza la carrozzina e che da sempre si sposta in treno sia per raggiungere gli ospedali lombardi dove affronta visite e cure, sia per il tempo libero. Per consentirgli di salire sul treno, due operatori ferroviari hanno dovuto trasportare a braccia lui e la carrozzina fino al binario. Un gesto di grande disponibilità da parte del personale, che tuttavia non può sostituire un sistema realmente accessibile. Nessuna persona dovrebbe essere costretta ad affidare la propria sicurezza alla forza fisica di altri per poter prendere un treno.

Purtroppo non si tratta di un caso isolato.
Anch’io ho vissuto un’esperienza analoga presso la stazione di Milano Porta Garibaldi, uno dei principali nodi ferroviari del Paese. A causa dei lavori in corso, soltanto due binari erano raggiungibili tramite ascensore, mentre tutti gli altri risultavano accessibili esclusivamente attraverso percorsi interessati dal cantiere. Nonostante avessi richiesto l’assistenza tramite il servizio Sala Blu di RFI, il mio treno è stato fatto arrivare proprio su un binario privo di un percorso accessibile, senza che nessuno mi avvisasse preventivamente.
A quel punto non ho potuto semplicemente uscire dalla stazione. Per riuscirci sono stato costretto a salire su un altro treno diretto a Milano Centrale e, successivamente, a tornare nuovamente a Milano Porta Garibaldi con un convoglio che arrivasse su un binario servito dagli ascensori. Un percorso assurdo, che ha allungato notevolmente i tempi di viaggio e mi ha fatto arrivare in ritardo all’appuntamento che dovevo raggiungere.
Questi episodi dimostrano come il problema non riguardi soltanto le infrastrutture, ma anche l’organizzazione dei servizi. Quando una persona con disabilità richiede assistenza, è indispensabile che vi sia un coordinamento efficace tra chi gestisce il traffico ferroviario e chi presta il servizio di accompagnamento, affinché il viaggiatore venga informato tempestivamente di eventuali variazioni e non si ritrovi bloccato lungo il proprio percorso.
Ancora più grave è il fatto che, molto spesso, l’unica alternativa proposta sia la prenotazione preventiva del servizio di assistenza con almeno 12 o 24 ore di anticipo. Ma il diritto alla mobilità non può dipendere dalla capacità di programmare ogni singolo spostamento con un giorno di anticipo. Le emergenze sanitarie, una visita medica che termina più tardi del previsto, un impegno improvviso o semplicemente la libertà di decidere di prendere un treno all’ultimo momento fanno parte della vita quotidiana di qualsiasi cittadino. Le persone con disabilità non possono essere private di questa libertà.
Le testimonianze di Lecco e Milano Porta Garibaldi dimostrano come le criticità interessino realtà molto diverse tra loro: dalle stazioni di medie dimensioni ai più importanti snodi ferroviari italiani. Cambiano i contesti, ma il risultato è sempre lo stesso: limitare concretamente il diritto alla mobilità delle persone con disabilità.

Quali sono le principali criticità?
Ascensori frequentemente fuori servizio.
Cantieri che non garantiscono percorsi alternativi realmente accessibili.
Banchine non allineate con i treni.
Carenza di coordinamento tra il servizio di assistenza e la gestione operativa della circolazione ferroviaria.
Pochi posti accessibili a bordo dei treni e bagni spesso non utilizzabili da chi viaggia con carrozzine elettriche.
Assenza di una rete di assistenza realmente estesa su tutto il territorio nazionale.
Cosa proponiamo?
Interventi immediati (gestione ordinaria)
Un piano di manutenzione ordinaria e costante di ascensori, montascale e altri impianti di accessibilità in tutte le stazioni lombarde e italiane.
La segnalazione in tempo reale dei guasti e delle modifiche ai percorsi accessibili attraverso le app, i siti web e tutti i canali ufficiali delle imprese ferroviarie.
L’obbligo di comunicare immediatamente agli utenti del servizio Sala Blu ogni variazione di binario o situazione che possa compromettere l’accessibilità del viaggio, individuando contestualmente una soluzione alternativa.
L’istituzione di una rete di assistenza capillare su tutto il territorio nazionale, estendendo il servizio anche alle stazioni oggi escluse, attraverso la collaborazione con enti locali, associazioni delle persone con disabilità, volontariato e Servizio Civile Universale.
La formazione obbligatoria, periodica e certificata di tutto il personale delle imprese ferroviarie sull’assistenza alle persone con disabilità e sulla gestione delle situazioni di emergenza e dei cantieri.
Questi interventi possono e devono essere avviati nell’immediato, senza attendere grandi opere infrastrutturali.

Piano straordinario di investimenti (entro tre anni)
Un piano nazionale di riqualificazione delle banchine, con l’obiettivo di adeguarne progressivamente l’altezza e l’allineamento ai treni di nuova generazione, garantendo una salita e una discesa realmente sicure e autonome.
Una riprogettazione dell’accessibilità dei futuri treni, prevedendo un numero maggiore di posti riservati alle persone con disabilità, bagni realmente accessibili anche alle carrozzine elettriche di grandi dimensioni e spazi più funzionali per gli accompagnatori e gli ausili.
Per questi interventi chiediamo l’adozione di un piano nazionale di investimenti con tempi certi, da realizzare entro i prossimi tre anni, con finanziamenti dedicati e un monitoraggio pubblico dello stato di avanzamento dei lavori.
Le vicende di Lecco e Milano Porta Garibaldi dimostrano che non basta investire milioni di euro nella riqualificazione delle stazioni se, durante i lavori, non vengono garantite soluzioni alternative realmente accessibili e un’organizzazione capace di assicurare la continuità del servizio. L’accessibilità non può essere sospesa per mesi: deve essere garantita in ogni fase dei cantieri, perché i diritti fondamentali delle persone non possono essere messi in pausa.
Garantire il diritto alla mobilità significa garantire il diritto allo studio, al lavoro, alla salute, al tempo libero e, più in generale, alla piena partecipazione alla vita sociale. Una società davvero inclusiva non lascia nessuno fermo su una banchina, davanti a un ascensore guasto o costretto a prendere due treni in più semplicemente per poter uscire da una stazione.
Le istituzioni hanno il dovere di trasformare i diritti riconosciuti dalle leggi in diritti concretamente esigibili nella vita di tutti i giorni. La mobilità delle persone con disabilità non può continuare ad essere considerata un favore o un servizio accessorio: è un diritto fondamentale che deve essere garantito, sempre e ovunque.

L’articolo 20 della Convenzione ONU stabilisce infatti che gli Stati devono adottare misure efficaci per garantire alle persone con disabilità la mobilità personale con la maggiore autonomia possibile, facilitando gli spostamenti nei modi e nei tempi scelti dalla persona, assicurando l’accesso ad ausili e servizi di assistenza di qualità, promuovendo la formazione del personale e incoraggiando lo sviluppo di tecnologie sempre più accessibili.
Eppure, nonostante la ratifica risalga a quasi diciotto anni fa, nel 2026 la piena accessibilità del trasporto ferroviario è ancora lontana dall’essere una realtà.
La cronaca di questi giorni lo dimostra chiaramente. Nella stazione di Lecco, due dei tre ascensori risultano fuori servizio a causa dei lavori di riqualificazione del sottopasso. Di conseguenza, una persona in carrozzina non può nemmeno raggiungere l’unico ascensore ancora funzionante, perché l’accesso alternativo è stato chiuso e rimangono soltanto le scale.
A denunciare questa situazione è stata Romina Banfi, madre di Joele, un ragazzo di vent’anni che utilizza la carrozzina e che da sempre si sposta in treno sia per raggiungere gli ospedali lombardi dove affronta visite e cure, sia per il tempo libero. Per consentirgli di salire sul treno, due operatori ferroviari hanno dovuto trasportare a braccia lui e la carrozzina fino al binario. Un gesto di grande disponibilità da parte del personale, che tuttavia non può sostituire un sistema realmente accessibile. Nessuna persona dovrebbe essere costretta ad affidare la propria sicurezza alla forza fisica di altri per poter prendere un treno.

Purtroppo non si tratta di un caso isolato.
Anch’io ho vissuto un’esperienza analoga presso la stazione di Milano Porta Garibaldi, uno dei principali nodi ferroviari del Paese. A causa dei lavori in corso, soltanto due binari erano raggiungibili tramite ascensore, mentre tutti gli altri risultavano accessibili esclusivamente attraverso percorsi interessati dal cantiere. Nonostante avessi richiesto l’assistenza tramite il servizio Sala Blu di RFI, il mio treno è stato fatto arrivare proprio su un binario privo di un percorso accessibile, senza che nessuno mi avvisasse preventivamente.
A quel punto non ho potuto semplicemente uscire dalla stazione. Per riuscirci sono stato costretto a salire su un altro treno diretto a Milano Centrale e, successivamente, a tornare nuovamente a Milano Porta Garibaldi con un convoglio che arrivasse su un binario servito dagli ascensori. Un percorso assurdo, che ha allungato notevolmente i tempi di viaggio e mi ha fatto arrivare in ritardo all’appuntamento che dovevo raggiungere.
Questi episodi dimostrano come il problema non riguardi soltanto le infrastrutture, ma anche l’organizzazione dei servizi. Quando una persona con disabilità richiede assistenza, è indispensabile che vi sia un coordinamento efficace tra chi gestisce il traffico ferroviario e chi presta il servizio di accompagnamento, affinché il viaggiatore venga informato tempestivamente di eventuali variazioni e non si ritrovi bloccato lungo il proprio percorso.
Ancora più grave è il fatto che, molto spesso, l’unica alternativa proposta sia la prenotazione preventiva del servizio di assistenza con almeno 12 o 24 ore di anticipo. Ma il diritto alla mobilità non può dipendere dalla capacità di programmare ogni singolo spostamento con un giorno di anticipo. Le emergenze sanitarie, una visita medica che termina più tardi del previsto, un impegno improvviso o semplicemente la libertà di decidere di prendere un treno all’ultimo momento fanno parte della vita quotidiana di qualsiasi cittadino. Le persone con disabilità non possono essere private di questa libertà.
Le testimonianze di Lecco e Milano Porta Garibaldi dimostrano come le criticità interessino realtà molto diverse tra loro: dalle stazioni di medie dimensioni ai più importanti snodi ferroviari italiani. Cambiano i contesti, ma il risultato è sempre lo stesso: limitare concretamente il diritto alla mobilità delle persone con disabilità.

Quali sono le principali criticità?
Ascensori frequentemente fuori servizio.
Cantieri che non garantiscono percorsi alternativi realmente accessibili.
Banchine non allineate con i treni.
Carenza di coordinamento tra il servizio di assistenza e la gestione operativa della circolazione ferroviaria.
Pochi posti accessibili a bordo dei treni e bagni spesso non utilizzabili da chi viaggia con carrozzine elettriche.
Assenza di una rete di assistenza realmente estesa su tutto il territorio nazionale.
Cosa proponiamo?
Interventi immediati (gestione ordinaria)
Un piano di manutenzione ordinaria e costante di ascensori, montascale e altri impianti di accessibilità in tutte le stazioni lombarde e italiane.
La segnalazione in tempo reale dei guasti e delle modifiche ai percorsi accessibili attraverso le app, i siti web e tutti i canali ufficiali delle imprese ferroviarie.
L’obbligo di comunicare immediatamente agli utenti del servizio Sala Blu ogni variazione di binario o situazione che possa compromettere l’accessibilità del viaggio, individuando contestualmente una soluzione alternativa.
L’istituzione di una rete di assistenza capillare su tutto il territorio nazionale, estendendo il servizio anche alle stazioni oggi escluse, attraverso la collaborazione con enti locali, associazioni delle persone con disabilità, volontariato e Servizio Civile Universale.
La formazione obbligatoria, periodica e certificata di tutto il personale delle imprese ferroviarie sull’assistenza alle persone con disabilità e sulla gestione delle situazioni di emergenza e dei cantieri.
Questi interventi possono e devono essere avviati nell’immediato, senza attendere grandi opere infrastrutturali.

Piano straordinario di investimenti (entro tre anni)
Un piano nazionale di riqualificazione delle banchine, con l’obiettivo di adeguarne progressivamente l’altezza e l’allineamento ai treni di nuova generazione, garantendo una salita e una discesa realmente sicure e autonome.
Una riprogettazione dell’accessibilità dei futuri treni, prevedendo un numero maggiore di posti riservati alle persone con disabilità, bagni realmente accessibili anche alle carrozzine elettriche di grandi dimensioni e spazi più funzionali per gli accompagnatori e gli ausili.
Per questi interventi chiediamo l’adozione di un piano nazionale di investimenti con tempi certi, da realizzare entro i prossimi tre anni, con finanziamenti dedicati e un monitoraggio pubblico dello stato di avanzamento dei lavori.
Le vicende di Lecco e Milano Porta Garibaldi dimostrano che non basta investire milioni di euro nella riqualificazione delle stazioni se, durante i lavori, non vengono garantite soluzioni alternative realmente accessibili e un’organizzazione capace di assicurare la continuità del servizio. L’accessibilità non può essere sospesa per mesi: deve essere garantita in ogni fase dei cantieri, perché i diritti fondamentali delle persone non possono essere messi in pausa.
Garantire il diritto alla mobilità significa garantire il diritto allo studio, al lavoro, alla salute, al tempo libero e, più in generale, alla piena partecipazione alla vita sociale. Una società davvero inclusiva non lascia nessuno fermo su una banchina, davanti a un ascensore guasto o costretto a prendere due treni in più semplicemente per poter uscire da una stazione.
Le istituzioni hanno il dovere di trasformare i diritti riconosciuti dalle leggi in diritti concretamente esigibili nella vita di tutti i giorni. La mobilità delle persone con disabilità non può continuare ad essere considerata un favore o un servizio accessorio: è un diritto fondamentale che deve essere garantito, sempre e ovunque.
Giuseppe Lanzillotti - Direttivo provinciale Azione Lecco
























