Merate: giudizio sull'Amministrazione
Articolo: Merate: Il fallimento Salvioni
Leggendo questa lettera mi accorgo di quanto la nostra società sia diventata sempre più critica. È giusto esprimere opinioni e valutazioni sull'operato di un'amministrazione: questo è il fondamento di una società democratica. Tuttavia, credo che le critiche debbano essere costruttive e accompagnate dalla consapevolezza della complessità del ruolo di chi amministra. Fare il sindaco o l'amministratore di una cittadina di circa 15.000 abitanti non è affatto semplice. Candidarsi ed entrare a far parte di una lista elettorale è una scelta libera, non un obbligo, e proprio per questo ritengo che chi decide di mettersi al servizio della comunità meriti rispetto, indipendentemente dalle appartenenze politiche. Chi amministra oggi, come chi ha amministrato in passato, ha certamente commesso errori e fatto scelte condivise da alcuni e contestate da altri. È sempre stato così. Basti pensare a interventi importanti come l'area Cazzaniga, viale Verdi e altre opere significative per il paese: decisioni che hanno richiesto serietà, competenza e assunzione di responsabilità, pur non raccogliendo il consenso unanime. Per questo motivo trovo che esprimere giudizi così netti e liquidare un'intera amministrazione come incapace non contribuisca a un confronto costruttivo. Il rischio è quello di trasformare il dibattito politico in semplici chiacchiere da bar, anziché in un'occasione di riflessione e proposta. Non sempre è possibile realizzare una città su misura delle aspettative di ciascun cittadino. Amministrare significa fare delle scelte, spesso difficili, cercando di conciliare esigenze diverse e risorse limitate. È giusto criticare quando serve, ma è altrettanto importante riconoscere l'impegno e la buona fede di chi si mette a disposizione della propria comunità.
Leggendo questa lettera mi accorgo di quanto la nostra società sia diventata sempre più critica. È giusto esprimere opinioni e valutazioni sull'operato di un'amministrazione: questo è il fondamento di una società democratica. Tuttavia, credo che le critiche debbano essere costruttive e accompagnate dalla consapevolezza della complessità del ruolo di chi amministra. Fare il sindaco o l'amministratore di una cittadina di circa 15.000 abitanti non è affatto semplice. Candidarsi ed entrare a far parte di una lista elettorale è una scelta libera, non un obbligo, e proprio per questo ritengo che chi decide di mettersi al servizio della comunità meriti rispetto, indipendentemente dalle appartenenze politiche. Chi amministra oggi, come chi ha amministrato in passato, ha certamente commesso errori e fatto scelte condivise da alcuni e contestate da altri. È sempre stato così. Basti pensare a interventi importanti come l'area Cazzaniga, viale Verdi e altre opere significative per il paese: decisioni che hanno richiesto serietà, competenza e assunzione di responsabilità, pur non raccogliendo il consenso unanime. Per questo motivo trovo che esprimere giudizi così netti e liquidare un'intera amministrazione come incapace non contribuisca a un confronto costruttivo. Il rischio è quello di trasformare il dibattito politico in semplici chiacchiere da bar, anziché in un'occasione di riflessione e proposta. Non sempre è possibile realizzare una città su misura delle aspettative di ciascun cittadino. Amministrare significa fare delle scelte, spesso difficili, cercando di conciliare esigenze diverse e risorse limitate. È giusto criticare quando serve, ma è altrettanto importante riconoscere l'impegno e la buona fede di chi si mette a disposizione della propria comunità.
Giulio
Non confondiamo il quadro generale con la situazione specifica. E chi si candida non è un eroe né lo fa per la Comunità, ma per ambizione personale e, perchè no, anche per il compenso che arrotonda o sostituisce il mensile. Noi facciamo informazione e, come si conviene a un giornale indipendente, esprimiamo su alcuni selezionati argomenti la nostra opinione. Sul tema interrogazioni non c'è molto da dire: per dieci anni si sono discusse sempre e tutte nella prima seduta utile; da sei mesi a questa parte è scattato il regolamento risalente a dieci anni fa dei 30 minuti. Così le interrogazioni rimbalzano da un Consiglio all'altro perdendo spesso importanza. Quanto alle scelte, l'Amministrazione decide, noi possiamo solo dire la nostra. Esempio: il Municipio a Villa Confaloneri, sede di prestigio più che capiente, aprirebbe le porte a una rivoluzione cittadina con spostamento di Biblioteca e museo. Invece tutto resta com'è nell'attesa del progetto del Politecnico. Ma a lei pare corretto che un giovanissimo sindaco senza alcuna precedente esperienza se non quella di militante di partito affidi la progettualità della città a un personaggio sconosciuto anzichè avvalersi dell'esperienza dei cinque sindaci che l'hanno preceduto? A noi sembra un atto di assoluta arroganza nonchè di disprezzo verso coloro che hanno amministrato la città nei trent'anni trascorsi.
























