Merate: l’arroganza di Salvioni e il trasformismo di Sellitto

Si dice che cambiare idea sia sinonimo di intelligenza. Ma in qualche caso è puro opportunismo. Ernesto Sellitto, a nostro sindacabile parere, è la prova provata del secondo caso. E’ stato capogruppo con la destra di Robbiani, capogruppo con il centrodestra di Massironi, ha saltato un giro e ora è capogruppo della sinistra al Governo, dopo aver indossato la maglietta dei radicali e di +Europa. Insomma un trasformista politico da cui, proprio per l’esperienza maturata, ci si aspetterebbe una grande capacità di mediazione.
Invece al trasformismo ha aggiunto l’arroganza e anche un po’ di (finta) ingenuità. A Paola Panzeri che lamentava per l’ennesima volta il rinvio di ben tre interrogazioni, una di importanza strategica sul nuovo Ponte di Paderno, anche a causa dell’iscrizione in fondo all’ordine del giorno, Sellitto ha risposto che all’inizio o alla fine i 30 minuti sono 30 minuti per tutte le interrogazioni e che il tempo complessivo non sarebbe cambiato. Certo se ci si ostina a redigere ordini del giorno di 11 punti tra cui il DUP che da sempre occupa almeno 2-3 ore è evidente che un Consiglio sfiora le 6 ore di durata. Sfiancando i consiglieri e allontanando anche lo sparuto gruppo di cittadini interessati alla vita civica.
A causa dei luoghi comuni dai quali spesso ci facciamo condizionare, si pensava che questa sinistra sarebbe stata aperta al dialogo, democratica al massimo. Invece ci troviamo in una situazione che non si era mai verificata negli ultimi dieci anni, da quando il regolamento del Consiglio comunale fu modificato (presente in Aula anche Sellitto).
Fino a sei mesi fa lo spazio per le interrogazioni era indefinito e le iscrizioni all’’ordine del giorno, sempre ai primi posti. Poi, vista forse l’intensa attività delle due minoranze di centrodestra su temi di grande attualità e spesso con caratteristiche di urgenza, ecco che si scopre l’esistenza dell’art.27 che limita il tempo dedicato alle interrogazioni: 30 minuti. E per impedire il dibattito le si iscrivono in fondo all’ordine del giorno. Così rimbalzano di seduta in seduta e, considerando la rarefazione delle convocazioni, spesso perdono di importanza, superate dai fatti.
Da un sindaco giovane ci si sarebbe aspettato un atteggiamento contrario, di apertura. Ma è sempre più chiaro il disprezzo che questo ex segretario di circolo del Partito Democratico ha per le minoranze. La prova? Il protocollo d’intesa con la Fondazione Politecnico di Milano cui affidare la riscrittura della città sotto il solitamente altisonante titolo: “Agenda strategica Merate – Merate del benessere 2025”. All’esperta Elena Granata, conoscenza diretta di Mattia Salvioni tramite docenti universitari della Bocconi, la Giunta intende affidare l’incarico di progettare il futuro per Palazzo Prinetti, la destinazione di Villa Confalonieri, lo studio del comparto sportivo di via Turati, l’analisi del riutilizzo di Cascina Galli, la proiezione economica della Casa della Musica. In buona sostanza i cinque sindaci tuttora in vita che hanno seguito, da semplici consiglieri e poi da primo cittadino, la crescita di Merate dagli anni settanta a oggi, Salvioni intende sostituirli con una esperta del Politecnico che, presumibilmente, ha necessità del navigatore per trovare Merate.
Questo è il piatto offerto dalla sinistra che governa la città. A Noi è del tutto indigesto. E lo contrasteremo con i mezzi possibili. Poi saranno gli elettori nel 2029 a esprimere il giudizio finale.
Certo una cosa è incontrovertibile: l’arroganza dimostrata da Mattia Salvioni – a nostro sommesso parere – non ha precedenti né eguali.
Claudio Brambilla
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