Maurizio Solieri, il chitarrista di Vasco, infiamma il Roncostock
Non è bastata la pioggia a fermare la Maurizio Solieri Gang, che ha fatto vibrare il pubblico del Roncostock a colpi di rock'n'roll. La rassegna musicale, andata in scena il 17 e 18 luglio al Parco della Villa Comunale di Ronco Briantino, ha richiamato numerosi appassionati, confermandosi tra gli appuntamenti più attesi dell'estate brianzola.

Dopo la serata inaugurale di venerdì, che ha visto protagonisti Circus Punk e The Cleopatras, l'ospite più atteso era Maurizio Solieri, storico chitarrista di Vasco Rossi e della Steve Rogers Band. Insieme alla sua Gang ha regalato oltre due ore di musica ad alta intensità, alternando grandi classici del rock internazionale, brani della Steve Rogers Band, successi di Vasco Rossi e pezzi tratti dal suo ultimo album solista.

«È sempre un piacere venire a Ronco Briantino, dove siamo stati anche due anni fa. È un festival gestito benissimo da tutti i volontari e da Alberto Ripamonti (ndr, organizzatore del festival), una persona deliziosa», ha dichiarato Solieri poco prima di salire sul palco. «Con me suona da tempo una super band che ha partecipato anche ai miei dischi. Il titolo del mio ultimo album, Resurrection, prende il nome da un brano che avevo realizzato anni fa nella cantina di Mimmo Camporeale, la stessa in cui registrammo i provini di C'è chi dice no, Canzone, Dormi, dormi, Lo show e di altri brani».

Ad accompagnarlo sul palco una formazione composta da musicisti di primo piano: Max Gelsi, bassista che ha collaborato con Elisa, Mauro Pagani, Vasco Rossi e Piero Pelù; Michele Luppi, cantante e tastierista conosciuto a livello internazionale per la sua attività con Whitesnake e Mr. Big; Mimmo Camporeale, storico tastierista di Vasco Rossi e della Steve Rogers Band; ed Eric Solieri, batterista di grande esperienza e figlio di Maurizio.
«A dieci anni mia madre mi regalò una chitarra quando avevo otto anni, una Eko da 8.000 lire. Mi ricordo ancora l'odore della vernice e il primo tentativo di accordarla. A Concordia non c’erano scuole di musica, così per due anni andai a lezione dal maestro della banda del mio paese, che però suonava il clarinetto. D’altronde, non avevo alternative poiché vivevo in un piccolo paese della provincia di Modena», ha raccontato il chitarrista.
Solieri ha poi sottolineato quanto sia diventato difficile oggi fare musica dal vivo, soprattutto per i giovani. Per il 2027 Vasco è già al lavoro per i cinquant’anni di carriera. «Per quanto mi riguarda quello che dovevo fare l'ho già fatto, nei tempi giusti. Con Vasco ogni tanto ci sentiamo e ci vediamo, ma parliamo di tutt'altro che di musica».
Il Roncostock non è stato soltanto un evento all'insegna della musica, ma anche un'iniziativa dal forte valore solidale: parte del ricavato dell'iniziativa sarà devoluta all'AISM Milano per sostenere la ricerca scientifica e i servizi dedicati alle persone affette da sclerosi multipla, confermando la vocazione al sociale di un festival che punta a coniugare musica, partecipazione e attenzione al territorio.
Negli ultimi anni il Roncostock si è affermato come uno degli appuntamenti rock più importanti della Brianza. Anche l'edizione 2026 ha puntato a coniugare grandi nomi della musica italiana e nuove realtà artistiche emergenti, capaci di conquistare un pubblico sempre più ampio.

«Volevamo unire Ronco con Woodstock, lo storico festival del 1969. Da qui nasce il nome dell'iniziativa», ha spiegato Alberto Ripamonti, organizzatore del festival. «Anche quest'anno il pubblico ha risposto con entusiasmo. Le persone, oltre ai grandi eventi, cercano anche una dimensione più umana e la musica è un potente strumento di aggregazione, capace di unire generazioni diverse e valorizzare il territorio. Roncostock è il risultato del lavoro di quasi sessanta volontari che, con passione e spirito di squadra, dedicano mesi di impegno per regalare alla comunità un evento di qualità».

Dopo la serata inaugurale di venerdì, che ha visto protagonisti Circus Punk e The Cleopatras, l'ospite più atteso era Maurizio Solieri, storico chitarrista di Vasco Rossi e della Steve Rogers Band. Insieme alla sua Gang ha regalato oltre due ore di musica ad alta intensità, alternando grandi classici del rock internazionale, brani della Steve Rogers Band, successi di Vasco Rossi e pezzi tratti dal suo ultimo album solista.

«È sempre un piacere venire a Ronco Briantino, dove siamo stati anche due anni fa. È un festival gestito benissimo da tutti i volontari e da Alberto Ripamonti (ndr, organizzatore del festival), una persona deliziosa», ha dichiarato Solieri poco prima di salire sul palco. «Con me suona da tempo una super band che ha partecipato anche ai miei dischi. Il titolo del mio ultimo album, Resurrection, prende il nome da un brano che avevo realizzato anni fa nella cantina di Mimmo Camporeale, la stessa in cui registrammo i provini di C'è chi dice no, Canzone, Dormi, dormi, Lo show e di altri brani».

Ad accompagnarlo sul palco una formazione composta da musicisti di primo piano: Max Gelsi, bassista che ha collaborato con Elisa, Mauro Pagani, Vasco Rossi e Piero Pelù; Michele Luppi, cantante e tastierista conosciuto a livello internazionale per la sua attività con Whitesnake e Mr. Big; Mimmo Camporeale, storico tastierista di Vasco Rossi e della Steve Rogers Band; ed Eric Solieri, batterista di grande esperienza e figlio di Maurizio.
«A dieci anni mia madre mi regalò una chitarra quando avevo otto anni, una Eko da 8.000 lire. Mi ricordo ancora l'odore della vernice e il primo tentativo di accordarla. A Concordia non c’erano scuole di musica, così per due anni andai a lezione dal maestro della banda del mio paese, che però suonava il clarinetto. D’altronde, non avevo alternative poiché vivevo in un piccolo paese della provincia di Modena», ha raccontato il chitarrista.
Solieri ha poi sottolineato quanto sia diventato difficile oggi fare musica dal vivo, soprattutto per i giovani. Per il 2027 Vasco è già al lavoro per i cinquant’anni di carriera. «Per quanto mi riguarda quello che dovevo fare l'ho già fatto, nei tempi giusti. Con Vasco ogni tanto ci sentiamo e ci vediamo, ma parliamo di tutt'altro che di musica».
Il Roncostock non è stato soltanto un evento all'insegna della musica, ma anche un'iniziativa dal forte valore solidale: parte del ricavato dell'iniziativa sarà devoluta all'AISM Milano per sostenere la ricerca scientifica e i servizi dedicati alle persone affette da sclerosi multipla, confermando la vocazione al sociale di un festival che punta a coniugare musica, partecipazione e attenzione al territorio.
Negli ultimi anni il Roncostock si è affermato come uno degli appuntamenti rock più importanti della Brianza. Anche l'edizione 2026 ha puntato a coniugare grandi nomi della musica italiana e nuove realtà artistiche emergenti, capaci di conquistare un pubblico sempre più ampio.

«Volevamo unire Ronco con Woodstock, lo storico festival del 1969. Da qui nasce il nome dell'iniziativa», ha spiegato Alberto Ripamonti, organizzatore del festival. «Anche quest'anno il pubblico ha risposto con entusiasmo. Le persone, oltre ai grandi eventi, cercano anche una dimensione più umana e la musica è un potente strumento di aggregazione, capace di unire generazioni diverse e valorizzare il territorio. Roncostock è il risultato del lavoro di quasi sessanta volontari che, con passione e spirito di squadra, dedicano mesi di impegno per regalare alla comunità un evento di qualità».
B.V.
























