Disneyland dell’Adda? No, grazie.
Articolo: I nostri sindaci, bravi "operai della politica" senza visione manageriale
Gentile Redazione,
intendo replicare alla lettrice che lamenta la mancanza di visione manageriale da parte dei nostri Sindaci. Sono uno di quelli che si augura che continuino a non averla e che non si facciano tentare dalle sirene del business e dello sviluppo ad ogni costo.
L’idea di rendere accessibile la valle dell’Adda con tapis roulant, magari ascensori e altre strutture per portare frotte di turisti sul fiume riflette una concezione novecentesca di sfruttamento del territorio, del “far girare l’economia” in nome del profitto (ma di chi e per cosa? Per qualche struttura ricettiva e qualche ristorante in più? Per posti di lavoro? Qualche decina ad essere più che ottimisti, con mansioni che nessuno vuole più fare, chieda ai ristoratori del lago come fanno a trovare i camerieri).
Questa concezione utilitaristica del territorio e del paesaggio fa il paio con l’idea altrettanto anacronistica che un Sindaco deve lasciare un segno, deve essere ricordato per un’opera che ha realizzato, come si usava, appunto, una volta, quando progresso era unicamente sinonimo di dover lasciare ai posteri una nuova strada, una piazza, una nuova sede comunale, nuovi palazzi ecc.
Oggi saper amministrare bene significa anche saper “non fare”.
Sorvolo sulla bellezza e la valenza storico-naturalistica del medio corso dell’Adda, che non ha bisogno di spiegazione, se non di essere osservata (tra le numerose pubblicazioni si legga, ad esempio, “Leonardo artista e ingegnere nella Valle dell’Adda” di Luca Tomìo e “Storie di acqua e di uomini” edito dall’Associazione Habitat di Paderno nel 1989).
Uno scenario quasi unico, tenuto conto del contesto iper urbanizzato della nostra Lombardia, che verrebbe irrimediabilmente compromesso del tutto col flusso turistico da lei auspicato e dalle opere correlate. Senza tenere conto dalle nefaste ricadute sul mercato immobiliare dei nostri paesi.
Paderno come Varenna? No, grazie.
Queste che lei immagina come opportunità di sviluppo da cogliere, a mio avviso sono idee antiquate e strampalate da evitare.
Vorrei concludere ricordando i nostri avi (nostri di noi che siamo nati e cresciuti qui). Allora, diversamente da oggi, non esistevano i cosiddetti ambientalisti o come altro li vuole etichettare, ecologisti, naturalisti, quelli che dicono sempre no, tutti coloro che quelli come lei additano come nemici del progresso (voi avete le ricette per lo sviluppo economico, salvo cambiare idea se qualcosa deve essere realizzato vicino a casa vostra). Ebbene, a quei tempi, quando ancora oltre agli ambientalisti non esistevano nemmeno aree protette, riserve naturali, parchi nazionali o parchi regionali come l’Adda Nord, i nostri nonni e bisnonni del posto avevano chiamato la valle di Paderno con un toponimo ormai in disuso ma che qualcuno in paese ancora ricorda: la Valsorda. Un nome evocativo del silenzio, della quiete e della tranquillità che si potevano godere nei boschi della forra del fiume. Di certo non avevano una visione manageriale, magari facevano fatica, come si diceva, a mettere insieme il pranzo con la cena, ma sapevano apprezzare la Bellezza. Ma che ne potete sapere voi manager, se avete i paraocchi che vi fanno vedere solo business in ogni cosa che osservate? Disneyland dell’Adda? No, grazie.
Gentile Redazione,
intendo replicare alla lettrice che lamenta la mancanza di visione manageriale da parte dei nostri Sindaci. Sono uno di quelli che si augura che continuino a non averla e che non si facciano tentare dalle sirene del business e dello sviluppo ad ogni costo.
L’idea di rendere accessibile la valle dell’Adda con tapis roulant, magari ascensori e altre strutture per portare frotte di turisti sul fiume riflette una concezione novecentesca di sfruttamento del territorio, del “far girare l’economia” in nome del profitto (ma di chi e per cosa? Per qualche struttura ricettiva e qualche ristorante in più? Per posti di lavoro? Qualche decina ad essere più che ottimisti, con mansioni che nessuno vuole più fare, chieda ai ristoratori del lago come fanno a trovare i camerieri).
Questa concezione utilitaristica del territorio e del paesaggio fa il paio con l’idea altrettanto anacronistica che un Sindaco deve lasciare un segno, deve essere ricordato per un’opera che ha realizzato, come si usava, appunto, una volta, quando progresso era unicamente sinonimo di dover lasciare ai posteri una nuova strada, una piazza, una nuova sede comunale, nuovi palazzi ecc.
Oggi saper amministrare bene significa anche saper “non fare”.
Sorvolo sulla bellezza e la valenza storico-naturalistica del medio corso dell’Adda, che non ha bisogno di spiegazione, se non di essere osservata (tra le numerose pubblicazioni si legga, ad esempio, “Leonardo artista e ingegnere nella Valle dell’Adda” di Luca Tomìo e “Storie di acqua e di uomini” edito dall’Associazione Habitat di Paderno nel 1989).
Uno scenario quasi unico, tenuto conto del contesto iper urbanizzato della nostra Lombardia, che verrebbe irrimediabilmente compromesso del tutto col flusso turistico da lei auspicato e dalle opere correlate. Senza tenere conto dalle nefaste ricadute sul mercato immobiliare dei nostri paesi.
Paderno come Varenna? No, grazie.
Queste che lei immagina come opportunità di sviluppo da cogliere, a mio avviso sono idee antiquate e strampalate da evitare.
Vorrei concludere ricordando i nostri avi (nostri di noi che siamo nati e cresciuti qui). Allora, diversamente da oggi, non esistevano i cosiddetti ambientalisti o come altro li vuole etichettare, ecologisti, naturalisti, quelli che dicono sempre no, tutti coloro che quelli come lei additano come nemici del progresso (voi avete le ricette per lo sviluppo economico, salvo cambiare idea se qualcosa deve essere realizzato vicino a casa vostra). Ebbene, a quei tempi, quando ancora oltre agli ambientalisti non esistevano nemmeno aree protette, riserve naturali, parchi nazionali o parchi regionali come l’Adda Nord, i nostri nonni e bisnonni del posto avevano chiamato la valle di Paderno con un toponimo ormai in disuso ma che qualcuno in paese ancora ricorda: la Valsorda. Un nome evocativo del silenzio, della quiete e della tranquillità che si potevano godere nei boschi della forra del fiume. Di certo non avevano una visione manageriale, magari facevano fatica, come si diceva, a mettere insieme il pranzo con la cena, ma sapevano apprezzare la Bellezza. Ma che ne potete sapere voi manager, se avete i paraocchi che vi fanno vedere solo business in ogni cosa che osservate? Disneyland dell’Adda? No, grazie.
Beppe
























