Oratori: "Aggiungi un posto a tavola ?"
Vorrei togliermi un sassolino dalla scarpa.
A Merate e paesi limitrofi abbiamo centinaia di ragazzi che fanno sport, non sono "sbandati", non sono per la strada, non sono "maranza". Passano l'inverno tra la scuola, la palestra e in molti casi fanno pure gli animatori all'oratorio. D'inverno spesso fanno comodo: aiutano le società sportive , aiutano in oratorio. D'estate fino alle 17 molti sono impegnati, oltre che nello studio o nel lavoro, anche a intrattenere i nostri figli e i nostri nipoti nei vari centri estivi. D'estate dopo le 17 diventano per molti dei rompiscatole (non uso i termini che ho sentito), le strutture private vengono chiuse, così come i campetti degli oratori (che siano di calcetto, di basket, di beach volley) e se i ragazzi chiedono il permesso per utilizzarli molto spesso vengono allontanati in malo modo da una serie di personaggi che "comandano" sugli oratori ("il parroco non c'entra nulla, qui decidiamo noi"). Che poi sono gli stessi che si lamentano degli "sbandati" e dei ragazzi che stanno per strada. Eppure Noi (ho più di 50 anni) siamo cresciuti all'oratorio, io me lo ricordo aperto fino a sera tardi (a volte chiudeva mentre il don cenava), con i campetti a disposizione. Ci si fermava fino a tardi tanto la mamma sapeva che eravamo lì. Ora invece pare che l'oratorio sia "cosa nostra", si decide chi entra e chi no, che importa se quei ragazzi sono gli stessi che durante l'inverno sono lì ad allenarsi, ad aiutare; rompono le scatole, disturbano. Forse, abbiamo dimenticato cosa significhi l'oratorio, cosa significhi l'accoglienza, non c'è più quell'"Aggiungi un posto a tavola" ,a cui forse abbiamo pure partecipato come attori nella sala teatro. Prima di guardare ai giovani, guardiamoci dentro, cosa gli vogliamo insegnare? Cosa gli vogliamo lasciare?
A Merate e paesi limitrofi abbiamo centinaia di ragazzi che fanno sport, non sono "sbandati", non sono per la strada, non sono "maranza". Passano l'inverno tra la scuola, la palestra e in molti casi fanno pure gli animatori all'oratorio. D'inverno spesso fanno comodo: aiutano le società sportive , aiutano in oratorio. D'estate fino alle 17 molti sono impegnati, oltre che nello studio o nel lavoro, anche a intrattenere i nostri figli e i nostri nipoti nei vari centri estivi. D'estate dopo le 17 diventano per molti dei rompiscatole (non uso i termini che ho sentito), le strutture private vengono chiuse, così come i campetti degli oratori (che siano di calcetto, di basket, di beach volley) e se i ragazzi chiedono il permesso per utilizzarli molto spesso vengono allontanati in malo modo da una serie di personaggi che "comandano" sugli oratori ("il parroco non c'entra nulla, qui decidiamo noi"). Che poi sono gli stessi che si lamentano degli "sbandati" e dei ragazzi che stanno per strada. Eppure Noi (ho più di 50 anni) siamo cresciuti all'oratorio, io me lo ricordo aperto fino a sera tardi (a volte chiudeva mentre il don cenava), con i campetti a disposizione. Ci si fermava fino a tardi tanto la mamma sapeva che eravamo lì. Ora invece pare che l'oratorio sia "cosa nostra", si decide chi entra e chi no, che importa se quei ragazzi sono gli stessi che durante l'inverno sono lì ad allenarsi, ad aiutare; rompono le scatole, disturbano. Forse, abbiamo dimenticato cosa significhi l'oratorio, cosa significhi l'accoglienza, non c'è più quell'"Aggiungi un posto a tavola" ,a cui forse abbiamo pure partecipato come attori nella sala teatro. Prima di guardare ai giovani, guardiamoci dentro, cosa gli vogliamo insegnare? Cosa gli vogliamo lasciare?
Giorgio B.
























