Tanti ricordi struggenti del caro amico e maestro Gino Sala

Nella vita sono stato fortunato, ho conosciuto tante persone che mi hanno insegnato qualcosa di positivo con le parole ma soprattutto con l’esempio. Ho avuto tanti maestri. Uno di loro, Gino Sala, ci ha lasciato proprio ieri. Lui era un maestro di professione, ma anche, almeno per me, un maestro nella vita. Ho avuto la fortuna di conoscerlo da adolescente, quando frequentava Pagnano ed era il riferimento di un gruppo di giovani di qualche anno più grandi di me.

Veniva soprannominato il Rosso, sia per il colore dei capelli, sia per le sue idee politiche. Più volte mi portava a Fontanella di Sotto il Monte per partecipare alla messa e alla lectio divina di Padre Turoldo. Da lui apprendevo che nella politica ci sono diversi punti di vista per leggere i fatti e prendere decisioni, e che la verità non sempre sta da una parte sola. Poi ci siamo persi di vista. Sentivo sue notizie dai giornali: era entrato in consiglio comunale con il gruppo del PCI nel 1975, contribuendo al sorpasso sul PSI di Basosi, raggiungendo quasi il 20% dei voti. Lo ritrovai 25 anni dopo, durante la campagna elettorale per le regionali del 2000. I partiti che si riferivano all’Ulivo appoggiarono la candidatura di Martinazzoli, ma prevalse Formigoni.

L’anno successivo, altra sconfitta alle politiche nazionali: vinse la Casa delle Libertà di Berlusconi; nel nostro collegio sostenevamo Mauro Guerra, ma purtroppo già da allora ci trovavamo di fronte un certo Maurizio Lupi. Gino era molto cambiato, non aveva più i capelli rossi e aveva problemi fisici che condizionavano i suoi movimenti. Proprio queste sue difficoltà aumentavano in me l’ammirazione che provavo per lui: la sua lezione da maestro era quella di superare i propri limiti, anche fisici, per fare lo stesso cose grandi. Infatti nel 2002 l’esperienza più forte di collaborazione con lui, il comitato per il Mandic. La riforma regionale della sanità aveva portato all’accorpamento dell’ospedale di Merate con il Manzoni di Lecco. Il rischio era chiaro: il nostro ospedale si sarebbe ridimensionato.

Ebbi modo di conoscere tutto il suo valore: in particolare la conoscenza profonda delle leggi, la capacità di leggere e interpretare numeri e statistiche. Parlava di sanità e ospedale come se parlasse di casa sua, sapeva tutto e conosceva tutti. Grazie a lui il comitato stese una piattaforma di richieste precise per il futuro del nostro ospedale. Furono raccolte in pochi mesi quasi 30 mila firme su carta (ai tempi non esistevano le raccolte di firma via web) a sostegno di questa piattaforma, che fu presentata al consiglio regionale. Ricordo il giorno che riempimmo un furgone con scatoloni pieno di moduli firmati che scaricammo al Pirellone.

Negli anni successivi continuò a battersi con successo per la causa del Mandic, fino a che la salute glie lo ha concesso. Ho pensato spesso in questi ultimi anni che se ci fosse stato ancora lui, con la sua competenza, la sua capacità di dialogare, la sua determinazione, il nostro ospedale avrebbe ancora un reparto di Maternità. Grazie Gino, per tutto quello che mi hai insegnato, specialmente negli ultimi anni di militanza. Un grazie e un pensiero particolare per la moglie, Alessandra, che ha condiviso con lui gli anni dell’impegno, e poi il tempo della sofferenza.
Lanfranco Consonni
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