Novate: 5 comunità in festa per il 60mo di ordinazione sacra di don Eugenio Folcio
La misura dell'affetto della sua gente, di oggi e di ieri, lo si è avuto con la festa che da tre giorni, instancabilmente e con l'attenzione al dettaglio, i parrocchiani di Novate, gli hanno riservato e con la lunga fila di persone da Robbiate, Olginate, Missaglia e Canzo che si sono messe pazientemente in attesa per una foto ricordo con lui.


Con don Eugenio Folcio, classe 1942, che sessant'anni fa proprio come domenica 28 giugno consacrava la sua vita al Signore. Un prete "di una volta" che al collo porta ancora la croce bene in vista, che non si stanca di invitare i più giovani a ritrovare il senso della Fede partendo dai sacramenti, compreso la Confessione questa sconosciuta, che si mischia con la sua gente terminata la Messa ma che riesce, con l'entusiasmo e l'energia di un giovincello, a essere brillante, al passo con il linguaggio e con le modalità di espressione dei giovani (bellissimo il video-promo di lancio dell'oratorio feriale).


Domenica mattina la chiesa “Madonna della Pace” di Novate ha faticato a contenere le centinaia di persone che hanno voluto festeggiare con lui questo traguardo.
In prima fila oltre ai famigliari c'erano i sindaci di Merate, Robbiate, Olginate, Missaglia (parrocchie dove ha esercitato) e Canzo (suo paese natale).
E poi i giovani dell'oratorio, i coscritti, gli alpini, rappresentanze dei diversi paesi, la cantoria. Tutti uniti in questa grande festa.
Sull'altare a concelebrare padre Gianluca, prossimo al ritorno in Cambogia, e monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, amico fraterno di don Eugenio a cui è spettato il compito dell'omelia. “Sarò breve” ha detto scherzando “perchè il vescovo lo farà don Eugenio alla fine della Messa. Lo conosciamo tutti, è così da sempre ma meglio uno che riscalda i cuori che non uno che congela gli animi” ha chiosato riscuotando l'approvazione della navata stipata di fedeli all'inverosimile.
Sono stati tre i termini su cui il prelato si è soffermato, offrendo una riflessione legata alla vita sacerdotale di don Eugenio ma utile anche a quella personale di ciascuno.
Anzitutto “promessa” come predisposizione a mettersi davanti per fare strada senza voltarsi indietro, essere a favore per far crescere e poi accogliere ciò che comporta e dare la propri adesione.
La seconda parola è stata “fede”, quale relazione buona che nasce dalla fiducia, un atteggiamento oggi difficile da mantere specialmente sul lungo periodo.
E, infine, c'è la sequela che è la fede che chiede di camminare, che esige fatica e comporta rinunce.



Tutti questi stati d'animo, ha concluso monsignor Brambilla, sono condensati in don Eugenio che ha l'entusiasmo della prima ora perchè non si è mai voltato indietro a guardare ciò che aveva fatto, ha sempre avuto fiducia nel suo Dio e poi si è messo in cammino, sempre fiducioso.
A chiudere la funzione è stato il festeggiato che, con una lieve commozione celata dietro la gioia e lo stupore delle tante persone accorse, non ha potuto che ringraziare dei giorni trascorsi assieme, nella preghiera e nel ricordo di ciò che lo ha portato sin qui, invitando tutti a ricordare sempre “l'arte dei piccoli passi” e, citando un autore, “se la notte è troppo scura, scegli chi ha gli occhi brillanti, perchè lui vede già”.



Dopo una interminabile fila per le foto di rito, la festa si è spostata in in oratorio per il rinfresco cui ha fatto seguito il taglio della torta e poi la musica della banda nel pomeriggio.
Chi desiderasse ricevere le fotografie può scrivere, indicando il numero nella gallery, a redazione@merateonline.it

Don Eugenio regge tra le mani il calice della sua prima Messa

Con don Eugenio Folcio, classe 1942, che sessant'anni fa proprio come domenica 28 giugno consacrava la sua vita al Signore. Un prete "di una volta" che al collo porta ancora la croce bene in vista, che non si stanca di invitare i più giovani a ritrovare il senso della Fede partendo dai sacramenti, compreso la Confessione questa sconosciuta, che si mischia con la sua gente terminata la Messa ma che riesce, con l'entusiasmo e l'energia di un giovincello, a essere brillante, al passo con il linguaggio e con le modalità di espressione dei giovani (bellissimo il video-promo di lancio dell'oratorio feriale).


Domenica mattina la chiesa “Madonna della Pace” di Novate ha faticato a contenere le centinaia di persone che hanno voluto festeggiare con lui questo traguardo.
In prima fila oltre ai famigliari c'erano i sindaci di Merate, Robbiate, Olginate, Missaglia (parrocchie dove ha esercitato) e Canzo (suo paese natale).
E poi i giovani dell'oratorio, i coscritti, gli alpini, rappresentanze dei diversi paesi, la cantoria. Tutti uniti in questa grande festa.
Sull'altare a concelebrare padre Gianluca, prossimo al ritorno in Cambogia, e monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, amico fraterno di don Eugenio a cui è spettato il compito dell'omelia. “Sarò breve” ha detto scherzando “perchè il vescovo lo farà don Eugenio alla fine della Messa. Lo conosciamo tutti, è così da sempre ma meglio uno che riscalda i cuori che non uno che congela gli animi” ha chiosato riscuotando l'approvazione della navata stipata di fedeli all'inverosimile.
Sono stati tre i termini su cui il prelato si è soffermato, offrendo una riflessione legata alla vita sacerdotale di don Eugenio ma utile anche a quella personale di ciascuno.
Anzitutto “promessa” come predisposizione a mettersi davanti per fare strada senza voltarsi indietro, essere a favore per far crescere e poi accogliere ciò che comporta e dare la propri adesione.
La seconda parola è stata “fede”, quale relazione buona che nasce dalla fiducia, un atteggiamento oggi difficile da mantere specialmente sul lungo periodo.
E, infine, c'è la sequela che è la fede che chiede di camminare, che esige fatica e comporta rinunce.



Tutti questi stati d'animo, ha concluso monsignor Brambilla, sono condensati in don Eugenio che ha l'entusiasmo della prima ora perchè non si è mai voltato indietro a guardare ciò che aveva fatto, ha sempre avuto fiducia nel suo Dio e poi si è messo in cammino, sempre fiducioso.
A chiudere la funzione è stato il festeggiato che, con una lieve commozione celata dietro la gioia e lo stupore delle tante persone accorse, non ha potuto che ringraziare dei giorni trascorsi assieme, nella preghiera e nel ricordo di ciò che lo ha portato sin qui, invitando tutti a ricordare sempre “l'arte dei piccoli passi” e, citando un autore, “se la notte è troppo scura, scegli chi ha gli occhi brillanti, perchè lui vede già”.



Dopo una interminabile fila per le foto di rito, la festa si è spostata in in oratorio per il rinfresco cui ha fatto seguito il taglio della torta e poi la musica della banda nel pomeriggio.
Chi desiderasse ricevere le fotografie può scrivere, indicando il numero nella gallery, a redazione@merateonline.it
S.V.
























