San Zeno dopo don Giancarlo...tanta amarezza

San Zeno non è un feudo da conquistare: giù le mani dall’eredità di don Giancarlo.  ​
Ci sono ferite che hanno bisogno di tempo, silenzio e rispetto per rimarginarsi. La scomparsa improvvisa di don Giancarlo Cereda ha lasciato la comunità di San Zeno orfana di una guida che per 32 anni non ha semplicemente amministrato una parrocchia, ma ha cresciuto svariate generazioni di cittadini. Don Giancarlo è stato un punto di riferimento umano, un prete di strada che ha insegnato a noi, oggi genitori, e ai nostri figli, il valore dell'accoglienza, della gioia spontanea e di una fede viva, che non si chiude dentro i formalismi ma si respira nella libertà.​ Oggi, a poche settimane dal lutto, ci saremmo aspettati delicatezza. Invece, in questo limbo estivo che precede l'arrivo del nuovo parroco a settembre, stiamo assistendo con profonda amarezza a tentativi sistematici di cancellare quel passato.​
L'ultimo episodio, solo in ordine di tempo, rasenta l'assurdo: ai nostri ragazzi è stato vietato, durante il pranzo dell'oratorio feriale, di accompagnare la preghiera battendo il tempo con le mani sui tavoli. Un rito allegro, un momento di sana caciara e condivisione che proprio don Giancarlo aveva insegnato loro per rendere il momento del pasto una festa comunitaria. La motivazione? "Si rovinano i tavoli".
​È doloroso e inaccettabile dover sentire i propri figli tornare a casa confusi e feriti perché un pezzo di legno o il decoro formale delle strutture sembrano valere più dell'entusiasmo, del valore educativo e della memoria di chi ha dato l'anima per questo paese.
Questo non è un semplice cambio di gestione; questo è un tentativo di spegnere la spontaneità dei ragazzi in nome di una burocrazia fredda e di un'imposizione che arriva dall'alto, da Olgiate, senza conoscere né rispettare l'identità di San Zeno.​
Noi genitori, cresciuti sotto l'ala di don Giancarlo, siamo i primi custodi di questa storia e non intendiamo assistere in silenzio allo smantellamento di trent'anni di vita vissuta.
San Zeno ha un'identità d'acciaio, un tessuto sociale unito e fiero che non può essere trattato come un feudo da normalizzare o da piegare a regole asettiche.​Le parrocchie sono fatte di persone, di relazioni e di quel calore umano che oggi qualcuno sta provando a congelare. Se chi gestisce la transizione pensa di governare la comunità con i divieti e i fogli di carta, ignorando il dolore e la storia di un intero paese, sappia che troverà davanti a sé un muro compatto di famiglie.
I ragazzi continueranno a ricordare, e noi adulti continueremo a difendere quel modello di Chiesa aperta e gioiosa che ci è stato donato.
La memoria di don Giancarlo non si cancella con un colpo di spugna, e San Zeno non si farà rovinare.
Genitori amareggiati
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