Lomagna: Faggiani e il libro “La luce del primo mattino”
Un viaggio affascinante alle radici della diffusione della cultura in Italia, partendo dalle montagne della Lunigiana fino ad arrivare ai portici di Genova. La biblioteca di Lomagna ha ospitato lo scrittore e giornalista Franco Faggiani, che ha presentato il suo ultimo romanzo “La luce del primo mattino”.
La vicenda narrata dall'autore affonda le proprie radici nella storia vera dei primi librai ambulanti della Lunigiana, pionieri capaci di dare vita a un commercio florido e identitario che, nel corso dei decenni, avrebbe portato alla nascita del celebre Premio Bancarella, tuttora uno dei riconoscimenti letterari più prestigiosi d’Italia (di cui il romanzo è stato quest'anno finalista). Faggiani trasporta il lettore nel cuore di Montereggio, frazione del comune di Mulazzo, un luogo dalla toponomastica particolare: piazze e strade non portano infatti i nomi di generali, statisti o scienziati, ma sono interamente dedicate a editori e librai.

Il borgo rappresenta difatti la "casa dell'anima dei librai”, ha spiegato la relatrice dell'incontro Amanda Colombo, libraia, nonché membro del direttivo del rinomato Premio. “Montereggio è un paese rimasto indietro nel tempo, caratterizzato da una strada contorta e spezzato letteralmente in due dal cimitero. Eppure è qui che affonda le radici la straordinaria tradizione dei librai ambulanti e degli stampatori, coloro che storicamente hanno diffuso la cultura popolare partendo con le gerle cariche di volumi”. Un'epopea editoriale che ha segnato la nascita di dinastie e grandi marchi che hanno fatto la storia dell'editoria italiana, come nel caso di Salani.

La narrazione segue la famiglia di Dina, una protagonista “dinamite” non solo nel nome (Andina Mite), ma nel carattere e nello spirito. La donna appartiene a una famiglia poverissima della Lunigiana che vive esclusivamente di stenti e del duro lavoro del marito Oliviero, falegname e carbonaio. In un contesto in cui la sopravvivenza è l'unica priorità, Dina cresce completamente analfabeta, a differenza del consorte che sa leggere e scrivere. La svolta, drammatica e al contempo generatrice di un nuovo futuro, avviene quando Dina rimane vedova in giovane età. Emarginata, sola e confinata ai margini di una società patriarcale che per le donne dell'epoca prevedeva solo il compito di casalinga e madre, Dina compie una scelta rivoluzionaria per il suo tempo: inizia a prendere confidenza con la lettura. A farle da maestro è il giovanissimo figlio Lando, colui che la accompagnerà nella nuova avventura. I due, seguendo l'esempio dei compaesani, decidono di tentare la fortuna e partono da soli, carichi di gerle colme di libri, pronti a esporli su semplici lenzuola stese nelle piazze dei borghi che incontrano sul loro cammino per racimolare qualche soldo.

Proprio al giovane Lando, nel corso della narrazione, spetta un'intuizione geniale che cambierà per sempre il commercio librario e che spiega la nascita della "bancarella" per come la conosciamo oggi. Viaggiando in lungo e in largo al fianco della madre, risultando inoltre come un abile cantastorie, Lando si accorge di un dettaglio fondamentale: i cittadini e i passanti delle grandi città non si chinano volentieri verso il terreno per osservare i libri, a differenza di quanto facevano i contadini nei piccoli paesi. Da qui l'idea di inventare delle strutture rialzate in legno, spesso dotate di ruote per poter essere spostate rapidamente. Una tradizione secolare che resiste ancora oggi in alcune librerie storiche, come la Tarantola di Sesto, che ha appena chiuso i battenti, ma che fuori esponeva sempre le sue bancarelle cariche di volumi.

Il romanzo si presenta come una potente parabola di emancipazione femminile. Quello di Dina diventa un lavoro scelto per pura volontà e non per necessità, leggere e scrivere si trasformano nella sua personale forma di riscatto e persino di "vendetta" contro i pregiudizi del tempo. Dina passa da essere una semplice “donna di casa” a una libraia rispettata e affermata nella città di Genova, grazie a un'attività che resisterà anche ai tempi di guerra. In questo percorso la donna non è sola: accanto a lei si muove Stella, la seconda figura femminile cruciale del romanzo, con la quale Dina condivide l'impresa e la vita, e Adelmo, l'angelo custode della storia, l'uomo che più di tutti sostiene la protagonista e che rappresenta il suo punto fermo, mantenendo la casa mentre lei è in viaggio.
Un libro nato grazie ai ricordi, alle esperienze, agli aneddoti e alle testimonianze raccolte da Faggiani negli anni, alcune delle quali sono state svelate al pubblico, che permette ai lettori di immergersi in una parte di storia che non si trova nei testi scolastici, ma che è stata fondamentale per la diffusione del sapere e della cultura in tutta la nazione.
La vicenda narrata dall'autore affonda le proprie radici nella storia vera dei primi librai ambulanti della Lunigiana, pionieri capaci di dare vita a un commercio florido e identitario che, nel corso dei decenni, avrebbe portato alla nascita del celebre Premio Bancarella, tuttora uno dei riconoscimenti letterari più prestigiosi d’Italia (di cui il romanzo è stato quest'anno finalista). Faggiani trasporta il lettore nel cuore di Montereggio, frazione del comune di Mulazzo, un luogo dalla toponomastica particolare: piazze e strade non portano infatti i nomi di generali, statisti o scienziati, ma sono interamente dedicate a editori e librai.

Il borgo rappresenta difatti la "casa dell'anima dei librai”, ha spiegato la relatrice dell'incontro Amanda Colombo, libraia, nonché membro del direttivo del rinomato Premio. “Montereggio è un paese rimasto indietro nel tempo, caratterizzato da una strada contorta e spezzato letteralmente in due dal cimitero. Eppure è qui che affonda le radici la straordinaria tradizione dei librai ambulanti e degli stampatori, coloro che storicamente hanno diffuso la cultura popolare partendo con le gerle cariche di volumi”. Un'epopea editoriale che ha segnato la nascita di dinastie e grandi marchi che hanno fatto la storia dell'editoria italiana, come nel caso di Salani.

Amanda Colombo e Franco Faggiani
La narrazione segue la famiglia di Dina, una protagonista “dinamite” non solo nel nome (Andina Mite), ma nel carattere e nello spirito. La donna appartiene a una famiglia poverissima della Lunigiana che vive esclusivamente di stenti e del duro lavoro del marito Oliviero, falegname e carbonaio. In un contesto in cui la sopravvivenza è l'unica priorità, Dina cresce completamente analfabeta, a differenza del consorte che sa leggere e scrivere. La svolta, drammatica e al contempo generatrice di un nuovo futuro, avviene quando Dina rimane vedova in giovane età. Emarginata, sola e confinata ai margini di una società patriarcale che per le donne dell'epoca prevedeva solo il compito di casalinga e madre, Dina compie una scelta rivoluzionaria per il suo tempo: inizia a prendere confidenza con la lettura. A farle da maestro è il giovanissimo figlio Lando, colui che la accompagnerà nella nuova avventura. I due, seguendo l'esempio dei compaesani, decidono di tentare la fortuna e partono da soli, carichi di gerle colme di libri, pronti a esporli su semplici lenzuola stese nelle piazze dei borghi che incontrano sul loro cammino per racimolare qualche soldo.

Proprio al giovane Lando, nel corso della narrazione, spetta un'intuizione geniale che cambierà per sempre il commercio librario e che spiega la nascita della "bancarella" per come la conosciamo oggi. Viaggiando in lungo e in largo al fianco della madre, risultando inoltre come un abile cantastorie, Lando si accorge di un dettaglio fondamentale: i cittadini e i passanti delle grandi città non si chinano volentieri verso il terreno per osservare i libri, a differenza di quanto facevano i contadini nei piccoli paesi. Da qui l'idea di inventare delle strutture rialzate in legno, spesso dotate di ruote per poter essere spostate rapidamente. Una tradizione secolare che resiste ancora oggi in alcune librerie storiche, come la Tarantola di Sesto, che ha appena chiuso i battenti, ma che fuori esponeva sempre le sue bancarelle cariche di volumi.

Il romanzo si presenta come una potente parabola di emancipazione femminile. Quello di Dina diventa un lavoro scelto per pura volontà e non per necessità, leggere e scrivere si trasformano nella sua personale forma di riscatto e persino di "vendetta" contro i pregiudizi del tempo. Dina passa da essere una semplice “donna di casa” a una libraia rispettata e affermata nella città di Genova, grazie a un'attività che resisterà anche ai tempi di guerra. In questo percorso la donna non è sola: accanto a lei si muove Stella, la seconda figura femminile cruciale del romanzo, con la quale Dina condivide l'impresa e la vita, e Adelmo, l'angelo custode della storia, l'uomo che più di tutti sostiene la protagonista e che rappresenta il suo punto fermo, mantenendo la casa mentre lei è in viaggio.
Un libro nato grazie ai ricordi, alle esperienze, agli aneddoti e alle testimonianze raccolte da Faggiani negli anni, alcune delle quali sono state svelate al pubblico, che permette ai lettori di immergersi in una parte di storia che non si trova nei testi scolastici, ma che è stata fondamentale per la diffusione del sapere e della cultura in tutta la nazione.
I.Bi.
























