Verderio: lo scampanio a tutte le ore viola il codice civile e le norme comunali
Gentile Redazione,
mi rivolgo a voi perché ritengo che certi argomenti, prima di restare confinati nei gruppi Facebook del paese dove si trascinano tra polemiche e nostalgia, meritino uno spazio più serio. Parlo dello scampanio della chiesa di Verderio Inferiore, e in particolare di quello delle ore 7.00 del mattino.
Non è la prima volta che lo segnalo. Ho scritto formalmente alla parrocchia, citando l’art. 844 del Codice Civile, la Legge Quadro sull’inquinamento acustico n. 447/1995 e le stesse raccomandazioni della Conferenza Episcopale Italiana, che invita a regolare il suono delle campane in modo da salvaguardare la tranquillità dei residenti.

Voglio essere chiaro su cosa succede nella pratica.
Chi abita nelle immediate vicinanze della chiesa, in una mattinata primaverile con le finestre aperte, si trova alle 7.00 a dover fare i conti con un’emissione sonora che copre qualsiasi altra cosa. Non parliamo di un rintocco. Parliamo di sequenze che durano oltre il minuto, a volte il minuto e mezzo, con un’intensità che rende impossibile parlare al telefono, o stare in una videocall di lavoro, figuriamoci dormire.
E il problema non si limita alla mattina: in orari diversi della giornata, per chi lavora da casa e ha una call con un cliente europeo o internazionale, lo scampanio semplicemente copre tutto.
Ora, il Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Verderio è abbastanza chiaro in materia.
L’art. 19 stabilisce che chiunque eserciti un’attività rumorosa deve adottare ogni accorgimento per non disturbare la quiete pubblica e privata, tenendo conto del giorno, dell’ora e del luogo, con particolare riguardo al riposo di anziani, bambini e persone malate. L’art. 22 fissa alle ore 7.00 il limite minimo nei giorni feriali per l’uso di apparecchiature rumorose nelle abitazioni private, e alle 9.00 nei giorni festivi.
La chiesa NON è un’abitazione privata, ma il principio di fondo è lo stesso: certi orari sono protetti, certi livelli di disturbo non sono accettabili, indipendentemente da chi li produce.
Nei gruppi locali, quando qualcuno osa sollevare l’argomento, la risposta più comune è: “la chiesa c’è sempre stata, le campane hanno sempre suonato, non compravi casa lì”.
È un argomento che non regge. Sarebbe come dire che se al piano terra di uno stabile ci fosse un bar, quel bar potrebbe produrre rumori di qualsiasi decibel e a qualsiasi ora perché “c’era prima”. Nessuno lo accetterebbe. Nessuno lo accetta quando il rumore viene da un vicino di casa, da un cantiere, da un locale notturno.
Ma dalle campane sì, e il motivo non è normativo... è culturale.
Aggiungo un elemento che i “tradizionalisti” tendono a trascurare. Fino a vent’anni fa i supermercati la domenica erano chiusi, i turni notturni riguardavano poche categorie, il lavoro da casa era fantascienza. Oggi la globalizzazione ha portato aziende normali, non multinazionali, a lavorare con interlocutori in fusi orari diversi. Ci sono persone che smontano dal turno di notte alle 6.30, persone che alle 7 sono in call con Londra o Amsterdam, persone che semplicemente hanno bisogno di dormire fino alle 8 per stare bene. La comunità è cambiata. Le esigenze sono cambiate. Le campane no.
Nessuno qui chiede di togliere le campane o di silenziare la tradizione. Si chiede rispetto reciproco, che è esattamente ciò che ci si aspetta da qualsiasi altro soggetto che vive o opera in un paese. Esistono sistemi di programmazione digitale dei campanili che consentono di mantenere intatta la funzione liturgica e simbolica riducendo le emissioni nelle ore di riposo. Non è un’idea rivoluzionaria: lo fanno già in molti comuni in tutta Italia.
Chiudo con una provocazione, che spero qualcuno abbia il coraggio di raccogliere: se alle 7 di mattina mi mettessi a produrre lo stesso numero di decibel, con qualsiasi altro mezzo, per la stessa durata, cosa succederebbe? Arriverebbero i vicini a bussare nel giro di cinque minuti, e la Polizia Locale nel giro di venti. Questo è uno stato laico. Le istituzioni religiose meritano rispetto, e lo hanno. Ma il rispetto, per definizione, deve andare in entrambe le direzioni.
Cordiali saluti
mi rivolgo a voi perché ritengo che certi argomenti, prima di restare confinati nei gruppi Facebook del paese dove si trascinano tra polemiche e nostalgia, meritino uno spazio più serio. Parlo dello scampanio della chiesa di Verderio Inferiore, e in particolare di quello delle ore 7.00 del mattino.
Non è la prima volta che lo segnalo. Ho scritto formalmente alla parrocchia, citando l’art. 844 del Codice Civile, la Legge Quadro sull’inquinamento acustico n. 447/1995 e le stesse raccomandazioni della Conferenza Episcopale Italiana, che invita a regolare il suono delle campane in modo da salvaguardare la tranquillità dei residenti.

Voglio essere chiaro su cosa succede nella pratica.
Chi abita nelle immediate vicinanze della chiesa, in una mattinata primaverile con le finestre aperte, si trova alle 7.00 a dover fare i conti con un’emissione sonora che copre qualsiasi altra cosa. Non parliamo di un rintocco. Parliamo di sequenze che durano oltre il minuto, a volte il minuto e mezzo, con un’intensità che rende impossibile parlare al telefono, o stare in una videocall di lavoro, figuriamoci dormire.
E il problema non si limita alla mattina: in orari diversi della giornata, per chi lavora da casa e ha una call con un cliente europeo o internazionale, lo scampanio semplicemente copre tutto.
Ora, il Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Verderio è abbastanza chiaro in materia.
L’art. 19 stabilisce che chiunque eserciti un’attività rumorosa deve adottare ogni accorgimento per non disturbare la quiete pubblica e privata, tenendo conto del giorno, dell’ora e del luogo, con particolare riguardo al riposo di anziani, bambini e persone malate. L’art. 22 fissa alle ore 7.00 il limite minimo nei giorni feriali per l’uso di apparecchiature rumorose nelle abitazioni private, e alle 9.00 nei giorni festivi.
La chiesa NON è un’abitazione privata, ma il principio di fondo è lo stesso: certi orari sono protetti, certi livelli di disturbo non sono accettabili, indipendentemente da chi li produce.
Nei gruppi locali, quando qualcuno osa sollevare l’argomento, la risposta più comune è: “la chiesa c’è sempre stata, le campane hanno sempre suonato, non compravi casa lì”.
È un argomento che non regge. Sarebbe come dire che se al piano terra di uno stabile ci fosse un bar, quel bar potrebbe produrre rumori di qualsiasi decibel e a qualsiasi ora perché “c’era prima”. Nessuno lo accetterebbe. Nessuno lo accetta quando il rumore viene da un vicino di casa, da un cantiere, da un locale notturno.
Ma dalle campane sì, e il motivo non è normativo... è culturale.
Aggiungo un elemento che i “tradizionalisti” tendono a trascurare. Fino a vent’anni fa i supermercati la domenica erano chiusi, i turni notturni riguardavano poche categorie, il lavoro da casa era fantascienza. Oggi la globalizzazione ha portato aziende normali, non multinazionali, a lavorare con interlocutori in fusi orari diversi. Ci sono persone che smontano dal turno di notte alle 6.30, persone che alle 7 sono in call con Londra o Amsterdam, persone che semplicemente hanno bisogno di dormire fino alle 8 per stare bene. La comunità è cambiata. Le esigenze sono cambiate. Le campane no.
Nessuno qui chiede di togliere le campane o di silenziare la tradizione. Si chiede rispetto reciproco, che è esattamente ciò che ci si aspetta da qualsiasi altro soggetto che vive o opera in un paese. Esistono sistemi di programmazione digitale dei campanili che consentono di mantenere intatta la funzione liturgica e simbolica riducendo le emissioni nelle ore di riposo. Non è un’idea rivoluzionaria: lo fanno già in molti comuni in tutta Italia.
Chiudo con una provocazione, che spero qualcuno abbia il coraggio di raccogliere: se alle 7 di mattina mi mettessi a produrre lo stesso numero di decibel, con qualsiasi altro mezzo, per la stessa durata, cosa succederebbe? Arriverebbero i vicini a bussare nel giro di cinque minuti, e la Polizia Locale nel giro di venti. Questo è uno stato laico. Le istituzioni religiose meritano rispetto, e lo hanno. Ma il rispetto, per definizione, deve andare in entrambe le direzioni.
Cordiali saluti
Crespi Massimo, residente (ahimé) a Verderio.
























