Il giardino delle Esperidi, 22^ edizione del festival dal 27 giugno al 5 luglio

 Da sabato 27 giugno a domenica 5 luglio torna Il Giardino delle Esperidi, festival di performing art nel paesaggio organizzato da Campsirago Residenza con la direzione artistica di Michele Losi, giunto alla sua XXII edizione. Ancora una volta scenario di spettacoli, performance site specific, esperienze in cammino e concerti è la natura del Monte di Brianza, del Parco del Monte Barro e del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone: boschi, antichi sentieri romanici e prati sono il contesto paesaggistico delle esperienze artistiche del festival che si contraddistingue per la sua capacità di unire arti performative, natura e comunità. Cuore del festival è Palazzo Gambassi − sede di Campsirago Residenza − nel borgo medievale di Campsirago (comune di Colle Brianza): un palazzo del XV secolo, a 700 metri d’altezza, immerso nei boschi di castagno e robinia. Il Giardino delle Esperidi è un festival diffuso: gli spettacoli dell’edizione 2026 vanno in scena anche nel borgo di Mondonico del comune di Olgiate Molgora, a Villa Sirtori di Olginate, nel piccolo comune di Ello, nel meraviglioso paesaggio dell’antica cascina di Figina, nei Giardini di Villa Bertarelli per concludersi nella suggestiva Chiesa di San Michele al Monte Barro (Galbiate), rimasta “a cielo aperto” dopo il crollo del tetto nel 1939. 

Peculiarità delle Esperidi è quella di intrecciare linguaggi (teatro, danza, performance site specific, musica), sperimentazione artistica e pratiche performative itineranti, radicandosi in una dimensione partecipativa: artisti e spettatori si incontrano per vivere un’esperienza condivisa. Il pubblico non viene solo ad assistere alle opere, ma è invitato ad attraversarle, fisicamente, in cammino, in ascolto, in relazione con gli altri e con il paesaggio. Un’altra delle caratteristiche delle Esperidi è proprio l’invito a trascorrere al festival un intero giorno o fine settimana, unendo spettacolo dal vivo, convivialità e contatto con la natura. Il festival si conferma come un laboratorio di pratiche artistiche in cui le arti performative diventano anche strumento per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente e il territorio. 

Cuore esperienziale e progettuale della 22ª edizione sono i due grandi eventi speciali con la regia di Michele Losi− La notte di Ecate nella notte del 30 giugno ed Errando per antiche vie, Cap. 2 Il Buddha silente del Monte di Brianza a chiusura del festival il 5 luglio − che condensano e amplificano le linee di ricerca del festival. La notte di Ecate si configura come un dispositivo performativo notturno, un articolato percorso dal tramonto all’alba in cui natura, teatro e danza si intrecciano in una drammaturgia diffusa: il pubblico, suddiviso in gruppi, attraversa diverse stazioni esperienziali vivendo la notte come soglia percettiva, in dialogo con l’archetipo di Ecate e con una dimensione profondamente liminale. Errando per antiche vie, Cap. 2, è invece un cammino performativo di 16 ore dall’alba al tramonto, che attraversa sette luoghi tra il borgo di Mondonico e il Monte Barro, passando per la dorsale del Monte di Brianza e che unisce pratiche zen con il monaco giapponese Seigaku, performance site specific e immersione nel paesaggio attraverso pratiche di cammino: una mappa esperienziale che si costruisce passo dopo passo, in cui il pubblico è chiamato a condividere un tempo dilatato e una relazione artistica con i luoghi. Il cammino Errando per antiche vie è ispirato ai sette chakra, ai loro significati e al loro farsi paesaggio nell’azione performativa ed è suddiviso in sette tappe: il pubblico ha la possibilità di condividere l’intero percorso o di raggiungere i luoghi di spettacolo per assistere alle singole performance. 

Il festival è un osservatorio sulle nuove traiettorie della scena performativa e su una generazione di artisti impegnata a ridefinire i linguaggi attraverso dispositivi partecipativi, tecnologie sonore e drammaturgie ibride: la 22ª edizione ospita la prima nazionale del nuovo spettacolo di Stefano Cuzzocrea, due anteprime nazionali (di AZIONIfuoriPOSTO e Sergio Beercock), tre studi (di Oscar De Summa, Erica Meucci e Ippolito Chiarello) e una prima regionale (di Luca Maria Baldini). Tra gli spettacoli più attesi, la nuova produzione di Giulio Santolini/ CollettivO CineticO, il ritorno al festival di Alessandra Cristiani, la versione site specific di MY AGE di Silvia Gribaudi con Qui e Ora Residenza Teatrale e la storica performance A(1)BIT di Sanpapié.

Molti lavori si inseriscono in un tessuto artistico che dialoga con gli archetipi: dalla figura di Ecate a quella di Medea (MTM e Margine Operativo), dal mito di Ciclope ai culti locali legati all’acqua; il mito diventa qui strumento vivo di indagine del contemporaneo. Anche la dimensione del corpo diventa luogo simbolico di attraversamento proponendo una riflessione sulla relazione tra corpo individuale e collettivo, corpo politico e corpo sociale. Parallelamente, artisti come Sergio Beercock, Luca Maria Baldini e Filippo Renda ibridano teatro e sperimentazione sonora, dando vita a performance in cui musica, voce e azione scenica si fondono in modo inedito.

Il festival inaugura sabato 27 giugno nel comune di Olgiate Molgora. Ad aprire questa edizione è la compagnia AZIONIfuoriPOSTO che torna al festival con l’anteprima di Sogni al campo di e con Filippo Porro (produzione con Pluraldanza).  Sogni al campo è un’azione collettiva (per 30 spettatori alla volta) in cui il pubblico in cammino attraversa e ri-abita il paesaggio rurale; un attraversamento che mira simbolicamente a riconnettere i campi al loro ruolo di ambiente comunitario, affrancandoli dalla sola funzione di resa economico produttiva. Attraverso danza, suono, pratiche partecipative e un utilizzo poetico della tecnologia, il lavoro site specific riflette su un possibile futuro sostenibile, evocando il passato contadino e interrogando il presente, dove cambiamento climatico, sfruttamento del suolo e sviluppo tecnologico dell’agricoltura hanno alterato il paesaggio e le tradizioni dei campi. La performance va in scena in due repliche alle ore 17.30 e 19.00. Alle ore 16.00 lo spettacolo è preceduto dall’incontro Verso il parco a cura di Campsirago Residenza: un’occasione per riflettere collettivamente sui temi della sostenibilità ambientale e della tutela del paesaggio, partendo dal recente ingresso dei territori nei comuni di Valgreghentino e Olgiate Molgora entro i confini amministrativi del Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone. Conduce l’incontro Michele Losi in dialogo con Giovanni Zardoni, Presidente Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, Davide Facondini, Presidente del Parco del Monte Barro, e Matteo Colombo, Sindaco di Valgreghentino. Partecipano anche l’Associazione Monte di Brianza e il CAI di Calco. Lo spettacolo site specific Sogni al campo e l’incontro Verso il parco sono realizzati in collaborazione con la Casa dei Ragazzi IAMA Impresa Sociale.

Alle ore 21.00 nell’incantevole borgo di Mondonico (Olgiate Molgora) va in scena il secondo studio di UNOUNO La cantata dell’eroe di e con Ippolito Chiarello e con Bruno Galeone alla fisarmonica, nuova produzione di NASCA Teatri di Terra: la storia di una fuga forzata da una terra martoriata e prigioniera e del lungo viaggio per approdare su una sponda nuova; il semplice desiderio di un bambino che cerca la felicità diventa emblema della nostra storia, di un destino scritto da millenni e del bisogno di essere pronti ad accogliere per poter essere a nostra volta accolti. 

A chiudere la prima serata di festival, alle ore 22.30 sempre nella Corte San Donnino, è Il cacciatore di streghe, live dj set performativo di Filippo Renda con Rebecca Sisti e la dj performer Sofia Tieri, produzione Manifatture Teatrali Milanesi: uno spettacolo pulsante dove il teatro incontra la musica elettronica e la voce si fa incanto e resistenza. Il cacciatore di streghe è un rito contemporaneo che parla di desiderio e controllo, corpo e potere, in cui il pubblico è invitato a muoversi liberamente nello spazio, fermarsi, ascoltare, danzare, farsi attraversare dalle onde sonore e visive che animano la performance. La musica dal vivo plasma e guida l’azione scenica mentre suoni, luci e movimenti si fondono in un paesaggio sonoro e visivo che evoca metaforicamente la caccia alle streghe per affrontare i temi della manipolazione affettiva, delle dinamiche di potere, del controllo psicologico, della violenza sottile e sistemica che si nasconde dentro molte relazioni. 

Nella mattina di domenica 28 giugno Michele Losi conduce due visite guidate nel bosco alle opere di land art di Campsirago Residenza: alle ore 9.30 il pubblico è accompagnato alla scoperta de Il sentiero delle acque, un percorso poetico, drammaturgico e sonoro alla scoperta della storia, della fauna e della flora selvatica dell’antico sentiero che unisce il borgo di Mondonico a quello di Campsirago. Alle ore 11.30 Losi guida il pubblico attraverso Il sentiero di Giano, un itinerario che valorizza il sentiero tra Palazzo Gambassi e l’Eremo del San Genesio: sulla vetta del Monte di Brianza vi era un tempio dedicato a Giano Bifronte. Diventato poi luogo consacrato a San Genesio, patrono degli attori, il Monte di Brianza conserva il suo antico potere simbolico ed è ascrivibile al concetto di monte sacro. L’itinerario mette in evidenza la relazione tra umano e non umano, tra le leggi della fisica e la realtà biologica degli animali selvatici e delle piante.

Dal pomeriggio il festival si sposta nel comune di Ello con uno degli spettacoli di maggior successo di Sanpapié: A(1)BIT (produzione SPACCA/Sanpapié in collaborazione con MILANoLTRE, Exister, DANCEHAUSpiù), storica performance site specific che, dal 2018, attraversa luoghi più disparati nel mondo, confrontandosi con contesti differenti e rinnovandosi ogni volta in relazione ai luoghi. Trenta spettatori alla volta sono invitati a seguire i cinque danzatori, indossando cuffie che riproducono la 1-Bit Symphony di Tristan Perich e un testo che contestualizza lo spazio. La partizione coreografica è scandita da piccoli riti collettivi in forma danzata che costituiscono una comunità che cambia in funzione dello spazio e dei partecipanti. La danza è l’innesco, il canale per l’afflusso di quell’energia che trasforma e costruisce un unico organismo in movimento, nel quale l’individualità non viene annullata ma amplificata. (Tre repliche alle ore 18.00, 19.00, 22.30)

Alle ore 21.00 spazio alla musica nella Piazza del Municipio di Ello con il concerto del Diletta Longhi Uranik Project (Diletta Longhi voce; Francesco Mascio chitarra elettrica; Giuseppe Sacchi tastiere e synth; Antonio Cicoria batteria): il sound spazia e fonde linguaggi differenti, partendo dal jazz e dalla musica afroamericana, fino a sonorità moderne, lasciando libero spazio a momenti di sperimentazione e improvvisazione anche radicale. 

Grande attesa per la notte di luna piena di martedì 30 giugno con uno dei due eventi speciali e unici del festival: La notte di Ecate, un lungo viaggio performativo dal tramonto all’alba. Il percorso è ispirato all’immaginario della dea Ecate, associata agli spazi liminali, agli incroci, alle soglie e, in epoca ellenistica e poi romana, connessa alla notte e ai suoi spiriti.

La notte di Ecate, − con la regia di Michele Losi, dramaturg Sofia Bolognini, testi di Sofia Bolognini e Michele Losi − diviene soglia simbolica e sensibile per una delle esperienze più immersive e affascinanti del festival. Dopo la cena concepita come un’azione performativa collettiva (ore 21.00), il pubblico è suddiviso in tre gruppi, chiamati ad attraversare a rotazione tre diverse stazioni della notte: da una parte, la lettura delle carte con una nuova versione collettiva della storica performance di Campsirago Residenza Hamlet private (concept e performer Giulietta De Bernardi e Anna Fascendini); l’esperienza della sauna come tempo di sospensione, ascolto e trasformazione; infine, l’immersione nel bosco attraverso un cammino rituale. A guidare il pubblico, oltre a Michele Losi, sono le attrici e gli attori di Campsirago Residenza Sofia Bolognini, Noemi Bresciani, Stefano Pirovano e Benedetta Brambilla. A mezzanotte la danzatrice e coreografa Alessandra Cristiani porta in scena Langelo, performance site specific prodotta da PinDoc. Langelo tenta un’esperienza percettiva nell’usufruire come luogo performativo la natura nell’accezione di profonda dimora che possa accogliere, generare, indagare la dimensione del corpo e del silenzio. Una sensibilità, un’attenzione che si riversa all’unisono verso sé stessi e verso l’altro. Langelo diventa creatura: «Langelo in quel suo passare o semplice esistere, / in un intimo silenzio… / persiste ai nostri occhi senza alcun miracolo. / Dolente, non può dare salvezza / all’umano sentire e agire… / non resta che scrutare ed essere scrutati / senza soluzione alcuna dello sguardo / Langelo è muto di carne e spirito»

Al termine dello spettacolo, i tre gruppi riprendono il movimento, continuando ad alternarsi nelle diverse esperienze fino all’alba. Alle ore 5.00 va in scena in prima nazionale senza p. di e con Stefano Cuzzocrea, la regia di Irene Michailidis, una produzione Piccola Compagnia Palazzo Tavoli: uno spettacolo di teatro di figura e d’attore, un invito a perdersi per ritrovarsi più leggeri. Al centro c’è Lui, un personaggio che racconta i suoi pensieri, le sue paure, le sue gioie, per interrogarsi e interrogarci. Immagini, figure, ombre, parole, tracce di fiabe affiorano come apparizioni della sua immaginazione. La notte di Ecate si conclude con una colazione nella corte di Palazzo Gambassi: un momento conviviale per accompagnare dolcemente il ritorno del giorno. 

Il festival riprende giovedì 2 luglio (ore 21.00) a Villa Sirtori di Olginate con Un’altra Medea di Margine Operativo, performance che ibrida il teatro con la danza, il mito di Medea con la contemporaneità. Un’altra Medea, con la regia di Pako Graziani e ispirato al romanzo di Christa Wolf, è un’immagine plurale, un’eco che risuona, una traccia polifonica, uno sguardo incrociato. In scena la performer Lucia Cammalleri evoca Medea non come una barbara incline alla violenza irrazionale, ma come donna detentrice di un sapere antico e profondo, legato al corpo e alla terra, che, come Cassandra, possiede un “secondo sguardo” e svela il crimine su cui si fonda il potere. 

Alle ore 22.00 Sergio Beercock presenta in anteprima nazionale La Congiura dei Nessuno, produzione BABEL. La Congiura dei Nessuno, − con Giovanni Alfieri e Sergio Beercock che firma la regia insieme al testo e alle musiche originali – è una scrittura contemporanea che si ispira al mito dell’accecamento del ciclope, filtrata attraverso il prisma dell’alienazione moderna. La performance è ambientata in un futuro distopico, in cui il crollo delle tecnologie e delle intelligenze artificiali ha riportato il mondo a uno stato post-storico dove il Progresso ha cominciato un processo al contrario. L’ambiente è una fabbrica distopica e al tempo stesso un non-luogo universale che si trasforma in un palcoscenico di resistenza poetica. Gli attori si muovono tra gesti rituali e azioni invitando il pubblico a interagire. Le musiche create e suonate dal vivo, sono elemento centrale dello spettacolo: l’uso di loop station, di suoni industriali e del black metal si intrecciano con i movimenti dei due performer, creando un’atmosfera sonora che è insieme straniante e coinvolgente. La Sikinnis – antica danza satiresca – è rielaborata nel labirinto contemporaneo, in cui i ritmi elettronici si mescolano con canti tradizionali e body-percussion. Ogni elemento sonoro amplifica il senso di oppressione e la tensione emotiva, fino a esplodere in momenti di catarsi musicale, in cui Sileno trova una temporanea liberazione attraverso il canto e il suono. 

L’ultimo weekend del festival, come ogni anno, si svolge a Campsirago con un ricco programma prima del gran finale di domenica 5 luglio. 

Venerdì 3 e sabato 4 luglio sono riproposte, sempre alle ore 9.30 e 11.30, le visite guidate alle opere di land art Il sentiero delle acque e Il sentiero di Giano. La giornata di venerdì 3 luglio prosegue alle ore 17.00 con un incontro di pratiche zen a cura del monaco zen giapponese Seigaku e con MY AGE #estratti di Qui e Ora Residenza Teatrale / Silvia Gribaudi Performing Arts: una performance che si sviluppa a partire dallo spettacolo MY AGE, portando in scena una versione site specific adattata per il nuovo spazio della sauna di Campsirago Residenza. MY AGE #estratti (ore 17.00, 18.00 e 19.00) con la regia coreografica di Silvia Gribaudi indaga il tema dell’età, del corpo e dei codici sociali. In scena Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli aprono interrogativi su come ognuno di noi percepisce la propria età: un dato anagrafico ma anche un confine, un limite, un codice sociale che detta regole comportamentali su cosa si può o non si può fare. Una riflessione sul ruolo della nostra epoca nell’influenzare i corpi, determinare dove possono collocarsi, come devono vestirsi, quale “forma” debbano avere.  

Alle ore 21.00 nella corte di Palazzo Gambassi va in scena Mumble Mumble di Giulio Santolini che torna alle Esperidi con il suo nuovo lavoro ideato e scritto insieme a Lorenza Guerrini. Con la danzatrice Noemi Piva, l’assolo è un’immersione nel mondo interiore di chi vive la danza come vocazione. Il progetto, sostenuto da CollettivO CineticO, esplora i pensieri di un performer mentre danza. Attraverso un paesaggio sonoro che rende udibili flussi di coscienza, paure e desideri inconfessabili, il corpo diventa risonanza fisica del pensiero. Un manifesto estetico e politico che espone il “dietro le quinte” della mente, trasformando il labirinto psichico individuale in un’esperienza collettiva.

La serata si chiude alle ore 22.00 con Gramsci. Antonio detto Nino di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno, produzione Ura Teatro. Attraverso frammenti della vita privata di Gramsci, Saccomanno racconta la feroce sofferenza di un uomo che vive una disperata solitudine e che, in dieci anni di prigionia, giorno dopo giorno, si spegne nel dolore e nell’assenza delle persone che ama. Al centro del monologo ci sono le bellissime lettere ai suoi figli ai quali Gramsci scrive senza mai nominare il carcere e la sua condizione fisica e psichica, le lettere di un figlio devoto a una madre anziana che lo aspetta in Sardegna, le lettere di un fratello, di un marito: un capolavoro di umanità, etica, onestà spirituale; un romanzo nel romanzo che apre a pensieri, dubbi, misteri.

Sabato 4 luglio, dopo le due visite guidate, alle ore 17.00 si tiene l’incontro Dal Monte sacro al Sacro monte con Michele Losi, il monaco Seigaku, Emanuele Regi e Matteo Casari del DAMS Bologna. Dalle ore 17.00 torna in scena MY AGE #estratti di Qui e Ora Residenza Teatrale / Silvia Gribaudi Performing Arts. 

Alle ore 21.00 Oscar De Summa presenta lo studio di Passato remoto, nuovo lavoro prodotto dal Teatro Metastasio: un monologo che intreccia autobiografia, racconto e riflessione sul tempo e sulla memoria. Il punto di partenza è un incidente avvenuto a diciotto anni, un evento che interrompe bruscamente la continuità della vita e produce una frattura profonda. A partire da questa esperienza-limite, la narrazione si espande; il ricordo individuale comincia a incrinarsi e lascia affiorare immagini che non appartengono più solo al presente: rituali arcaici, figure di lutto, gesti antichi, memorie che sembrano provenire da un altro tempo. 

Spazio alla danza in seconda serata (ore 22.00) con la coreografa Elisa Sbaragli che porta in scena Se domani di TIR Danza in coproduzione con ArtGarage (Premio Danza&Danza 2025 - Produzione italiana / Autore emergente; selezionato NID Platform 2025 - Programmazione e NID Platform 2024 - Open Studios, menzione Aerowaves 2026). Se domani affronta la crisi come scelta tra negazione e accoglienza, interrogando la responsabilità dell’essere umano di fronte alla fine di un’epoca. La crisi prende forma nei corpi, nei suoni e nello spazio, in un dialogo tra performer e pubblico. I danzatori Lorenzo De Simone e Alice Raffaelli si muovono verso l’incontro con l’Altro, esplorando la fragilità e la possibilità di una nuova relazione.

Si passa poi alla musica (ore 23.00) con Canto verticale di Giuseppe Di Bella, un concerto intimo in cui voce e chitarra si intrecciano per restituire un canto che nasce dalla terra e si alza come preghiera, invocazione, respiro. Il repertorio unisce brani inediti, frammenti di tradizione mediterranea e momenti improvvisativi, costruendo un percorso sonoro che dialoga con lo spazio. Il sound è caratterizzato da chitarre acustiche ed elettriche trattate con effetti ambientali e riverberi siderali, che si fondono con la voce in una dimensione sospesa tra folk contemporaneo e ricerca sperimentale. 

La 22ª edizione delle Esperidi si chiude domenica 5 luglio con il secondo capitolo, dopo la prima edizione del luglio 2025, del lungo percorso Errando per antiche vie che abbraccia l’intera giornata dall’alba fino alla sera. Focus dell’attraversamento di quest’anno è la presenza del monaco giapponese Seigaku: le pratiche meditative e zen sono al centro del cammino, accanto a sette eventi performativi legati ai sette chakra del corpo. Una nuova mappa del territorio che emerge dall’attraversamento lento dei suoi luoghi naturali dove si snodano sentieri, si incontrano santuari, chiese, borghi rurali, sorgenti, collegati tra loro da antiche vie romaniche e alberi secolari. Una fitta rete di connessioni e significati simbolici che restituiscono il senso profondo del legame tra questo monte e la comunità che lo ha abitato per millenni. 

Errando per antiche vie, ideato e guidato dal regista Michele Losi, è l’esito di una ricerca artistica nei luoghi del Monte di Brianza affinata in vent’anni di attraversamento di questo antico monte legato ai culti delle acque sin dall’età del bronzo. Errando per antiche vie è una camminata performativa suddivisa in sette tappe: il pubblico ha la possibilità di condividere l’intero percorso o di raggiungere i diversi luoghi per assistere ai singoli spettacoli.  

Il percorso inizia alle ore 5.45 a Mondonico con l’azione performativa Bastoni di terra di e con il monaco Seigaku, Michele Losi, Anna Fascendini e Arianna Losi ispirata al chakra della Radice o della Terra, alle posizioni yoga Vrksasana (albero) e Tadasana (montagna), al tema della stabilità e all’elemento della terra. Percorrendo il Sentiero delle acque si arriva a Campsirago dove la danzatrice e coreografa Erica Meucci presenta lo studio di Nel tempo del serpente, produzione Laagam. Il pubblico riprende quindi il cammino nel bosco fino al sentiero che collega l’Eremo del San Genesio alla Madonna dell’Alpe dove Sofia Bolognini presenta Selvatica: un intervento poetico, con testi originali sul sacro femminile connesso alla natura e ai suoi cicli. Si scende quindi a valle fino ad arrivare nello splendido paesaggio della chiesa di Figina (Galbiate) dove va in scena Falena con Alice Raffaelli, la coreografia di Elisa Sbaragli e il suono di Edoardo Sansonne (produzione TIR Danza). FALENA è una presenza fragile e tenace, attratta da ciò che brilla e allo stesso tempo timorosa della sua intensità, che avanza per tentativi, tremori, aperture. La metamorfosi diventa la trama del suo movimento. Dal corpo compatto della larva emerge una vita che si apre lentamente, che impara a distendersi, ad ascoltare, a rischiare il proprio slancio: una vibrazione che trattiene il desiderio, un’espansione che sfiora la luce, un ripiegarsi che accoglie la paura. 

Il pubblico riprende il cammino passando dalla Chiesetta di San Rocco e Biagio a Mozzana dove si esibisce in concerto Giuseppe di Bella, per arrivare ai giardini di Villa Bertarelli: il monaco Seigaku propone pratiche zen di attivazione del sesto chakra − il terzo occhio − attraverso la meditazione, la focalizzazione dell’attenzione al centro della fronte, la visualizzazione della luce e del colore indaco, il canto del mantra (OM). Errando per antiche vie si conclude nella suggestiva Chiesa di San Michele al Monte Barro dove il musicista e compositore Luca Maria Baldini presenta in prima regionale Nessun cielo è senza luce, performance audiovisiva che interpreta gli aspetti universali e insieme i passaggi più radicali del pensiero francescano in chiave contemporanea. Nessun cielo è senza luce è un progetto ideato da Baldini con l’installazione video di Salvatore Insana in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Tirana. Gli scritti di S. Francesco e dei seguaci del suo ordine vengono riletti alla luce delle urgenze attuali, reinterpretati e messi in dialogo con autori che esplorano i legami tra spiritualità e tecnologia, tra azione politica e crisi ecologica, sfidando le concezioni tradizionali della modernità. I testi vengono rielaborati divenendo drammaturgie sonore ibride, dove canti gregoriani, field recordings, musica elettronica e voci artificiali coesistono e dialogano creando nuove possibilità espressive. La domanda che muove il lavoro è Come possiamo riappropriarci nuovamente della dimensione spirituale tenendola insieme alla visione del nostro tempo? Il festival si conclude a San Michele al Monte Barro con la festa e la musica della silent disco.

Il Giardino delle Esperidi Festival è un progetto di Campsirago Residenza con il patrocinio della Provincia di Lecco e del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone. Con il contributo di Fondazione Cariplo. Con il sostegno dei comuni di Ello, Olgiate Molgora e Olginate. In partenariato speciale con il comune di Colle Brianza.
Info, programma e biglietti: www.ilgiardinodelleesperidifestival.it
Date evento
da sabato, 27 giugno 2026 a domenica, 05 luglio 2026
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