Speculare sulle moschee? No, grazie
La cosa che più non sopporto è lo speculare per motivi utilitaristici sul senso religioso popolare.
E' questo che mi si balena davanti tutte le volte che leggo l'ennesimo articolo sulla reale o solo presunta moschea ad Oggiono.
Certo sono due i piani su cui valutare l'azione progressiva dell'opposizione presente in consiglio comunale nel denunciare una presunta ambiguità della maggioranza circa la presenza di una moschea-luogo di culto invece che la sede di un'associazione culturale.
Il primo è quello squisitamente normativo che fa riferimento soprattutto a leggi e norme regionali circa la dotazione di pertinenti caratteristiche dell'immobile sede di simili attività su cui occorre ovviamente conoscenza e competenza. Su questo, essendo la mia assai relativa, rimando ad un'analisi più approfondita che un po' tutti coloro che ne parlano dovrebbero praticare. Per questo mi limito a dire che è giusto pretendere chiarezza se si ravvedono delle perlomeno apparenti ambiguità applicative della norma da risolvere nelle più opportune sedi. Ma al contempo, per quello che ho potuto approfondire, non posso non notare nella normativa il tentativo tutt'altro che casuale di rendere molto ardua l'apertura di moschee sul territorio lombardo. Basta leggere quanto l'IA restituisce alla richiesta di spiegazione sulla legge regionale varata nel gennaio 2015:
“Il termine "legge anti-moschee" si riferisce comunemente alla Legge Regionale della Lombardia n. 2/2015, la quale, introducendo rigidi vincoli urbanistici ed edilizi, rendeva di fatto quasi impossibile l'apertura di nuovi luoghi di culto non convenzionati, colpendo in particolare la comunità islamica.... La Corte Costituzionale (con le sentenze n. 63/2016 e n. 254/2019) ha dichiarato incostituzionali diverse norme di questa legge. I giudici hanno stabilito che violano la libertà di culto e il principio di uguaglianza tra le confessioni religiose...”.
Il secondo piano, per me più pregnante, è il più o meno palese tentativo anche in sede locale di far di tutto per negare la possibilità di usufruire di un luogo di culto da parte della Comunità Islamica. Un'azione spesso più o meno velatamente motivata, oltre che dal citato rispetto delle norme del resto molto discusse, da una solo presunta difesa dei valori della nostra tradizione cristiana. Emblematici, a tal riguardo, i casi mediatici di esibiti rosari o simili riferimenti al “Buon Dio” in chiave strumentale.
E' proprio su queste speculazioni politiche che a mio avviso occorre levare un chiaro distinguo e relative prese di distanza da parte di chi cerca realmente di ispirarsi al messaggio evangelico che non a caso è universalistico e non settario.
Del resto il dialogo interreligioso della Chiesa è da anni lì a dimostrarlo con anche importanti documenti come ad esempio il “Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune” siglato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi da Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib che promuovendo reciproca tolleranza e giustizia così si esprimeva: “ Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli”.
Quindi l'esatto contrario del “soffiare sul fuoco” delle paure del diverso, a maggior ragione per malcelati interessi elettorali sotto varie e più o meno sottili forme.
Così pure la scelta e la gestione dei luoghi di culto (qualsiasi luogo di culto come del resto anche per ogni altro luogo di permanenza collettiva) necessita sicuramente di specifica attenzione ma non certo da orientamenti in qualche modo punitivi.
Certo la convivenza delle diversità può anche produrre difficoltà e incomprensioni, come del resto avviene per ogni realtà interpersonale, ma occorrerebbe semmai un approccio pur prudente ma non certo dettato da aprioristici pregiudizi. Qui un mio piccolo quanto occasionale esempio personale in calce a questo mio precedente scritto: https://www.casateonline.it/notizie/154548/remigrazione-e-buona-convivenza-ovvero-karim-e-germano
Del resto l'alternativa ad una benevola e attenta convivenza non può che essere una distruttiva ed ideologica contrapposizione di cui purtroppo vediamo giornalmente gli effetti sui media.
In sostanza occorre tutti assieme avere la capacità di conoscersi e rispettarsi reciprocamente declinando le diversità in ricchezza condivisa a beneficio di tutti.
Non è questa la vera sfida che da sempre gli Uomini e in particolare i Cristiani, o tentativi di esserlo come il sottoscritto, hanno di fronte?
E' questo che mi si balena davanti tutte le volte che leggo l'ennesimo articolo sulla reale o solo presunta moschea ad Oggiono.
Certo sono due i piani su cui valutare l'azione progressiva dell'opposizione presente in consiglio comunale nel denunciare una presunta ambiguità della maggioranza circa la presenza di una moschea-luogo di culto invece che la sede di un'associazione culturale.
Il primo è quello squisitamente normativo che fa riferimento soprattutto a leggi e norme regionali circa la dotazione di pertinenti caratteristiche dell'immobile sede di simili attività su cui occorre ovviamente conoscenza e competenza. Su questo, essendo la mia assai relativa, rimando ad un'analisi più approfondita che un po' tutti coloro che ne parlano dovrebbero praticare. Per questo mi limito a dire che è giusto pretendere chiarezza se si ravvedono delle perlomeno apparenti ambiguità applicative della norma da risolvere nelle più opportune sedi. Ma al contempo, per quello che ho potuto approfondire, non posso non notare nella normativa il tentativo tutt'altro che casuale di rendere molto ardua l'apertura di moschee sul territorio lombardo. Basta leggere quanto l'IA restituisce alla richiesta di spiegazione sulla legge regionale varata nel gennaio 2015:
“Il termine "legge anti-moschee" si riferisce comunemente alla Legge Regionale della Lombardia n. 2/2015, la quale, introducendo rigidi vincoli urbanistici ed edilizi, rendeva di fatto quasi impossibile l'apertura di nuovi luoghi di culto non convenzionati, colpendo in particolare la comunità islamica.... La Corte Costituzionale (con le sentenze n. 63/2016 e n. 254/2019) ha dichiarato incostituzionali diverse norme di questa legge. I giudici hanno stabilito che violano la libertà di culto e il principio di uguaglianza tra le confessioni religiose...”.
Il secondo piano, per me più pregnante, è il più o meno palese tentativo anche in sede locale di far di tutto per negare la possibilità di usufruire di un luogo di culto da parte della Comunità Islamica. Un'azione spesso più o meno velatamente motivata, oltre che dal citato rispetto delle norme del resto molto discusse, da una solo presunta difesa dei valori della nostra tradizione cristiana. Emblematici, a tal riguardo, i casi mediatici di esibiti rosari o simili riferimenti al “Buon Dio” in chiave strumentale.
E' proprio su queste speculazioni politiche che a mio avviso occorre levare un chiaro distinguo e relative prese di distanza da parte di chi cerca realmente di ispirarsi al messaggio evangelico che non a caso è universalistico e non settario.
Del resto il dialogo interreligioso della Chiesa è da anni lì a dimostrarlo con anche importanti documenti come ad esempio il “Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune” siglato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi da Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib che promuovendo reciproca tolleranza e giustizia così si esprimeva: “ Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli”.
Quindi l'esatto contrario del “soffiare sul fuoco” delle paure del diverso, a maggior ragione per malcelati interessi elettorali sotto varie e più o meno sottili forme.
Così pure la scelta e la gestione dei luoghi di culto (qualsiasi luogo di culto come del resto anche per ogni altro luogo di permanenza collettiva) necessita sicuramente di specifica attenzione ma non certo da orientamenti in qualche modo punitivi.
Certo la convivenza delle diversità può anche produrre difficoltà e incomprensioni, come del resto avviene per ogni realtà interpersonale, ma occorrerebbe semmai un approccio pur prudente ma non certo dettato da aprioristici pregiudizi. Qui un mio piccolo quanto occasionale esempio personale in calce a questo mio precedente scritto: https://www.casateonline.it/notizie/154548/remigrazione-e-buona-convivenza-ovvero-karim-e-germano
Del resto l'alternativa ad una benevola e attenta convivenza non può che essere una distruttiva ed ideologica contrapposizione di cui purtroppo vediamo giornalmente gli effetti sui media.
In sostanza occorre tutti assieme avere la capacità di conoscersi e rispettarsi reciprocamente declinando le diversità in ricchezza condivisa a beneficio di tutti.
Non è questa la vera sfida che da sempre gli Uomini e in particolare i Cristiani, o tentativi di esserlo come il sottoscritto, hanno di fronte?
Germano Bosisio
























