Merate: il Viganò saluta e ringrazia 4 figure storiche
Sabato 13 giugno, nell'aula magna dell'ITS Viganò di Merate si è tenuta la cerimonia di saluto per quattro docenti che, sommando insieme gli anni di servizio, rappresentano un pezzo consistente della storia dell'istituto: Giuliano Brigliadori, Pietro Lanza, Patrizia Sala e Rachele Cagliani.

La cerimonia si è svolta con il calore che ci si aspetta da una comunità scolastica che saluta chi l'ha costruita nel tempo. Discorsi, applausi, la consegna di fiori e regali e poi il trasferimento nel cortile per un rinfresco che ha trasformato il congedo formale in festa vera, con colleghi, studenti e famiglie riuniti sotto il cielo di giugno a brindare a chi parte e a chi resta.

Giuliano Brigliadori ha insegnato disegno tecnico per molti anni, formando generazioni di studenti alla precisione del segno e alla logica della rappresentazione grafica, discipline che nel tempo hanno saputo tenere il passo con l'evoluzione digitale senza perdere il rigore della tradizione. Pietro Lanza, invece, è una figura ancora più longeva nel panorama del Viganò: arrivato nell'istituto nel 1988, ha attraversato quasi quarant'anni di informatica scolastica, dalla preistoria dei personal computer fino all'era dei linguaggi di programmazione moderni, accompagnando con pazienza e competenza i ragazzi in un mondo che cambiava a velocità vertiginosa proprio mentre loro lo scoprivano tra i banchi. Patrizia Sala ha rappresentato per anni il volto della lingua francese all'istituto, materia che richiede passione e costanza per essere trasmessa efficacemente, e che sotto la sua guida ha trovato in generazioni di studenti terreno fertile.

Ma è attorno a Rachele Cagliani che la giornata ha costruito il suo momento più intenso. E non potrebbe essere altrimenti, considerando il ruolo che ha ricoperto per oltre trent'anni all'interno del Viganò. E' arrivata, infatti, all'istituto nel 1992 come insegnante di Economia Aziendale. Dal 2012 ha assunto anche l'incarico di vicepreside, ruolo che ha svolto con un'intensità tale da rendere spesso il confine con quello della dirigente assai sottile. Chi ha lavorato con lei in questi anni racconta di una porta sempre aperta e di una capacità quasi leggendaria di trovare soluzioni dove altri vedevano soltanto problemi. Scadenze, convocazioni, telefonate, pratiche urgenti: tutto transitava per le sue mani con un'efficienza che i colleghi descrivono come naturale, quasi istintiva, anche se chi la conosce bene sa quanto lavoro ci fosse dietro quella serenità apparente.

La filastrocca composta in suo onore dai colleghi e letta nell'aula magna durante la cerimonia ha strappato più di una risata e un po' di commozione. Versi affettuosi e ironici al tempo stesso, che restituiscono il ritratto di una donna "chiacchierona, gentile e sempre presente", capace di ascoltare tutti e di non dimenticare nessuno, tanto che se una mattina qualcuno restava senza la sua chiacchierata, puntuale arrivava nel pomeriggio la telefonata di scuse: "Scusami, oggi non ti ho proprio ascoltata!". Un dettaglio piccolo, ma eloquente.

Nelle parole che la prof. Cagliani ha scelto per congedarsi c'è tutto il peso affettuoso di trent'anni passati in quella scuola. Ha ringraziato i colleghi, il personale, la presidenza, il DSGA, i tre "pazzi" della vicepresidenza – Loredana, Paola e Andrea – con i quali ha condiviso problemi e soluzioni in un clima che lei stessa ha definito frizzante, sereno e conviviale. Ha parlato del Viganò come di una casa, e lo ha detto senza retorica: "Sono arrivata nel 1992 e per me è sempre stata casa, al di là del ruolo che ricoprivo". Una casa quando era piccola e poco conosciuta, e una casa oggi, in un'epoca in cui l'Istituto figura stabilmente tra i più apprezzati del territorio. Ha confessato anche una cosa che le figlie, a quanto pare, faticano a credere: non ha mai pensato, nemmeno un giorno, di non voler andare a lavorare. La scuola non le ha mai pesato. Anzi, ha reso più ricca anche la vita al di fuori di essa. È il tipo di dichiarazione che fa riflettere, in un mondo in cui il rapporto con il lavoro è spesso descritto con ben altri toni.
L'istituto Viganò non nasconde una certa preoccupazione, tutta affettuosa, per come colmare il vuoto lasciato da chi parte. Lo ha sancito anche la filastrocca, con ironia ma non troppa: "Una Rachele come te non si trova con facilità." Ed è probabilmente vero. Non per qualche dote straordinaria e irripetibile, ma perché certe figure si costruiscono nel tempo, mattone dopo mattone, anno dopo anno, finché diventano parte dell'identità stessa di un luogo.

La cerimonia si è svolta con il calore che ci si aspetta da una comunità scolastica che saluta chi l'ha costruita nel tempo. Discorsi, applausi, la consegna di fiori e regali e poi il trasferimento nel cortile per un rinfresco che ha trasformato il congedo formale in festa vera, con colleghi, studenti e famiglie riuniti sotto il cielo di giugno a brindare a chi parte e a chi resta.

Giuliano Brigliadori ha insegnato disegno tecnico per molti anni, formando generazioni di studenti alla precisione del segno e alla logica della rappresentazione grafica, discipline che nel tempo hanno saputo tenere il passo con l'evoluzione digitale senza perdere il rigore della tradizione. Pietro Lanza, invece, è una figura ancora più longeva nel panorama del Viganò: arrivato nell'istituto nel 1988, ha attraversato quasi quarant'anni di informatica scolastica, dalla preistoria dei personal computer fino all'era dei linguaggi di programmazione moderni, accompagnando con pazienza e competenza i ragazzi in un mondo che cambiava a velocità vertiginosa proprio mentre loro lo scoprivano tra i banchi. Patrizia Sala ha rappresentato per anni il volto della lingua francese all'istituto, materia che richiede passione e costanza per essere trasmessa efficacemente, e che sotto la sua guida ha trovato in generazioni di studenti terreno fertile.

Ma è attorno a Rachele Cagliani che la giornata ha costruito il suo momento più intenso. E non potrebbe essere altrimenti, considerando il ruolo che ha ricoperto per oltre trent'anni all'interno del Viganò. E' arrivata, infatti, all'istituto nel 1992 come insegnante di Economia Aziendale. Dal 2012 ha assunto anche l'incarico di vicepreside, ruolo che ha svolto con un'intensità tale da rendere spesso il confine con quello della dirigente assai sottile. Chi ha lavorato con lei in questi anni racconta di una porta sempre aperta e di una capacità quasi leggendaria di trovare soluzioni dove altri vedevano soltanto problemi. Scadenze, convocazioni, telefonate, pratiche urgenti: tutto transitava per le sue mani con un'efficienza che i colleghi descrivono come naturale, quasi istintiva, anche se chi la conosce bene sa quanto lavoro ci fosse dietro quella serenità apparente.

La filastrocca composta in suo onore dai colleghi e letta nell'aula magna durante la cerimonia ha strappato più di una risata e un po' di commozione. Versi affettuosi e ironici al tempo stesso, che restituiscono il ritratto di una donna "chiacchierona, gentile e sempre presente", capace di ascoltare tutti e di non dimenticare nessuno, tanto che se una mattina qualcuno restava senza la sua chiacchierata, puntuale arrivava nel pomeriggio la telefonata di scuse: "Scusami, oggi non ti ho proprio ascoltata!". Un dettaglio piccolo, ma eloquente.

Pietro Lanza, Giuliano Brigliadori, Rachele Cagliani e la dirigente Carmen Saffioti
Nelle parole che la prof. Cagliani ha scelto per congedarsi c'è tutto il peso affettuoso di trent'anni passati in quella scuola. Ha ringraziato i colleghi, il personale, la presidenza, il DSGA, i tre "pazzi" della vicepresidenza – Loredana, Paola e Andrea – con i quali ha condiviso problemi e soluzioni in un clima che lei stessa ha definito frizzante, sereno e conviviale. Ha parlato del Viganò come di una casa, e lo ha detto senza retorica: "Sono arrivata nel 1992 e per me è sempre stata casa, al di là del ruolo che ricoprivo". Una casa quando era piccola e poco conosciuta, e una casa oggi, in un'epoca in cui l'Istituto figura stabilmente tra i più apprezzati del territorio. Ha confessato anche una cosa che le figlie, a quanto pare, faticano a credere: non ha mai pensato, nemmeno un giorno, di non voler andare a lavorare. La scuola non le ha mai pesato. Anzi, ha reso più ricca anche la vita al di fuori di essa. È il tipo di dichiarazione che fa riflettere, in un mondo in cui il rapporto con il lavoro è spesso descritto con ben altri toni.
M.Pen.
























