In 800 per la "Montevecchia da bere". Bilancio del Consorzio IGT Terre lariane

Dodicesima edizione della Montevecchia da bere tutta in Alta collina, dove – come vuole il detto popolare – «l’aria l’è fina». Meno dislivello nel percorso in dieci “s-tappe”, ambiente più raccolto e un flusso controllato grazie al limite di biglietti fissato a quota 800. La manifestazione ormai non è fatta per le iscrizioni all’ultimo minuto: sono finiti gli anni in cui ci si poteva accaparrare il carnet sul posto. Questa volta le prevendite si sono chiuse con il tutto esaurito a tre giorni dall’evento.
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montevecchia_da_bere_06.jpg (479 KB)Coppie, gruppi di giovani o famiglie a passo lento sulla collina per assaporare i vini del Consorzio IGT Terre Lariane e gli assaggi delle aziende che fanno parte del Distretto del cibo Valle del Curone. Una vetrina promozionale rivolta ai partecipanti che sono arrivati da fuori e un motivo di orgoglio per le persone del posto, la Montevecchia da bere 2026 è di buon auspicio per la stagione vinicola che deve ancora entrare nel vivo con la vendemmia. «Quest’annata promette bene, ma è presto per dirlo», non si sbilancia troppo il presidente del consorzio Marco Casati. La speranza è di fare bene come nel 2022 e, con l’ondata di caldo di El Niño alle porte, il clima troppo umido – come nel 2024 – potrebbe non essere un problema.
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La degustazione dei calici è cominciata con le bollicine di Montevecchia, per proseguire con il bianco Sauvignon di una giovane impresa di Bevera, che ha convertito l’attività vivaistica in vinicola, poi un Chardonnay di Fino Mornasco e un Pinot bianco prodotto a Sirtori. Esposizione dei terrazzamenti e tecnica di fermentazione, hanno conferito un colore ambrato al quinto calice che arriva da vitigni montevecchini Chardonnay misto Riesling. La fermata successiva con un rosato targato Merate, che ha fatto da raccordo alla successione di tre rossi da vigne di Galbiate, della Valle San Martino e di Montevecchia. Infine, un cocktail al rosmarino. Il tutto abbinato a formaggi, salumi, focacce, confetture, creme e altre prelibatezze del territorio.

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Lo “s-tappone” finale, per la prima volta, è stato organizzato nella caratteristica piazzetta Agnesi, animata dalla musica dal vivo di un complesso jazz che, per l’occasione, ha proposto anche brani più ritmati, per chiudere la serata con il ballo e, inevitabilmente, qualche calice infranto a terra (ma si dice che porti bene). Il set per i titoli di coda ha fatto sì che pure i ristoratori che si affacciano sulla piazza collaborassero all’iniziativa proponendo piatti speciali ad hoc. E l’enoteca della cooperativa Viticultori lariani (tra mattina e tardo pomeriggio ha ospitato l’ONAV, l’organizzazione di assaggiatori di vino, per delle degustazioni guidate) è stata un via vai di gente fino a mezzanotte inoltrata.
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Il clima conviviale ha avuto ancora di più l’aria di festa per il Consorzio IGT Terre Lariane, che quest’anno festeggia il suo 18esimo compleanno. E con l’arrivo della maggiore età, in attesa della vendemmia estiva, inizia ad essere tempo di bilanci. Nel 2008 le aziende consorziate erano una quindicina, adesso sono 28 e, sottolinea il presidente Casati: «Soltanto cinque anni fa producevamo 200mila bottiglie all’anno, ora viaggiamo sulle 300mila». La domanda cresce perché «gli stranieri vogliono il local wine». Segno dei tempi, a minacciare il settore agro-economico della Brianza e non solo, sono gli eventi meteorologici estremi e i parassiti “alieni”: «La cocciniglia japonica – allerta Marco Casati – è arrivata in Lombardia tre anni fa e si sta diffondendo al ritmo di 50-60 chilometri all’anno. Il problema è che scheletrizza le piante dell’uva e non fa sviluppare bene le foglie. Esistono dei rimedi, ma vanno sperimentati per capirne la reale efficacia».
Intanto, però, i timori sono compensati dal successo dell’iniziativa di sabato, che ripaga gli sforzi compiuti. Del resto, la Montevecchia da bere si conferma essere una certezza.
M.P.
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