Church Pocket/114. 
Magnifica Humanitas: perché Leone XIV ha colpito nel segno 1/5

Le prime encicliche di un Papa assomigliano spesso a una sorta di fotografia scattata all'inizio di un pontificato. Non raccontano tutto, naturalmente, ma permettono di intuire quali saranno le domande di fondo, le sensibilità e le direzioni che accompagneranno il cammino della Chiesa negli anni successivi. La Redemptor Hominis mostrò immediatamente il cristocentrismo di Giovanni Paolo II; la Deus Caritas Est fece conoscere al mondo il Benedetto XVI teologo dell'amore e della verità. Anche Magnifica Humanitas sembra svolgere questa funzione. Dietro le pagine dedicate all'intelligenza artificiale non troviamo soltanto una riflessione sulla tecnologia, ma una precisa visione dell'uomo, della società e della missione della Chiesa nel XXI secolo.
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A ben vedere, qualche indizio era già arrivato con la scelta del nome pontificale. Assumendo il nome di Leone, il nuovo Pontefice si è idealmente collocato nel solco di Leone XIII, il Papa della Rerum novarum e della nascente Dottrina sociale della Chiesa. Sarebbe certamente semplicistico presentare Leone XIV come una copia del suo predecessore di fine Ottocento, ma una certa continuità appare evidente. Allora la Chiesa si trovava davanti alle trasformazioni prodotte dalla rivoluzione industriale; oggi si confronta con una rivoluzione diversa ma non meno profonda: quella digitale. Cambiano gli strumenti, cambiano le tecnologie, ma la domanda rimane sorprendentemente simile. Come custodire la dignità della persona in un mondo che cambia sempre più velocemente? In entrambi i casi, infatti, il vero problema non è la tecnica in sé, ma il posto che l'uomo occupa all'interno di essa. A una prima lettura qualcuno potrebbe restare sorpreso. Perché dedicare la prima enciclica all'intelligenza artificiale? Perché scegliere un tema che, almeno in apparenza, sembra appartenere più ai laboratori informatici che alla teologia? In realtà Leone XIV chiarisce quasi subito che il centro del discorso non è la tecnologia. L'intelligenza artificiale rappresenta semplicemente il luogo concreto in cui, nel XXI secolo, riaffiora una domanda antica quanto l'umanità stessa: chi siamo? E quale futuro stiamo costruendo? Non è un caso che l'enciclica con una citazione del Concilio Vaticano II, tratta dalla Gaudium et spes: «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo» (GS 22). Più che una citazione, sembra quasi una bussola che orienta l'intero documento. Fin dalle prime pagine Leone XIV lascia intendere che la rivoluzione digitale non possa essere compresa soltanto attraverso categorie tecniche, economiche o giuridiche. Prima ancora di domandarci che cosa le macchine possano fare, dobbiamo domandarci che cosa sia l'uomo.

Ed è qui che emerge il cuore cristiano dell'enciclica. L'uomo non vale per ciò che produce. Non vale per la sua efficienza. Non vale per la quantità di dati che riesce a elaborare. La sua dignità nasce dal fatto di essere creato a immagine di Dio, chiamato alla comunione con il suo Creatore e destinato a una relazione con Lui. Per questo nessuna macchina, per quanto sofisticata, potrà mai essere considerata equivalente alla persona umana né sostituirne il valore unico e irripetibile.

Da questa convinzione prende forma l'intera enciclica. Letta in questa prospettiva, Magnifica Humanitas appare molto meno innovativa di quanto qualcuno potrebbe immaginare. Leone XIV non introduce una nuova dottrina e non offre soluzioni tecniche a problemi che appartengono anzitutto alla politica, all'economia o alla ricerca scientifica. Invece, nel solco della Tradizione Cattolica prende i principi permanenti del Vangelo e della Dottrina sociale e li incarna nelle domande nuove della contemporaneità. 
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In fondo, è lo stesso metodo seguito da Leone XIII con la Rerum novarum. Alla fine dell'Ottocento la Chiesa si trovò davanti a una trasformazione epocale. La rivoluzione industriale stava cambiando il lavoro, l'economia, i rapporti sociali e perfino il modo di concepire la persona umana. Leone XIII non scrisse un trattato di economia e non propose modelli produttivi alternativi. Fece qualcosa di più profondo: applicò i principi permanenti del Vangelo e del diritto naturale a una realtà nuova, riaffermando la dignità del lavoratore, la giustizia nei rapporti economici e la funzione sociale della proprietà. A più di un secolo di distanza, Leone XIV si trova davanti a una trasformazione non meno profonda. La rivoluzione industriale modificò il rapporto dell'uomo con il lavoro e con la produzione, così la rivoluzione digitale sta modificando il rapporto dell'uomo con l'intelligenza, con la conoscenza, con la comunicazione e perfino con la percezione di sé stesso. Eppure la domanda di fondo rimane la stessa: come custodire la dignità della persona in questa trasformazione?

Per comprendere la risposta proposta da Leone XIV è importante soffermarsi su un aspetto che potrebbe sfuggire a una lettura frettolosa. L'enciclica dedica infatti ampio spazio alla storia della Dottrina sociale della Chiesa. Alcuni lettori potrebbero essere tentati di considerare queste pagine una lunga introduzione o una parentesi storica. In realtà sono tra le parti più significative del documento.

Il Papa sembra voler ricordare che le domande sollevate dall'intelligenza artificiale non nascono dal nulla. Prima degli algoritmi vi sono state le fabbriche; prima delle piattaforme digitali vi sono state le grandi trasformazioni industriali. La riflessione sull'intelligenza artificiale non si sviluppa quindi dal nulla, ma si inserisce in una tradizione viva che attraversa i pontificati, le crisi economiche, i mutamenti culturali e le grandi trasformazioni sociali degli ultimi centocinquant'anni. Da Leone XIII a Pio XI, da Giovanni XXIII a Paolo VI, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI fino a Francesco, la Chiesa ha continuato a richiamare alcuni principi fondamentali: la centralità della persona, il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni, la giustizia sociale e la subordinazione della tecnica all'etica. Magnifica Humanitas si inserisce pienamente in questa linea di continuità. Cambiano le tecnologie. Cambiano le paure collettive. Cambiano i linguaggi e gli strumenti. Ciò che non cambia è la convinzione che nessun progresso possa dirsi autenticamente umano se sacrifica la dignità della persona sull'altare dell'efficienza, del profitto o del potere.

È probabilmente questo uno dei messaggi più importanti dell'enciclica. L'intelligenza artificiale rappresenta certamente una novità storica. I criteri con cui giudicarla, invece, appartengono a un patrimonio che la Chiesa custodisce da secoli. Per Leone XIV la vera sfida non consiste nell'inseguire il progresso, né tantomeno nel temerlo. Consiste piuttosto nel governarlo affinché resti al servizio dell'uomo e non finisca per dominarlo. Lungo le pagine del documento sfilano così i grandi temi del magistero sociale: la dignità della persona, il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni, la giustizia sociale e lo sviluppo umano integrale. Temi che ritroviamo, con accenti diversi, in Pio XI, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Arrivati all'ultima pagina si ha quasi l'impressione che l'intelligenza artificiale sia soltanto il punto di partenza. Il vero tema dell'enciclica è un altro: l'uomo. O, meglio ancora, la domanda sull'uomo in un tempo che rischia di misurare tutto in termini di efficienza, velocità e prestazione. Per questo sarebbe riduttivo leggere Magnifica Humanitas come una semplice presa di posizione sulle nuove tecnologie. Dietro gli algoritmi si intravede una visione più ampia della libertà, del lavoro, delle relazioni e del ruolo stesso della Chiesa nel mondo contemporaneo.

In questo senso, la prima enciclica di Leone XIV assomiglia davvero a una carta d'identità del pontificato. Resta però una domanda che merita di essere affrontata con calma e senza pregiudizi. In questa appassionata difesa dell'umano, quale posto occupa Cristo? È una questione delicata, ma tutt'altro che secondaria. E sarà proprio da qui che prenderanno avvio le riflessioni dei prossimi articoli.
Rubrica a cura di Pietro Santoro
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