ASD Cultural Chinese Art Academy: 35 medaglie allo Spin Dragon
Tra il 5 e il 7 giugno, il Palasport di Catanzaro ha ospitato la diciassettesima edizione dello Spring Dragon, organizzato dal Maestro Massimo Scalzo e prima tappa di una tournée internazionale.

Cinquecentosessanta atleti provenienti da trenta nazioni si sono sfidati in tre delle discipline del wushu: Sanda, Taiji e Taolu. A raccogliere i frutti di un lavoro lungo e paziente, le squadre della Palestra Vita di Merate e del Ronin di Monza, guidate dal Maestro Alessandro Lenzini dell'ASD Cultural Chinese Art Academy: trentacinque medaglie conquistate dagli undici ragazzi.
A partire dal team di wushu dove Bryan Carissimi, a soli dieci anni ha arricchito la squadra con cinque medaglie -di cui quattro ori- guadagnate sia negli stili tradizionali che moderni.

Sempre nel wushu Gabriele Stucchi si è posizionato terzo nella gara "mani nude tradizionali”, e ha portato alto il nome della squadra contro la nazionale americana del Maestro Meng — un risultato che parla da solo. Qui sul podio dopo l’atleta della Georgia e della Turchia
Matteo Nava ha collezionato la medaglia d'oro nella categoria di armi lunghe col bastone, un argento negli stili imitativi ed un bronzo negli stili del nord a mani nude: una tripletta che testimonia versatilità e preparazione fuori dal comune.

Le ragazze del team hanno completato il quadro con grazia e determinazione. Emma Scotti ha conquistato il primo posto del podio con la forma "trentadue di spada" e negli stili tradizionali, oltre a due medaglie d'argento nelle gare con la spada e l'alabarda.
Ruth Fasulo, alla sua prima gara internazionale, ha risposto con l'oro nelle "mani nude tradizionali" e due argenti — con la spada e l’alabarda.

Due protagoniste si sono distinte sia nel wushu che nel taiji. Elena Peretto e Camilla Bertheselen hanno gareggiato in entrambe le discipline, dimostrando una preparazione completa.
Elena ha conquistato due ori e un argento nel wushu, spaziando tra il ventaglio, la spada e l'alabarda — un percorso di eccellenza che attraversa gli stili e gli strumenti.
Camilla ha invece raccolto tutti e tre i gradini del podio con i cinque animali negli stili imitativi, e poi ancora con le mani nude tradizionali del nord e la spada. Nella gara di spada si è posizionata prima come Elena con la categoria di "armi corte”.

Per il Ronin Monza, sono state Stefania Di Gennaro e Federica Arreghini a distinguersi nelle categorie "yang", conquistando una medaglia d'oro e quattro d'argento — e ottenendo il miglior punteggio, e assieme a Camilla, la prima vittoria in assoluto nella categoria di taolu a squadre.
Nel Sandà, a rappresentare le squadre del Maestro Lenzini sono saliti sul tatami Luca Buftea e Vasile Badulescu. Luca ha conquistato due ori in tui shou — fisso ed in movimento — aggiungendo un bronzo nel Sandà B nella categoria -70Kg: una tripletta che conferma la sua crescita costante.

Vasile Badulescu ha vinto nella categoria -75Kg nel Sandà B e un argento nel tui shou in movimento: doppia medaglia per un atleta che ha saputo trovare la strada del podio con forza e resistenza.
Tra tutti i momenti di questa diciassettesima edizione dello Spring Dragon, ce n'è uno che resterà impresso negli occhi — e nel cuore — di chi era presente al Palasport di Catanzaro. Non appartiene a un campione giovanissimo, né a una gara tirata sul filo dei punti. Appartiene alle squadre di paraTaiji: atleti ipovedenti che, scendendo in pedana, hanno trasformato una competizione sportiva in una lezione di vita.
Gareggiare non vedendo — o vedendo parzialmente — ciò che gli altri danno per scontato significa costruire ogni forma, ogni movimento, ogni passo in un modo radicalmente diverso. Significa fidarsi senza poter confermare. Significa allenare non solo i muscoli, ma la fiducia.

Questi atleti hanno dimostrato che la tecnica del wushu non risiede nella visione esterna, ma nella mappa interiore che si costruisce ripetizione dopo ripetizione, rialzandosi dopo ogni caduta.
Hanno voluto partecipare pienamente: non come ospiti d'onore, ma come concorrenti a pieno titolo.
Il loro insegnamento è semplice nel messaggio, eppure difficilissimo da metabolizzare: il limite — fisico, mentale, emotivo — non è il punto in cui ci si ferma. È il punto da cui si inizia davvero. Ogni atleta ipovedente sul tatami di Catanzaro ha scritto, con il proprio corpo in movimento, una frase che nessun discorso motivazionale sarebbe riuscito a esprimere meglio.
Per gli altri atleti presenti, per gli arbitri, per il pubblico: quello di sabato non è stato solo uno spettacolo sportivo. È stato un promemoria su cosa significa davvero competere — non contro gli altri, ma per diventare, ogni giorno, una versione più coraggiosa di sé stessi.

Cinquecentosessanta atleti provenienti da trenta nazioni si sono sfidati in tre delle discipline del wushu: Sanda, Taiji e Taolu. A raccogliere i frutti di un lavoro lungo e paziente, le squadre della Palestra Vita di Merate e del Ronin di Monza, guidate dal Maestro Alessandro Lenzini dell'ASD Cultural Chinese Art Academy: trentacinque medaglie conquistate dagli undici ragazzi.
A partire dal team di wushu dove Bryan Carissimi, a soli dieci anni ha arricchito la squadra con cinque medaglie -di cui quattro ori- guadagnate sia negli stili tradizionali che moderni.

Sempre nel wushu Gabriele Stucchi si è posizionato terzo nella gara "mani nude tradizionali”, e ha portato alto il nome della squadra contro la nazionale americana del Maestro Meng — un risultato che parla da solo. Qui sul podio dopo l’atleta della Georgia e della Turchia
Matteo Nava ha collezionato la medaglia d'oro nella categoria di armi lunghe col bastone, un argento negli stili imitativi ed un bronzo negli stili del nord a mani nude: una tripletta che testimonia versatilità e preparazione fuori dal comune.

Le ragazze del team hanno completato il quadro con grazia e determinazione. Emma Scotti ha conquistato il primo posto del podio con la forma "trentadue di spada" e negli stili tradizionali, oltre a due medaglie d'argento nelle gare con la spada e l'alabarda.
Ruth Fasulo, alla sua prima gara internazionale, ha risposto con l'oro nelle "mani nude tradizionali" e due argenti — con la spada e l’alabarda.

Due protagoniste si sono distinte sia nel wushu che nel taiji. Elena Peretto e Camilla Bertheselen hanno gareggiato in entrambe le discipline, dimostrando una preparazione completa.
Elena ha conquistato due ori e un argento nel wushu, spaziando tra il ventaglio, la spada e l'alabarda — un percorso di eccellenza che attraversa gli stili e gli strumenti.
Camilla ha invece raccolto tutti e tre i gradini del podio con i cinque animali negli stili imitativi, e poi ancora con le mani nude tradizionali del nord e la spada. Nella gara di spada si è posizionata prima come Elena con la categoria di "armi corte”.

Per il Ronin Monza, sono state Stefania Di Gennaro e Federica Arreghini a distinguersi nelle categorie "yang", conquistando una medaglia d'oro e quattro d'argento — e ottenendo il miglior punteggio, e assieme a Camilla, la prima vittoria in assoluto nella categoria di taolu a squadre.
Nel Sandà, a rappresentare le squadre del Maestro Lenzini sono saliti sul tatami Luca Buftea e Vasile Badulescu. Luca ha conquistato due ori in tui shou — fisso ed in movimento — aggiungendo un bronzo nel Sandà B nella categoria -70Kg: una tripletta che conferma la sua crescita costante.

Vasile Badulescu ha vinto nella categoria -75Kg nel Sandà B e un argento nel tui shou in movimento: doppia medaglia per un atleta che ha saputo trovare la strada del podio con forza e resistenza.
Tra tutti i momenti di questa diciassettesima edizione dello Spring Dragon, ce n'è uno che resterà impresso negli occhi — e nel cuore — di chi era presente al Palasport di Catanzaro. Non appartiene a un campione giovanissimo, né a una gara tirata sul filo dei punti. Appartiene alle squadre di paraTaiji: atleti ipovedenti che, scendendo in pedana, hanno trasformato una competizione sportiva in una lezione di vita.
Gareggiare non vedendo — o vedendo parzialmente — ciò che gli altri danno per scontato significa costruire ogni forma, ogni movimento, ogni passo in un modo radicalmente diverso. Significa fidarsi senza poter confermare. Significa allenare non solo i muscoli, ma la fiducia.

Questi atleti hanno dimostrato che la tecnica del wushu non risiede nella visione esterna, ma nella mappa interiore che si costruisce ripetizione dopo ripetizione, rialzandosi dopo ogni caduta.
Hanno voluto partecipare pienamente: non come ospiti d'onore, ma come concorrenti a pieno titolo.
Il loro insegnamento è semplice nel messaggio, eppure difficilissimo da metabolizzare: il limite — fisico, mentale, emotivo — non è il punto in cui ci si ferma. È il punto da cui si inizia davvero. Ogni atleta ipovedente sul tatami di Catanzaro ha scritto, con il proprio corpo in movimento, una frase che nessun discorso motivazionale sarebbe riuscito a esprimere meglio.
Per gli altri atleti presenti, per gli arbitri, per il pubblico: quello di sabato non è stato solo uno spettacolo sportivo. È stato un promemoria su cosa significa davvero competere — non contro gli altri, ma per diventare, ogni giorno, una versione più coraggiosa di sé stessi.
























