Merate: ‘Giovedì’ in piazza. Un successo, due fallimenti

La prima, della nuova serie dei “Giovedì” con negozi aperti, benevolmente sospesa per qualche anno, ha segnato due fallimenti e un successo. Il successo è stato quello di vedere numerosi bambini e bambine giocare con piccoli manufatti e oggetti poveri e divertirsi con poco. Certo la partecipazione è stata nettamente inferiore alle aspettative ma chi c’era si è divertito. 
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I fallimenti sono stati due: negozi chiusi, come era prevedibile e violazione dell’ordinanza sindacale in merito ai decibel. Partiamo dal primo. I principali negozi del centro, da Lady a Albani a Sangiorgio, per citare i più storici sono rimasti con le serrande abbassate. Tenere aperto per poche decine di persone più che altro intente a far giocare i bimbi non è utile, nessun ricavo aggiuntivo, solo costi. Vedremo le prossime edizioni se qualcuno deciderà di tentare comunque la sorte.
La violazione dell’ordinanza sindacale, invece, (salvo prova contraria dimostrabile) assume aspetti di una gravità fortemente sottovalutata. Portare in un catino come il centro storico la musica dance che rimbalza da un muro all’altro è una stupidata che solo incoscienti possono aver concepito. Disturba il gioco dei bambini e tiene lontani i clienti. Il peggio però arriva quando scattano i misuratori dei rumori. Giova ricordare che le zone due e tre sono regolate fino a 50 e 60 Dba. Il sindaco Salvioni ha concesso la deroga a 65 Dba. Si pensava che i sistemi di misurazione della tanto millantata Smart City avrebbero rilevato l’intensità del rumore e, in caso di superamento, attivato chi di dovere per imporre il rispetto dell’ordinanza del Sindaco.
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Invece è accaduto un fatto incredibile: a Mattia Salvioni sono stati segnalati superamenti fino a 92 Dba, in una media di 80 Dba e nonostante ciò, pur essendo presente in piazza e spesso proprio accanto alla postazione del Dj non ha operato affinché la sua stessa disposizione fosse rispettata. 
La circostanza ha segnato l’inutilità concreta del sistema di sensori che semmai rilevano, danno solo una indicazione a posteriori, non hanno alcuna utilità né preventiva né repressiva. Ma il peggio sta proprio nella consapevolezza della violazione da parte del Sindaco, accettata come tale. Per ciò a Salvioni andrebbe contestata l’omissione di atti d’ufficio (art. 328 C.P.), perché, pur in presenza di un reato non ha compiuto un atto dovuto imponendo con la propria autorità il rispetto di una propria ordinanza. Un gioco di parole ma che dà la misura di quanto pane ancora dovrà mangiare Salvioni per dare onore e peso al ruolo istituzionale che riveste.
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