Merate merita di più del tema dei cani in biblioteca
Ancora una volta il Consiglio comunale di Merate ha offerto ai cittadini l'immagine di una maggioranza impreparata, costretta a chiedere una sospensione dei lavori per trovare una posizione condivisa su un tema che avrebbe dovuto essere approfondito e risolto prima di arrivare in aula. Al di là del merito della questione – consentire o meno l'accesso dei cani in biblioteca – ciò che colpisce è il metodo. Una maggioranza che governa una città non può permettersi di arrivare in Consiglio senza aver valutato preventivamente le possibili criticità di un regolamento. Quando basta un intervento dell'opposizione per mandare in confusione sindaco, assessori e consiglieri, il problema non è il cane in biblioteca: il problema è la mancanza di preparazione politica e amministrativa. La sensazione è quella di un'Amministrazione che procede a vista, rincorrendo le emergenze del momento e perdendosi in discussioni che, pur legittime, rappresentano questioni marginali rispetto alle sfide che attendono Merate. Forse era più opportuno e lungimirante parlare dei cani nella riserva luogo aperto e di natura. Mentre il Consiglio comunale dedica tempo ed energie a dibattere sulle deiezioni canine tra gli scaffali, la città attende risposte concrete su temi ben più rilevanti: il sostegno ai giovani, il rilancio del commercio di vicinato, l'attrattività del centro cittadino, la sicurezza, la mobilità, la valorizzazione delle aree pubbliche di tutti gli immobili tra cui proprio la biblioteca e la capacità di trattenere talenti e famiglie sul territorio forse con un coraggioso risiko degli immobili. Ma come abbiamo capito il coraggio non è di questa amministrazione come la lungimiranza. Siamo ai minimi storici di vedute e di investimenti per la città. Merate ha bisogno di una visione. Ha bisogno di un progetto che guardi ai prossimi dieci anni e non alle prossime polemiche. Ha bisogno di politiche che incentivino l'insediamento di nuove attività commerciali, che creino occasioni di aggregazione per i ragazzi, che sostengano le famiglie e rendano la città più dinamica e competitiva. In campagna elettorale erano stati annunciati grandi progetti, una nuova stagione di innovazione e cambiamento. Oggi, dopo due anni di amministrazione, si fatica però a individuare una direzione chiara. Le opere strategiche restano sullo sfondo, mentre il dibattito pubblico sembra concentrarsi sempre più spesso su questioni secondarie come quella odierna, La biblioteca di Merate rappresenta una delle eccellenze culturali del territorio, con numeri di utenti e prestiti in costante crescita. Sarebbe forse più utile discutere di come ampliarne i servizi, aumentare gli spazi per lo studio, attrarre nuovi giovani lettori e rafforzarne il ruolo di centro culturale cittadino, piuttosto che trasformare il Consiglio comunale in un'arena dedicata alle modalità di accesso degli animali domestici. Una città cresce quando la politica affronta i grandi temi e costruisce prospettive. Quando invece prevalgono improvvisazione, sospensioni dell'ultimo minuto e discussioni di basso profilo, il rischio è quello di perdere tempo prezioso. E qui di tempo se ne sta perdendo molto e Merate non è più un punto di riferimento tra le amministrazioni. Merate non ha bisogno di una politica che rincorra le polemiche. Ha bisogno di una politica che sappia guidare il cambiamento. Perché i giovani che cercano opportunità, i commercianti che affrontano ogni giorno nuove difficoltà e le famiglie che chiedono servizi efficienti meritano molto di più di una maggioranza che, ancora una volta, arriva in Consiglio senza aver fatto i compiti a casa.
The Post.
Ancora senza prova alcuna avevamo sostenuto che assumere la carica di sindaco senza mai aver messo piede in un Consiglio comunale era puro esercizio di presunzione. In questi due anni Mattia Salvioni, circondato da inesperti copme lui, ha mostrato limiti ancora superiori a quelli che allora si potevano prevedere. Concentrando la sua attivita su iniziative di scarso impatto pubblico. I grandi temi restano sullo sfondo: nulla si sa del destino di villa Confalonieri, nulla si farà per aumentare le palestre pubbliche, nessun intervento autenticamente utile nella riserva di Sartirana, nonostante il passaggio della gestione al Parco del Curone. Sensori e telecamere sono i cavalli di battaglia del parolaio rosso in versione bocconiana. Il solo tratto distintivo è il presenzialismo: lui è ovunque e per aumentare la visibilità preme su assessorato e associazioni locali affinchè aumentino il numero degli eventi. Dimenticando del tutto, come il suo predecessore, le frazioni. Per ora galleggia grazie a una destra divisa e a tratti in conflitto. Ma questa frammentazione non è destinata a andare avanti ancora per molto.
























