Montevecchia: un carpino e la Costituzione, il benvenuto civile ai 18enni
Sabato 6 maggio, alle ore 18:00, l’Amministrazione comunale di Montevecchia ha rinnovato un appuntamento che giunge quest’anno alla sua terza edizione: l’accoglienza ufficiale dei neomaggiorenni nella vita civile del paese. Un momento simbolico scandito dalla piantumazione di un albero e dalla consegna della Costituzione italiana.
L’iniziativa è stata curata dalla vicesindaca Francesca Colombo insieme alla Consulta Giovani, rappresentata dai membri Jacopo Casiraghi, Matteo Comi, Martina Maggioni e Matteo Pennati. I ragazzi della Consulta si erano spesi personalmente nelle scorse settimane, consegnando a mano le lettere d’invito nelle cassette della posta di circa venti concittadini della classe 2008. A rispondere all'appello sono stati in tre: Reem Moustafa Gaber, Mahmod Ghonim e Vladyslav Shydlovski.


La cerimonia si è aperta con le parole della vicesindaca Colombo, che ha consegnato ai tre giovani il testo della Carta fondamentale, sottolineando i valori di "uguaglianza, solidarietà e rispetto". "Vi invitiamo a custodirla non come un semplice libro, ma come una guida per essere cittadini consapevoli e protagonisti del futuro" ha dichiarato la vicesindaca, esortando i ragazzi ad avere fiducia nelle proprie capacità. Quest’anno, l’albero scelto per celebrare la generazione del 2008 è stato un carpino. Un legame, quello tra i giovani e la natura, racchiuso nella frase scelta per l'occasione: "Le radici ti ricordano chi sei, i rami ti portano verso chi diventerai". L’albero, ha spiegato Colombo, crescerà nel tempo come simbolo del legame dei ragazzi con la comunità e dell'impegno verso le generazioni future.


Anche i membri della Consulta Giovani hanno voluto rivolgere un messaggio ai loro coetanei, ricordando che la maggiore età non è solo un traguardo anagrafico, ma l’ingresso in una fase di diritti e doveri. "Vi rivolgiamo un invito in particolare, quello di esercitare fin dalla prima occasione un diritto fondamentale, il voto" hanno affermato i rappresentanti della Consulta, citando l'Articolo 48 della Costituzione. Riconoscendo che il futuro può apparire "spaventoso" e la realtà "non sempre rosea", la Consulta ha spronato i presenti a non restare spettatori: "Avete finalmente la possibilità di far sentire la vostra voce, esprimendo le vostre idee e le vostre necessità". L'invito finale è stato quello di partecipare attivamente alla vita del comune per rendere Montevecchia più vicina ai bisogni dei giovani: "Vorremmo camminare al vostro fianco per imparare, insieme, a prenderci cura del nostro paese".


Oltre la cronaca dell'evento, resta una riflessione profonda sulla partecipazione. Su circa venti inviti consegnati, solo in tre hanno scelto di esserci. E i nomi di chi era presente – Reem, Mahmod e Vladyslav – raccontano una storia significativa. In un’epoca spesso attraversata da pregiudizi e da una propaganda che tende a guardare con sospetto chi ha origini straniere, sono stati proprio tre ragazzi di "seconda generazione" a dimostrare l'interesse più vivo verso la comunità e i valori costituzionali.


Mentre molti coetanei che risiedono a Montevecchia da generazioni sembrano aver sviluppato quell'indifferenza di chi dà tutto per scontato, questi tre giovani cittadini hanno risposto con la loro presenza. Hanno preso in mano la pala e, con un gesto simbolico ma concreto, hanno coperto di terra le radici del carpino.


Hanno scelto di esserci, dimostrando che la difesa della Costituzione e l'appartenenza a un paese non dipendono dal cognome o da quanto a lungo la propria famiglia sia vissuta su queste colline, ma dalla voglia di partecipare e di non restare indifferenti.



La cerimonia si è aperta con le parole della vicesindaca Colombo, che ha consegnato ai tre giovani il testo della Carta fondamentale, sottolineando i valori di "uguaglianza, solidarietà e rispetto". "Vi invitiamo a custodirla non come un semplice libro, ma come una guida per essere cittadini consapevoli e protagonisti del futuro" ha dichiarato la vicesindaca, esortando i ragazzi ad avere fiducia nelle proprie capacità. Quest’anno, l’albero scelto per celebrare la generazione del 2008 è stato un carpino. Un legame, quello tra i giovani e la natura, racchiuso nella frase scelta per l'occasione: "Le radici ti ricordano chi sei, i rami ti portano verso chi diventerai". L’albero, ha spiegato Colombo, crescerà nel tempo come simbolo del legame dei ragazzi con la comunità e dell'impegno verso le generazioni future.


Anche i membri della Consulta Giovani hanno voluto rivolgere un messaggio ai loro coetanei, ricordando che la maggiore età non è solo un traguardo anagrafico, ma l’ingresso in una fase di diritti e doveri. "Vi rivolgiamo un invito in particolare, quello di esercitare fin dalla prima occasione un diritto fondamentale, il voto" hanno affermato i rappresentanti della Consulta, citando l'Articolo 48 della Costituzione. Riconoscendo che il futuro può apparire "spaventoso" e la realtà "non sempre rosea", la Consulta ha spronato i presenti a non restare spettatori: "Avete finalmente la possibilità di far sentire la vostra voce, esprimendo le vostre idee e le vostre necessità". L'invito finale è stato quello di partecipare attivamente alla vita del comune per rendere Montevecchia più vicina ai bisogni dei giovani: "Vorremmo camminare al vostro fianco per imparare, insieme, a prenderci cura del nostro paese".


Oltre la cronaca dell'evento, resta una riflessione profonda sulla partecipazione. Su circa venti inviti consegnati, solo in tre hanno scelto di esserci. E i nomi di chi era presente – Reem, Mahmod e Vladyslav – raccontano una storia significativa. In un’epoca spesso attraversata da pregiudizi e da una propaganda che tende a guardare con sospetto chi ha origini straniere, sono stati proprio tre ragazzi di "seconda generazione" a dimostrare l'interesse più vivo verso la comunità e i valori costituzionali.


Mentre molti coetanei che risiedono a Montevecchia da generazioni sembrano aver sviluppato quell'indifferenza di chi dà tutto per scontato, questi tre giovani cittadini hanno risposto con la loro presenza. Hanno preso in mano la pala e, con un gesto simbolico ma concreto, hanno coperto di terra le radici del carpino.


Hanno scelto di esserci, dimostrando che la difesa della Costituzione e l'appartenenza a un paese non dipendono dal cognome o da quanto a lungo la propria famiglia sia vissuta su queste colline, ma dalla voglia di partecipare e di non restare indifferenti.
M.Pen.
























