Cernusco: responsabilità anche del comune

Non tutti i giocolieri o mendicanti ai semafori sono necessariamente legati alla criminalità organizzata, ma in un numero significativo di casi in Italia (soprattutto per l’accattonaggio sistematico e ripetuto) esiste un legame concreto con reti criminali strutturate. Non si tratta di “fantasia” o allarmismo, ma di un fenomeno documentato da forze dell’ordine, procure e rapporti istituzionali.
 
Cosa emerge dai fatti
•Accattonaggio organizzato: Molte attività di questua ai semafori non sono scelte individuali di persone in difficoltà, ma forme di sfruttamento gestite da gruppi che reclutano (spesso con inganno, violenza o debito) persone vulnerabili: minori, disabili, donne o migranti. Questi gruppi decidono turni, postazioni, modalità e incassano gran parte dei proventi. 
 
•Racket dei semafori: In diverse città italiane (inclusa la Lombardia) la Polizia Locale ha smantellato vere e proprie organizzazioni che controllavano gli incroci come postazioni da “affittare” o gestire. Si parla di racket vero e proprio, con persone costrette a mendicare sotto minaccia. 
 
•Connessioni con criminalità straniera: Gruppi come la mafia nigeriana (Black Axe e altre confraternite) sono stati più volte collegati a tratta di esseri umani finalizzata anche all’accattonaggio forzato e allo sfruttamento. Non è l’unico, ma è uno dei più attivi su questo fronte in Nord Italia. 
 
•Giocolieri “artisti”: Nel caso specifico del giocoliere di Cernusco (quello dell’articolo), potrebbe apparire come semplice intrattenimento. Tuttavia, quando l’attività diventa stabile, quotidiana e professionale su un semaforo trafficato, è legittimo chiedersi chi gestisce la “concessione” del posto, chi incassa realmente e se dietro c’è un’organizzazione che sfrutta lavoro precario o irregolare. I posti “buoni” ai semafori non sono casuali: spesso sono controllati.
 
Perché l’amministrazione Toto-De Luca ha responsabilità 
 
Lasciando che queste situazioni si consolidino senza interventi (controlli, sanzioni, allontanamenti, segnalazioni ai servizi sociali o alle forze dell’ordine), il Comune facilita indirettamente l’occupazione abusiva di spazi pubblici e, potenzialmente, il business della criminalità.
 
Un’amministrazione seria dovrebbe:
 
•Applicare con rigore il Codice della Strada e i regolamenti di polizia urbana (divieto di intralcio alla circolazione e di accattonaggio molesto).
 
•Fare accertamenti su chi occupa stabilmente l’incrocio (residenza, permesso di soggiorno, eventuale sfruttamento).
 
•Preferire l’intervento dei servizi sociali per le vere situazioni di disagio, invece di lasciare che “il colore” copra possibili sfruttamenti.
 
Il buonismo dell’articolo (“lasciagli qualche moneta”) è non solo ingenuo, ma pericoloso: perché di fatto finanzia un sistema che può nascondere tratta di persone, sfruttamento minorile o racket. Dare soldi al semaforo non aiuta il giocoliere “artista libero”: spesso finisce nelle tasche di chi lo gestisce.
 
In sintesi: non è vietato fare giocoleria per strada, ma quando diventa un fenomeno ripetuto e incontrollato ai semafori, la probabilità che ci sia dietro un’organizzazione criminale (italiana o straniera) non è trascurabile. L’amministrazione comunale di Cernusco, con Sindaco Gennaro Toto e l’Assessore De Luca in prima linea sulla vivibilità e sicurezza urbana, ha il dovere di verificare e intervenire, invece di minimizzare con retorica da salotto. Tollerare significa rendersi complici del degrado e del possibile sfruttamento.
Carlo
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