Olgiate: torna il Beolco Fest. Novità per la settima edizione
Dal 12 giugno al 3 luglio 2026 torna a Beolco, storica frazione di Olgiate Molgora, il Beolco Fest: una rassegna che negli anni è diventata uno degli appuntamenti culturali più originali e partecipati del territorio lecchese. Nato dopo il periodo della pandemia da un’idea di Michela Mannari e Corinna Ravasi e grazie all’impegno spontaneo dei residenti, il festival continua a crescere mantenendo intatto il suo spirito: teatro, musica, incontro e convivialità in una delle piazzette più suggestive della Brianza.
Quattro serate di spettacolo dal vivo, tutte a ingresso libero con offerta responsabile, porteranno nel cuore di Beolco artisti italiani e svizzeri, tra debutti nazionali, nuove produzioni e appuntamenti profondamente legati alla memoria e all’identità del territorio.
Il cartellone 2026 si apre venerdì 12 giugno con “Così lontano, così Ticino”, scritto e diretto da Davide Marranchelli e interpretato da Davide Marranchelli e Stefano Panzeri, che va sempre in scena volentieri per i suoi vicini di casa, per Mumble Teatro.

Uno spettacolo irriverente, ironico e insieme drammatico che affronta il tema dell’emigrazione italiana in Svizzera attraverso la vicenda dei “versteckte Kinder”, i bambini nascosti delle famiglie stagionali. Una commedia nera capace di alternare comicità feroce e memoria storica.
Il 19 giugno arriverà a Beolco uno dei grandi eventi di questa edizione: il debutto italiano di “Chavela – El lamento del volcán”, recital di Raissa Avilés prodotto da Matrioska (Svizzera), accompagnata alla chitarra da Sara Magon.

Uno spettacolo intenso e poetico che intreccia musica, autobiografia e cultura latinoamericana nel segno di Chavela Vargas, figura iconica della canzone messicana. Dopo il percorso in Svizzera e la diffusione radiofonica su RSI, lo spettacolo approda per la prima volta in Italia proprio al Beolco Fest.
Secondo debutto nazionale il 26 giugno con “Frankenstein, autoritratto d’autrice – Nuova Creatura”, produzione LaTâche21 in co-produzione con Teatro Sociale Bellinzona. In scena Margherita Saltamacchia, affiancata dalle sonorità live di Robin Bressani e Ali Salvioni.
Partendo dai diari privati di Mary Shelley, lo spettacolo trasforma il mito di Frankenstein in un viaggio contemporaneo tra creazione, perdita e bisogno d’amore. Una performance potente, viscerale e immersiva, dove teatro, musica elettronica e luce si fondono in un’esperienza scenica di forte impatto.
La chiusura del festival, il 3 luglio, sarà affidata a “Quel maledetto giorno”, spettacolo-concerto firmato da La Campagnola e La Sarabanda con la direzione del maestro Valter Sala e la regia di Loredana Riva. Un lavoro corale che intreccia musica, letture e memoria storica raccontando due tragedie del lavoro femminile tra Italia e Stati Uniti.

Un appuntamento di grande valore artistico e culturale, che rappresenta anche un patrimonio identitario per Olgiate Molgora e per tutto il territorio brianzolo.
Accanto agli spettacoli, il Beolco Fest propone anche momenti collaterali dedicati alla comunità e alla valorizzazione del borgo.
Il 19 giugno si terrà il laboratorio di bonsai per adulti e bambini con Luca Valagussa di TreeVaset, occasione per avvicinarsi a un’arte antica e affascinante.

Il 26 giugno e il 3 luglio, prima degli spettacoli, sarà inoltre possibile partecipare alla visita guidata gratuita della chiesina dei Santi Pietro e Paolo a cura di Ornella Ponzoni, in memoria di Claudio Ponzoni.
La chiesa, eccezionalmente aperta al pubblico, è uno dei luoghi storici più preziosi del territorio: fondata tra VII e VIII secolo, conserva testimonianze longobarde e una rara abside romanica.
Tutti gli spettacoli inizieranno alle ore 21.00 nella piazzetta di Beolco. Dalle ore 20.00 il pubblico potrà vivere l’atmosfera conviviale del festival con birre by Marco, panini, grazie al contributo di Tamandi Merate, e momenti di incontro con gli abitanti del borgo. Lo spirito resta quello che ha reso unico il Beolco Fest fin dalla sua nascita: un festival costruito dalla comunità e per la comunità, dove ciascuno è invitato a portare la propria “cadrega” da casa. E, per chi non l’avesse, una sedia ci sarà sempre.
Ingresso a offerta libera.
Prenotazione consigliata: beolco975@gmail.com
In caso di pioggia gli spettacoli si svolgeranno presso il teatro dell’oratorio, ad eccezione della serata del 3 luglio che si terrà presso il Municipio di Olgiate.
DETTAGLIO SPETTACOLI:
- 12 giugno
COSI LONTANO, COSI TICINO
Testo e regia Davide Marranchelli
con Davide Marranchelli, Stefano Panzeri
Produzione Mumble Teatro, Italia
Così lontano, così Ticino è un gioco teatrale che eviscera, esasperandolo con caustica ironia, il rapporto controverso che hanno gli espatriati con il paese che li ospita, qualunque esso sia: la frustrazione e l’ammirazione dell’emigrante verso un paese che gli dà da mangiare e lo detesta allo stesso tempo. I due protagonisti di questa commedia nera sono due adulti che hanno vissuto la loro infanzia come versteckte Kinder, ossia bambini nascosti, erano i bambini costretti a seguire in Svizzera i genitori lavoratori stagionali ma che, per legge, erano clandestini, impossibilitati al ricongiungimento familiare. I genitori terrorizzati dalle denunce dei vicini raccomandavano loro di non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Negli anni ’70 i bambini in questa condizione erano 30.000 ma il fenomeno è proseguito, anche se con numeri diversi, fino agli anni ’90.
- 19 giugno
CHAVELA EL LAMENTO DEL VOLCÁN
Di Raissa Avilés
Un recital di: Raissa Avilés
con: Raissa Avilés, voce e Sara Magon, chitarra
Dramaturg: Daniel Bilenko
Produzione: Matrioska, Svizzera
Incandescenze poetiche e musicali di Raissa Avilés accompagnate dalla chitarra di Sara Magon.
Cos'hanno in comune Lady Oscar e i Mariachi messicani? Quali avventure ci porteranno dalle montagne ticinesi alla spiaggia della Barceloneta, fino alle falde del vulcano Popocatepetl?
Raissa Avilés, racconta un viaggio alla riscoperta delle proprie origini messicane attraverso l'incontro con la figura e il lavoro di Chavela Vargas, icona del folklore latino-americano, e il suo particolare modo di intendere l'interpretazione e la performance canora.
Un recital.
Un leggío, una voce, una chitarra.
Non c’è bisogno molto di più di questo per trasportarci sul sentiero della memoria, una memoria collettiva e una individuale, che si intrecciano e dialogano.
I ricordi sono quelli della vita de “La dama del poncho rojo”, icona della musica messicana, personaggio controverso ed eccezionale che ha impresso un gesto creativo forte e coraggioso nella cultura latinoamericana; e poi quelli di una vita come tante, la mia, profondamente toccata dall’incontro con quella voce. ”El lamento del volcán”, è uno spettacolo semplice, nudo e sincero. È una storia che parla di libertà, di musica, appartenenza, amore.
Il testo è stato registrato e pubblicato come podcast per la trasmissione “Vulcano” della Rete Due.
- 26 giugno
FRANKENSTEIN, AUTORITRATTO D'AUTRICE
Di e con Margherita Saltamacchia
musiche live Robin Bressani (chitarra elettrica) e Ali Salvioni (elettronica e percussioni)
consulenza alla drammaturgia Cristina Galbiati
Costumi Marianna Peruzzo
Light design Marzio Picchetti
Movimenti di scena Jess Gardolin
Elaborazione voci Fabio Martino presso La Corte Recording Studio
Produzione LaTâche21, in co- produzione con Teatro Sociale Bellinzona, Svizzera
A soli diciannove anni, tra i ghiacci e le ombre di Ginevra, Mary Shelley dà vita a Frankenstein, ignara che quel mostro sarebbe diventato il suo specchio più intimo. In questa rilettura scenica viscerale ed essenziale, il capolavoro del gotico si trasforma in un autoritratto bruciante: un labirinto dove il desiderio di generare e l’impossibilità di trattenere la vita si intrecciano al dolore dell’abbandono.
Attingendo ai diari privati dell’autrice, lo spettacolo svela le ferite reali che hanno alimentato il mito. In un ipnotico gioco di specchi, Margherita Saltamacchia presta il proprio corpo a tre anime diverse: Mary, Victor e la Creatura. Grazie a un distorsore vocale azionato a vista, la sua voce si frammenta e si trasforma, dando vita a un dialogo a tre voci per un solo corpo in scena.
L'atmosfera si fa densa, elettrica, quasi brutale. Le sonorità scure e distorte della chitarra metal di Robin Bressani si fondono con le architetture elettroniche di Ali Salvioni, mentre il disegno luci di Marzio Picchetti scolpisce uno spazio dove l'identità si perde e si ritrova.
Un viaggio consapevole tra creazione, perdita e il bisogno universale di essere amati. Un’esperienza sonora e visiva che trasforma un classico di 200 anni fa in un grido contemporaneo.
- 3 luglio
QUEL MALEDETTO GIORNO
La Campagnola e La Sarabanda
Maestro del coro: Valter Sala
Recitazione e letture: Loredana Riva, Mara Gualandris, Corrado Sottocornola
Regia Loredana Riva
Due continenti, due epoche, un unico tragico destino.
Lo spettacolo accende un riflettore sulla condizione del proletariato femminile attraverso il racconto di due tragedie che hanno segnato la storia a cavallo tra il XIX e il XX secolo.Il percorso si snoda su un doppio binario narrativo che unisce New York alla Brianza: Manhattan, 25 marzo 1911: Un incendio divora la fabbrica di camicie Triangle Waist Company. Le fiamme tolgono la vita a 146 persone, per la maggior parte giovani donne italiane intrappolate dietro porte sbarrate e senza alcuna norma di sicurezza. Un evento che scosse l'opinione pu bblica mondiale e che, nonostante l'assoluzione dei proprietari, impose una riflessione urgente sulla giustizia e la tutela del lavoro.Oggiono, 1° febbraio 1898: Al di qua dell'oceano, un ciclone distruttore abbatte la ciminiera della filanda Brusadelli, facendola crollare sopra l'opificio in piena attività. È il racconto di una forza della natura che si abbatte su una comunità laboriosa, spezzando vite e sogni in un istante di terrore.
Un invito a riflettere sulla fragilità e la forza delle donne, sulla sicurezza sul lavoro e sul filo invisibile della solidarietà che attraversa il tempo e lo spazio.
Quattro serate di spettacolo dal vivo, tutte a ingresso libero con offerta responsabile, porteranno nel cuore di Beolco artisti italiani e svizzeri, tra debutti nazionali, nuove produzioni e appuntamenti profondamente legati alla memoria e all’identità del territorio.


Uno spettacolo irriverente, ironico e insieme drammatico che affronta il tema dell’emigrazione italiana in Svizzera attraverso la vicenda dei “versteckte Kinder”, i bambini nascosti delle famiglie stagionali. Una commedia nera capace di alternare comicità feroce e memoria storica.


Uno spettacolo intenso e poetico che intreccia musica, autobiografia e cultura latinoamericana nel segno di Chavela Vargas, figura iconica della canzone messicana. Dopo il percorso in Svizzera e la diffusione radiofonica su RSI, lo spettacolo approda per la prima volta in Italia proprio al Beolco Fest.




Un appuntamento di grande valore artistico e culturale, che rappresenta anche un patrimonio identitario per Olgiate Molgora e per tutto il territorio brianzolo.
Accanto agli spettacoli, il Beolco Fest propone anche momenti collaterali dedicati alla comunità e alla valorizzazione del borgo.


Il 26 giugno e il 3 luglio, prima degli spettacoli, sarà inoltre possibile partecipare alla visita guidata gratuita della chiesina dei Santi Pietro e Paolo a cura di Ornella Ponzoni, in memoria di Claudio Ponzoni.



Prenotazione consigliata: beolco975@gmail.com
In caso di pioggia gli spettacoli si svolgeranno presso il teatro dell’oratorio, ad eccezione della serata del 3 luglio che si terrà presso il Municipio di Olgiate.
DETTAGLIO SPETTACOLI:
- 12 giugno
COSI LONTANO, COSI TICINO
Testo e regia Davide Marranchelli
con Davide Marranchelli, Stefano Panzeri
Produzione Mumble Teatro, Italia
Così lontano, così Ticino è un gioco teatrale che eviscera, esasperandolo con caustica ironia, il rapporto controverso che hanno gli espatriati con il paese che li ospita, qualunque esso sia: la frustrazione e l’ammirazione dell’emigrante verso un paese che gli dà da mangiare e lo detesta allo stesso tempo. I due protagonisti di questa commedia nera sono due adulti che hanno vissuto la loro infanzia come versteckte Kinder, ossia bambini nascosti, erano i bambini costretti a seguire in Svizzera i genitori lavoratori stagionali ma che, per legge, erano clandestini, impossibilitati al ricongiungimento familiare. I genitori terrorizzati dalle denunce dei vicini raccomandavano loro di non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Negli anni ’70 i bambini in questa condizione erano 30.000 ma il fenomeno è proseguito, anche se con numeri diversi, fino agli anni ’90.
- 19 giugno
CHAVELA EL LAMENTO DEL VOLCÁN
Di Raissa Avilés
Un recital di: Raissa Avilés
con: Raissa Avilés, voce e Sara Magon, chitarra
Dramaturg: Daniel Bilenko
Produzione: Matrioska, Svizzera
Incandescenze poetiche e musicali di Raissa Avilés accompagnate dalla chitarra di Sara Magon.
Cos'hanno in comune Lady Oscar e i Mariachi messicani? Quali avventure ci porteranno dalle montagne ticinesi alla spiaggia della Barceloneta, fino alle falde del vulcano Popocatepetl?
Raissa Avilés, racconta un viaggio alla riscoperta delle proprie origini messicane attraverso l'incontro con la figura e il lavoro di Chavela Vargas, icona del folklore latino-americano, e il suo particolare modo di intendere l'interpretazione e la performance canora.
Un recital.
Un leggío, una voce, una chitarra.
Non c’è bisogno molto di più di questo per trasportarci sul sentiero della memoria, una memoria collettiva e una individuale, che si intrecciano e dialogano.
I ricordi sono quelli della vita de “La dama del poncho rojo”, icona della musica messicana, personaggio controverso ed eccezionale che ha impresso un gesto creativo forte e coraggioso nella cultura latinoamericana; e poi quelli di una vita come tante, la mia, profondamente toccata dall’incontro con quella voce. ”El lamento del volcán”, è uno spettacolo semplice, nudo e sincero. È una storia che parla di libertà, di musica, appartenenza, amore.
Il testo è stato registrato e pubblicato come podcast per la trasmissione “Vulcano” della Rete Due.
- 26 giugno
FRANKENSTEIN, AUTORITRATTO D'AUTRICE
Di e con Margherita Saltamacchia
musiche live Robin Bressani (chitarra elettrica) e Ali Salvioni (elettronica e percussioni)
consulenza alla drammaturgia Cristina Galbiati
Costumi Marianna Peruzzo
Light design Marzio Picchetti
Movimenti di scena Jess Gardolin
Elaborazione voci Fabio Martino presso La Corte Recording Studio
Produzione LaTâche21, in co- produzione con Teatro Sociale Bellinzona, Svizzera
A soli diciannove anni, tra i ghiacci e le ombre di Ginevra, Mary Shelley dà vita a Frankenstein, ignara che quel mostro sarebbe diventato il suo specchio più intimo. In questa rilettura scenica viscerale ed essenziale, il capolavoro del gotico si trasforma in un autoritratto bruciante: un labirinto dove il desiderio di generare e l’impossibilità di trattenere la vita si intrecciano al dolore dell’abbandono.
Attingendo ai diari privati dell’autrice, lo spettacolo svela le ferite reali che hanno alimentato il mito. In un ipnotico gioco di specchi, Margherita Saltamacchia presta il proprio corpo a tre anime diverse: Mary, Victor e la Creatura. Grazie a un distorsore vocale azionato a vista, la sua voce si frammenta e si trasforma, dando vita a un dialogo a tre voci per un solo corpo in scena.
L'atmosfera si fa densa, elettrica, quasi brutale. Le sonorità scure e distorte della chitarra metal di Robin Bressani si fondono con le architetture elettroniche di Ali Salvioni, mentre il disegno luci di Marzio Picchetti scolpisce uno spazio dove l'identità si perde e si ritrova.
Un viaggio consapevole tra creazione, perdita e il bisogno universale di essere amati. Un’esperienza sonora e visiva che trasforma un classico di 200 anni fa in un grido contemporaneo.
- 3 luglio
QUEL MALEDETTO GIORNO
La Campagnola e La Sarabanda
Maestro del coro: Valter Sala
Recitazione e letture: Loredana Riva, Mara Gualandris, Corrado Sottocornola
Regia Loredana Riva
Due continenti, due epoche, un unico tragico destino.
Lo spettacolo accende un riflettore sulla condizione del proletariato femminile attraverso il racconto di due tragedie che hanno segnato la storia a cavallo tra il XIX e il XX secolo.Il percorso si snoda su un doppio binario narrativo che unisce New York alla Brianza: Manhattan, 25 marzo 1911: Un incendio divora la fabbrica di camicie Triangle Waist Company. Le fiamme tolgono la vita a 146 persone, per la maggior parte giovani donne italiane intrappolate dietro porte sbarrate e senza alcuna norma di sicurezza. Un evento che scosse l'opinione pu bblica mondiale e che, nonostante l'assoluzione dei proprietari, impose una riflessione urgente sulla giustizia e la tutela del lavoro.Oggiono, 1° febbraio 1898: Al di qua dell'oceano, un ciclone distruttore abbatte la ciminiera della filanda Brusadelli, facendola crollare sopra l'opificio in piena attività. È il racconto di una forza della natura che si abbatte su una comunità laboriosa, spezzando vite e sogni in un istante di terrore.
Un invito a riflettere sulla fragilità e la forza delle donne, sulla sicurezza sul lavoro e sul filo invisibile della solidarietà che attraversa il tempo e lo spazio.
























