Giulia Colombo, la filosofia della fatica e il trionfo a Trieste: intervista alla runner della Libertas
C’è un sottile filo rosso che collega i corridoi della Commissione Europea a Bruxelles, le strade trafficate di Birmingham e la pavimentazione in pietra arenaria di Piazza Unità d’Italia a Trieste. Questo filo è la corsa di Giulia Colombo, runner meratese della Polisportiva Libertas Cernuschese che ha recentemente conquistato la Trieste Spring Run, chiudendo la maratona in 3h00:27.

Un risultato che l’ha vista imporsi in un podio tutto italiano e che la conferma tra le protagoniste più interessanti del podismo amatoriale lombardo. Eppure, terminata la gara, Giulia torna alla sua vita di sempre: un lavoro a tempo pieno, impegni quotidiani e allenamenti ritagliati tra alba e tramonto. Perché, nonostante i risultati di alto livello, resta un’atleta dilettante nel senso più autentico del termine. Abbiamo chiacchierato con Giulia e ne è uscita un’intervista fiume, cercando di capire come la fatica possa diventare uno strumento di equilibrio e crescita personale.
La parabola sportiva di Giulia Colombo non segue i binari classici del talento coltivato fin dall’infanzia. Al contrario, la sua è una seconda vita costruita sulla disciplina. "In adolescenza ero una pecora nera", racconta sorridendo, ricordando un periodo in cui gli unici "allenamenti" erano le serate in discoteca e uno stile di vita lontano dal rigore atletico. La sua energia era allora concentrata sulla formazione accademica e su una carriera internazionale. Dopo gli studi in Diritto Europeo ha vissuto per quasi un decennio all’estero, tra Strasburgo, Bruxelles e Birmingham, lavorando in contesti legati alle istituzioni europee. In quegli anni ha sviluppato una mentalità fortemente orientata agli obiettivi professionali. Lo sport non era ancora una passione consolidata, ma iniziava a rappresentare una necessità: una valvola di sfogo capace di bilanciare le pressioni del lavoro. Sentendosi per natura "creativa e pasticciona", Giulia ha trovato nell’attività fisica uno strumento per costruire autodisciplina. I primi passi li ha mossi proprio in Inghilterra, all’interno di un gruppo di corridori locali, quando percorrere sei chilometri sembrava già una sfida significativa.
Il ritorno in Italia, favorito dai cambiamenti portati dalla Brexit e da ragioni familiari, ha rappresentato un punto di svolta. Tornata a Merate, ha riscoperto il territorio sotto una luce diversa. "Mi sono resa conto che questo posto è perfetto per correre, andare in bici e nuotare". La passione per la corsa ha iniziato a prendere forma lungo l’Adda e si è consolidata con l’ingresso alla pista di Cernusco Lombardone, dove è nato il rapporto con Lorenzo Panzeri, storico allenatore della Polisportiva Libertas Cernuschese. Colpito dalla sua costanza, Panzeri ha iniziato a seguirla nel percorso agonistico. In poco tempo sono arrivati risultati importanti: un terzo posto di categoria alla maratona di Rimini, vittorie nei cross del circuito brianzolo, piazzamenti di rilievo nelle gare su strada e, il 3 maggio di quest'anno, il successo di Trieste.
Ciò che colpisce della storia di Giulia è soprattutto la capacità di conciliare sport e lavoro. Oggi ricopre il ruolo di Executive Assistant per l’amministratore delegato di una compagnia assicurativa americana e organizza le proprie giornate come un mosaico complesso fatto di riunioni, trasferte, allenamenti e recupero. Pur ottenendo risultati che potrebbero far pensare a una professionista, Colombo non vive di sport. Gli allenamenti trovano spazio prima dell’alba, dopo l’ufficio e nei fine settimana. Ciclismo in e outdoor, nuoto, potenziamento muscolare e corsa si alternano secondo una programmazione rigorosa. Per gestire questa complessità si affida anche all’intelligenza artificiale, che utilizza come supporto nell’organizzazione dei carichi di lavoro e degli allenamenti, ribattezzandola scherzosamente "Alfredo". "Se prima il lavoro era tutto, oggi diversificare mi permette di capire meglio cosa sia davvero urgente", spiega. Una filosofia basata sulla ricerca della qualità più che della quantità, applicata tanto alla vita professionale quanto allo sport.

La vittoria alla Trieste Spring Run rappresenta il punto più alto di questo percorso. In un’edizione che ha richiamato oltre 10.000 partecipanti provenienti da 60 nazioni, Giulia ha tagliato il traguardo in 3h00:27. Un risultato ottenuto su un percorso non semplice, caratterizzato da saliscendi e da condizioni diverse rispetto alle maratone tradizionali affrontate fino a quel momento. A rendere ancora più curioso il racconto c’è un episodio avvenuto il giorno precedente alla gara: invece di trascorrere il pomeriggio a riposare in hotel, ha camminato per circa 40 chilometri per visitare Trieste insieme al fidanzato. "La vittoria non è solo il tempo finale. La vittoria è riuscire a concludere qualcosa di faticoso senza essere distrutta", racconta. Per lei il vero successo consiste nella gestione delle energie, nella capacità di arrivare al traguardo mantenendo lucidità fisica e mentale. Una visione che riflette il suo approccio complessivo allo sport e alla vita.

Nel corso dell’intervista emerge anche una riflessione più ampia sul rapporto tra l’uomo moderno e la fatica. "L’essere umano è di natura lento, ma abbiamo costruito un mondo che prova continuamente a eliminarla", osserva. Per Giulia gli sport di endurance rappresentano una forma di meditazione in movimento. Soprattutto durante gli allenamenti a bassa intensità, la corsa diventa uno spazio di silenzio mentale, utile per mettere ordine tra i pensieri e affrontare le difficoltà quotidiane con maggiore equilibrio. Da qui nasce quella che definisce la "regola dell’1%": dedicare ogni giorno una piccola parte del proprio tempo a qualcosa di impegnativo, per affrontare con più serenità il restante 99% della vita. Lo sguardo è già rivolto alla prossima sfida: un triathlon olimpico in programma a fine luglio, disciplina che, ci spiega, richiederà un ulteriore salto di qualità soprattutto nella frazione ciclistica e nelle transizioni.

Il messaggio che ci affida è semplice quanto concreto: "Non è la perfezione che fa raggiungere un obiettivo, ma la costanza". Un principio che vale nello sport come nella vita di tutti i giorni. Non servono rivoluzioni improvvise, ma piccoli passi ripetuti nel tempo. È così che, quasi senza accorgersene, si arriva molto più lontano di quanto si immaginasse all’inizio del percorso.

Un risultato che l’ha vista imporsi in un podio tutto italiano e che la conferma tra le protagoniste più interessanti del podismo amatoriale lombardo. Eppure, terminata la gara, Giulia torna alla sua vita di sempre: un lavoro a tempo pieno, impegni quotidiani e allenamenti ritagliati tra alba e tramonto. Perché, nonostante i risultati di alto livello, resta un’atleta dilettante nel senso più autentico del termine. Abbiamo chiacchierato con Giulia e ne è uscita un’intervista fiume, cercando di capire come la fatica possa diventare uno strumento di equilibrio e crescita personale.
La parabola sportiva di Giulia Colombo non segue i binari classici del talento coltivato fin dall’infanzia. Al contrario, la sua è una seconda vita costruita sulla disciplina. "In adolescenza ero una pecora nera", racconta sorridendo, ricordando un periodo in cui gli unici "allenamenti" erano le serate in discoteca e uno stile di vita lontano dal rigore atletico. La sua energia era allora concentrata sulla formazione accademica e su una carriera internazionale. Dopo gli studi in Diritto Europeo ha vissuto per quasi un decennio all’estero, tra Strasburgo, Bruxelles e Birmingham, lavorando in contesti legati alle istituzioni europee. In quegli anni ha sviluppato una mentalità fortemente orientata agli obiettivi professionali. Lo sport non era ancora una passione consolidata, ma iniziava a rappresentare una necessità: una valvola di sfogo capace di bilanciare le pressioni del lavoro. Sentendosi per natura "creativa e pasticciona", Giulia ha trovato nell’attività fisica uno strumento per costruire autodisciplina. I primi passi li ha mossi proprio in Inghilterra, all’interno di un gruppo di corridori locali, quando percorrere sei chilometri sembrava già una sfida significativa.

Ciò che colpisce della storia di Giulia è soprattutto la capacità di conciliare sport e lavoro. Oggi ricopre il ruolo di Executive Assistant per l’amministratore delegato di una compagnia assicurativa americana e organizza le proprie giornate come un mosaico complesso fatto di riunioni, trasferte, allenamenti e recupero. Pur ottenendo risultati che potrebbero far pensare a una professionista, Colombo non vive di sport. Gli allenamenti trovano spazio prima dell’alba, dopo l’ufficio e nei fine settimana. Ciclismo in e outdoor, nuoto, potenziamento muscolare e corsa si alternano secondo una programmazione rigorosa. Per gestire questa complessità si affida anche all’intelligenza artificiale, che utilizza come supporto nell’organizzazione dei carichi di lavoro e degli allenamenti, ribattezzandola scherzosamente "Alfredo". "Se prima il lavoro era tutto, oggi diversificare mi permette di capire meglio cosa sia davvero urgente", spiega. Una filosofia basata sulla ricerca della qualità più che della quantità, applicata tanto alla vita professionale quanto allo sport.

La vittoria alla Trieste Spring Run rappresenta il punto più alto di questo percorso. In un’edizione che ha richiamato oltre 10.000 partecipanti provenienti da 60 nazioni, Giulia ha tagliato il traguardo in 3h00:27. Un risultato ottenuto su un percorso non semplice, caratterizzato da saliscendi e da condizioni diverse rispetto alle maratone tradizionali affrontate fino a quel momento. A rendere ancora più curioso il racconto c’è un episodio avvenuto il giorno precedente alla gara: invece di trascorrere il pomeriggio a riposare in hotel, ha camminato per circa 40 chilometri per visitare Trieste insieme al fidanzato. "La vittoria non è solo il tempo finale. La vittoria è riuscire a concludere qualcosa di faticoso senza essere distrutta", racconta. Per lei il vero successo consiste nella gestione delle energie, nella capacità di arrivare al traguardo mantenendo lucidità fisica e mentale. Una visione che riflette il suo approccio complessivo allo sport e alla vita.

Nel corso dell’intervista emerge anche una riflessione più ampia sul rapporto tra l’uomo moderno e la fatica. "L’essere umano è di natura lento, ma abbiamo costruito un mondo che prova continuamente a eliminarla", osserva. Per Giulia gli sport di endurance rappresentano una forma di meditazione in movimento. Soprattutto durante gli allenamenti a bassa intensità, la corsa diventa uno spazio di silenzio mentale, utile per mettere ordine tra i pensieri e affrontare le difficoltà quotidiane con maggiore equilibrio. Da qui nasce quella che definisce la "regola dell’1%": dedicare ogni giorno una piccola parte del proprio tempo a qualcosa di impegnativo, per affrontare con più serenità il restante 99% della vita. Lo sguardo è già rivolto alla prossima sfida: un triathlon olimpico in programma a fine luglio, disciplina che, ci spiega, richiederà un ulteriore salto di qualità soprattutto nella frazione ciclistica e nelle transizioni.

Il messaggio che ci affida è semplice quanto concreto: "Non è la perfezione che fa raggiungere un obiettivo, ma la costanza". Un principio che vale nello sport come nella vita di tutti i giorni. Non servono rivoluzioni improvvise, ma piccoli passi ripetuti nel tempo. È così che, quasi senza accorgersene, si arriva molto più lontano di quanto si immaginasse all’inizio del percorso.
M.Pen.
























