Imbersago: "I morti tutelano i vivi". Serata con la dottoressa Cristina Cattaneo, anatomopatologa forense e direttrice del Labanof
Una serata intensa e ricca di spunti quella organizzata dal Rotary Club Merate Brianza, che giovedì sera ha ospitato la professoressa Cristina Cattaneo, ordinaria di Medicina Legale all'Università degli Studi di Milano e direttrice del LABANOF, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense noto a livello internazionale per le sue attività di ricerca e supporto alla giustizia.

A introdurre la relatrice è stato Remo Sala, socio del Rotary Merate Brianza, che ha ripercorso le principali tappe della carriera professionale e accademica dell’illustre ospite
Con il consueto approccio diretto e coinvolgente, la professoressa ha subito sfatato alcuni luoghi comuni legati alla figura del medico legale. «L'immaginario comune pensa che il medico legale faccia l'autopsia ai morti ammazzati. Ed è vero. Ma quello che vedete nelle serie televisive riflette solo una parte della realtà. Quello che non vedete è molto più importante».
Ogni anno l’istituto di medicina legale di Milano esegue circa mille autopsie di cui circa duecento su omicidi o morti violente, mentre la maggioranza interessa decessi apparentemente naturali o accidentali. Proprio in questi casi, ha spiegato, possono emergere elementi fondamentali per comprendere situazioni di violenza rimaste nascoste.

Tra gli esempi raccontati, quello di una donna morta dopo una caduta dal quarto piano, inizialmente classificata come suicidio. L'analisi delle ossa rivelò però vecchie fratture sospette; ulteriori accertamenti permisero di ricostruire una lunga storia di maltrattamenti domestici, trasformando un caso apparentemente chiuso in un'indagine ben più complessa.
«I morti hanno il potenziale di tutelare i vivi», ha affermato Cristina Cattaneo, sintetizzando uno dei principi cardine del lavoro svolto dal LABANOF. Le autopsie, infatti, non servono soltanto a individuare le responsabilità penali, ma possono contribuire alla prevenzione e alla comprensione di fenomeni sociali. Negli anni Novanta, ad esempio, le analisi tossicologiche sistematiche effettuate sui corpi permisero di individuare precocemente l'impatto delle sostanze stupefacenti sui giovani, fornendo dati preziosi per le successive campagne di prevenzione.
Ampio spazio è stato dedicato anche a un settore meno conosciuto della medicina legale: quello applicato alle persone vive. Un approccio già consolidato in diversi Paesi europei e che punta a individuare tempestivamente situazioni di abuso, maltrattamento o tortura.
La professoressa ha illustrato come l'analisi clinica-forense possa rivelarsi determinante nei casi di violenza sui minori, sulle donne, sugli anziani e sui richiedenti asilo. Radiografie, risonanze magnetiche e altri esami diagnostici possono infatti raccontare una storia diversa rispetto a quella dichiarata dai pazienti o dai loro accompagnatori, consentendo di ricostruire episodi di violenza spesso invisibili.
Particolarmente toccante il racconto dell'attività svolta nei confronti dei migranti sopravvissuti a guerre e persecuzioni. Attraverso l'analisi delle lesioni e delle cicatrici, il corpo diventa una testimonianza concreta delle violenze subite, offrendo un importante supporto ai percorsi di riconoscimento e tutela dei diritti umani.
La conferenza ha poi toccato un ulteriore ambito di ricerca che caratterizza il LABANOF: lo studio dei resti umani provenienti dagli scavi archeologici. Grazie a una collaborazione con la Soprintendenza lombarda, negli anni è stata costituita una banca dati di oltre ventimila scheletri risalenti a epoche comprese tra l'età romana e il Settecento.

Applicando le moderne tecniche forensi ai reperti storici, i ricercatori riescono a ricostruire aspetti della vita quotidiana, delle malattie, dell'alimentazione e persino della violenza nelle società del passato. Tra i dati emersi, uno particolarmente significativo riguarda il confronto tra i tassi di omicidio del Medioevo e quelli attuali: la violenza era sorprendentemente simile a quella attuale anche se il numero di donne uccise oggi risulta sorprendentemente più elevato rispetto a quello registrato nelle popolazioni medievali studiate.
Non sono mancati momenti più leggeri, come il racconto della scoperta di tracce di cocaina negli scheletri conservati in una cripta milanese del Seicento. Una ricerca che ha consentito di retrodatare la presenza della sostanza in Europa, dimostrando ancora una volta come i corpi possano raccontare storie inattese.
In chiusura, la professoressa ha invitato i presenti a visitare il MUSA - Museo Universitario delle Scienze Antropologiche, Mediche e Forensi per i Diritti Umani e ad approfondire le attività del LABANOF attraverso il podcast realizzato da Rai Radio 3.

La serata si è conclusa con un lungo dialogo con il pubblico, che ha posto numerose domande alla relatrice, confermando il grande interesse suscitato da temi capaci di intrecciare scienza, giustizia, diritti umani e storia. Grande la soddisfazione espressa dai soci del Rotary Merate Brianza e dai numerosi presenti per un incontro che ha saputo coniugare rigore scientifico e profonda umanità.

A introdurre la relatrice è stato Remo Sala, socio del Rotary Merate Brianza, che ha ripercorso le principali tappe della carriera professionale e accademica dell’illustre ospite
Con il consueto approccio diretto e coinvolgente, la professoressa ha subito sfatato alcuni luoghi comuni legati alla figura del medico legale. «L'immaginario comune pensa che il medico legale faccia l'autopsia ai morti ammazzati. Ed è vero. Ma quello che vedete nelle serie televisive riflette solo una parte della realtà. Quello che non vedete è molto più importante».
Ogni anno l’istituto di medicina legale di Milano esegue circa mille autopsie di cui circa duecento su omicidi o morti violente, mentre la maggioranza interessa decessi apparentemente naturali o accidentali. Proprio in questi casi, ha spiegato, possono emergere elementi fondamentali per comprendere situazioni di violenza rimaste nascoste.

Tra gli esempi raccontati, quello di una donna morta dopo una caduta dal quarto piano, inizialmente classificata come suicidio. L'analisi delle ossa rivelò però vecchie fratture sospette; ulteriori accertamenti permisero di ricostruire una lunga storia di maltrattamenti domestici, trasformando un caso apparentemente chiuso in un'indagine ben più complessa.
«I morti hanno il potenziale di tutelare i vivi», ha affermato Cristina Cattaneo, sintetizzando uno dei principi cardine del lavoro svolto dal LABANOF. Le autopsie, infatti, non servono soltanto a individuare le responsabilità penali, ma possono contribuire alla prevenzione e alla comprensione di fenomeni sociali. Negli anni Novanta, ad esempio, le analisi tossicologiche sistematiche effettuate sui corpi permisero di individuare precocemente l'impatto delle sostanze stupefacenti sui giovani, fornendo dati preziosi per le successive campagne di prevenzione.
Ampio spazio è stato dedicato anche a un settore meno conosciuto della medicina legale: quello applicato alle persone vive. Un approccio già consolidato in diversi Paesi europei e che punta a individuare tempestivamente situazioni di abuso, maltrattamento o tortura.
La professoressa ha illustrato come l'analisi clinica-forense possa rivelarsi determinante nei casi di violenza sui minori, sulle donne, sugli anziani e sui richiedenti asilo. Radiografie, risonanze magnetiche e altri esami diagnostici possono infatti raccontare una storia diversa rispetto a quella dichiarata dai pazienti o dai loro accompagnatori, consentendo di ricostruire episodi di violenza spesso invisibili.
Particolarmente toccante il racconto dell'attività svolta nei confronti dei migranti sopravvissuti a guerre e persecuzioni. Attraverso l'analisi delle lesioni e delle cicatrici, il corpo diventa una testimonianza concreta delle violenze subite, offrendo un importante supporto ai percorsi di riconoscimento e tutela dei diritti umani.
La conferenza ha poi toccato un ulteriore ambito di ricerca che caratterizza il LABANOF: lo studio dei resti umani provenienti dagli scavi archeologici. Grazie a una collaborazione con la Soprintendenza lombarda, negli anni è stata costituita una banca dati di oltre ventimila scheletri risalenti a epoche comprese tra l'età romana e il Settecento.

La dottoressa Cattaneo con il presidente del Rotary Marco De Capitani
Applicando le moderne tecniche forensi ai reperti storici, i ricercatori riescono a ricostruire aspetti della vita quotidiana, delle malattie, dell'alimentazione e persino della violenza nelle società del passato. Tra i dati emersi, uno particolarmente significativo riguarda il confronto tra i tassi di omicidio del Medioevo e quelli attuali: la violenza era sorprendentemente simile a quella attuale anche se il numero di donne uccise oggi risulta sorprendentemente più elevato rispetto a quello registrato nelle popolazioni medievali studiate.
Non sono mancati momenti più leggeri, come il racconto della scoperta di tracce di cocaina negli scheletri conservati in una cripta milanese del Seicento. Una ricerca che ha consentito di retrodatare la presenza della sostanza in Europa, dimostrando ancora una volta come i corpi possano raccontare storie inattese.
In chiusura, la professoressa ha invitato i presenti a visitare il MUSA - Museo Universitario delle Scienze Antropologiche, Mediche e Forensi per i Diritti Umani e ad approfondire le attività del LABANOF attraverso il podcast realizzato da Rai Radio 3.

La serata si è conclusa con un lungo dialogo con il pubblico, che ha posto numerose domande alla relatrice, confermando il grande interesse suscitato da temi capaci di intrecciare scienza, giustizia, diritti umani e storia. Grande la soddisfazione espressa dai soci del Rotary Merate Brianza e dai numerosi presenti per un incontro che ha saputo coniugare rigore scientifico e profonda umanità.
G.S.
























