Church Pocket/113. Maria, rifugio dei peccatori
Dopo aver parlato del peccato e della confessione, non si può non chiudere che con Maria. Non per aggiungere una devozione di contorno, ma perché la Chiesa l’ha sempre invocata con un titolo preciso e tenerissimo: Rifugio dei peccatori. Attenzione, però: rifugio dei peccatori non significa rifugio del peccato. Maria non è la madre complice che giustifica tutto, chiude gli occhi, rende innocuo il male. Non è la scorciatoia sentimentale per evitare la conversione. Non sostituisce Cristo, non sostituisce il confessionale, non assolve al posto del Figlio. Maria fa qualcosa di più materno e più serio: prende il peccatore per mano e lo riporta a Cristo. Per questo il titolo è così bello. Il peccatore spesso non ha bisogno di qualcuno che gli dica: “Non è successo nulla”. Ha bisogno di qualcuno che gli dica: “Torna”. Non ha bisogno di essere confermato nei suoi alibi, ma di essere salvato dalla disperazione. Perché il peccato, quando viene riconosciuto davvero, può generare due fughe opposte: o la presunzione di chi si assolve da solo, o la disperazione di chi pensa di non poter più essere perdonato.
Maria sta esattamente lì, sulla soglia del ritorno, nel punto in cui il peccatore vorrebbe scappare ancora: dalla verità, dalla vergogna, da Dio, perfino da sé stesso. Non minimizza il male, perché sotto la croce ne ha visto il prezzo inciso nella carne del Figlio. Ma non lascia neppure che il peccatore si identifichi con la propria caduta. La sua maternità non cancella la responsabilità: la rende sopportabile, perché la accompagna verso la misericordia.
Ogni volta che recitiamo l’Ave Maria, in fondo, facciamo una piccola confessione: “prega per noi peccatori”. Non diciamo: prega per gli altri, per i lontani, per quelli peggiori di noi. Diciamo: per noi. Per me. Per la mia vita ferita, contraddittoria, bisognosa di misericordia. Maria ci educa, come fa una madre, a una verità senza disperazione. Ci insegna che riconoscersi peccatori non significa odiarsi, ma smettere di mentire. E ci ricorda che il peccato non è mai l’ultima parola sull’uomo quando l’uomo accetta di tornare a Cristo. Sotto la croce, Maria ha visto quanto costa il peccato. Ha visto il Figlio innocente trafitto dal male del mondo. Per questo nessuno può usarla per banalizzare la colpa. Ma proprio sotto la croce Maria diventa Madre. Madre dei discepoli, Madre della Chiesa, Madre di chi cade e non sa più come rialzarsi.
Ecco perché chiudere parlando di lei non è una fuga dalla confessione. È il suo compimento più umano. Perché spesso il ritorno a Dio comincia così: con un’Ave Maria detta male, con una candela accesa senza sapere bene cosa chiedere, con un Rosario ripreso dopo anni, con una frase semplice: “Madre, aiutami a tornare”. Maria, Rifugio dei peccatori, non ci salva dal bisogno di confessarci. Ci aiuta a sconfiggere la pigrizia e la paura di farlo. Forse, a conclusione di questo ciclo sulla confessione non si poteva che non finire così: non con l’immagine di un tribunale, ma con quella di una Madre. Una Madre che non mente, non giustifica, non abbandona. Una Madre che, davanti al peccatore stanco, ripete silenziosamente il Vangelo intero: torna a casa, torna al mio Cuore.
Buona Misericordia e Giustizia a tutti!
Maria sta esattamente lì, sulla soglia del ritorno, nel punto in cui il peccatore vorrebbe scappare ancora: dalla verità, dalla vergogna, da Dio, perfino da sé stesso. Non minimizza il male, perché sotto la croce ne ha visto il prezzo inciso nella carne del Figlio. Ma non lascia neppure che il peccatore si identifichi con la propria caduta. La sua maternità non cancella la responsabilità: la rende sopportabile, perché la accompagna verso la misericordia.

Ecco perché chiudere parlando di lei non è una fuga dalla confessione. È il suo compimento più umano. Perché spesso il ritorno a Dio comincia così: con un’Ave Maria detta male, con una candela accesa senza sapere bene cosa chiedere, con un Rosario ripreso dopo anni, con una frase semplice: “Madre, aiutami a tornare”. Maria, Rifugio dei peccatori, non ci salva dal bisogno di confessarci. Ci aiuta a sconfiggere la pigrizia e la paura di farlo. Forse, a conclusione di questo ciclo sulla confessione non si poteva che non finire così: non con l’immagine di un tribunale, ma con quella di una Madre. Una Madre che non mente, non giustifica, non abbandona. Una Madre che, davanti al peccatore stanco, ripete silenziosamente il Vangelo intero: torna a casa, torna al mio Cuore.
Buona Misericordia e Giustizia a tutti!
Rubrica a cura di Pietro Santoro
























