Paderno: in sala consiliare un incontro sul "testamento biologico"
A Paderno d’Adda si torna a parlare di fine vita e autodeterminazione. Dopo il primo incontro dello scorso 14 maggio a Villa Gallavresi di Verderio, giovedì 21 maggio la Cascina Maria ha ospitato il secondo appuntamento dedicato alle DAT, le Disposizioni anticipate di trattamento, organizzato dalle amministrazioni comunali di Paderno e Verderio con il patrocinio dei Comuni di Imbersago e Robbiate e la collaborazione dell’hospice Il Nespolo di Airuno, dell’associazione Fabio Sassi e della Cellula Coscioni di Lecco.
Al centro della serata la legge 219 del 2017, quella che disciplina il consenso informato e il cosiddetto “testamento biologico”. A introdurre ospiti e il tema centrale è stato il sindaco di Paderno d’Adda Gianpaolo Torchio, che ha sottolineato l’importanza di creare momenti di confronto su temi delicati, ma sempre più attuali.

Relatori della serata Sergio De Muro e Simone Galimberti, coordinatori della Cellula Coscioni di Lecco, insieme al presidente dell’associazione, il dottor Virgilio Meschi. Assente invece, per impegni personali, l’infermiera Paola Gobbi.
“Con la legge 219 del 2017 finalmente sono stati chiariti i diritti dei cittadini rispetto alle terapie e al consenso informato – ha spiegato Sergio De Muro –. È una delle poche leggi italiane scritte in modo chiaro e comprensibile. Si riconosce concretamente quanto previsto dalla Costituzione, in particolare dall’articolo 32: il paziente ha diritto a essere informato in modo approfondito e a decidere delle proprie cure”.

De Muro ha insistito sul valore dell’informazione come parte integrante del percorso di cura: “Una volta il consenso informato spesso si riduceva a una firma su fogli incomprensibili. Oggi la legge stabilisce che l’informazione debba essere completa, chiara e approfondita. Alla fine, però, la decisione spetta sempre al paziente”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle DAT, le disposizioni anticipate di trattamento, attraverso cui ciascuno può esprimere in anticipo le proprie volontà per il caso in cui, in futuro, non fosse più in grado di comunicare le proprie scelte. “È importante per noi stessi ma anche per i nostri familiari – ha aggiunto De Muro –. Lasciare a loro il peso di decidere non è semplice. È giusto che ognuno possa scegliere per sé”.

A Simone Galimberti il compito di illustrare anche gli aspetti pratici legati alla compilazione delle DAT: “La legge non prevede modelli obbligatori – ha spiegato – ma consigliamo di utilizzare un modulo preimpostato, come quello predisposto dall’associazione e distribuito durante la serata, perché permette di esprimere in maniera più chiara e completa le proprie volontà”. La Cellula Coscioni di Lecco offre inoltre supporto e assistenza a chi desidera redigere le proprie DAT, accompagnando i cittadini nella compilazione e nel deposito della documentazione. Una volta compilate e firmate, eventualmente anche da un fiduciario indicato dal disponente, le DAT possono essere depositate presso l’ufficio di stato civile del proprio Comune e restano sempre modificabili o revocabili. Galimberti ha inoltre ricordato l’esistenza della Banca dati nazionale delle DAT, nella quale le disposizioni possono essere inserite, previo consenso del cittadino, per garantirne l’accessibilità ai medici e ai fiduciari in caso di necessità. “Sono strumenti importanti – ha sottolineato – perché servono a fare in modo che le volontà espresse vengano davvero conosciute e rispettate”.

A ripercorrere il quadro giuridico e culturale che ha portato all’approvazione della legge è stato ancora Galimberti, che ha ricordato come il diritto all’autodeterminazione terapeutica fosse già stato riconosciuto dalla magistratura in casi celebri come quelli di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro.
“La Corte di Cassazione aveva già chiarito che il diritto alla salute comprende anche il diritto di rifiutare le cure e vivere la fase finale della propria esistenza secondo la propria idea di dignità – ha spiegato –. La legge 219 ha trasformato questi principi in norme precise, riconoscendo il diritto a rifiutare o interrompere trattamenti sanitari e a esprimere anticipatamente le proprie volontà”.
Galimberti ha poi sottolineato come il principale problema resti ancora la scarsa conoscenza dello strumento. “In provincia di Lecco, a ottobre, le DAT depositate erano circa 1.666, pari a poco più dello 0,5% della popolazione. Per questo riteniamo fondamentale organizzare incontri pubblici come questo”.
La parola è quindi passata al dottor Virgilio Meschi, che ha proposto una riflessione sull’evoluzione del rapporto tra medico e paziente. “Per decenni la medicina ha avuto un approccio paternalistico – ha osservato –. Oggi invece si va verso una relazione più condivisa, basata sul dialogo e sulla consapevolezza. Questa legge rappresenta un cambiamento culturale prima ancora che giuridico”.
Meschi ha inoltre evidenziato come i progressi della medicina abbiano reso indispensabile un maggiore coinvolgimento del paziente nelle scelte terapeutiche: “La condivisione delle cure significa spiegare alternative, benefici e rischi, permettendo alla persona di decidere in modo realmente consapevole”.
Nella parte finale della serata si è affrontato anche il tema del suicidio medicalmente assistito, partendo dal caso di Dj Fabo e dal percorso giudiziario che ha portato alla storica sentenza della Corte Costituzionale del 2019. A questo proposito, Galimberti ha ricordato i requisiti oggi previsti per accedere legalmente alla procedura in Italia: è esclusa la punibilità per aiuto al suicidio (art 580 cp) qualora il paziente sia capace di intendere e volere, sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, sia affetto da patologia irreversibile e a fronte di sofferenze intollerabili.

Proprio su questo tema è stata richiamata anche l’iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni per una legge sull’eutanasia legale, con l’obiettivo di regolamentare in maniera chiara il fine vita e garantire ai malati irreversibili e sofferenti la possibilità di scegliere, in presenza di precise condizioni, di porre fine alle proprie sofferenze attraverso un percorso legale e controllato.
Prima dello spazio dedicato alle domande del pubblico è stato infine proiettato un videomessaggio di Marco Cappato, tesoriere della Cellula, che ha invitato i presenti a sostenere e firmare la proposta di legge regionale “Liberi subito”, promossa dall’associazione, per far valere “un diritto che già esiste, ma che ha bisogno di conoscenza e di regole attuative”.

Il sindaco di Paderno, Gianpaolo Torchio

Relatori della serata Sergio De Muro e Simone Galimberti, coordinatori della Cellula Coscioni di Lecco, insieme al presidente dell’associazione, il dottor Virgilio Meschi. Assente invece, per impegni personali, l’infermiera Paola Gobbi.
“Con la legge 219 del 2017 finalmente sono stati chiariti i diritti dei cittadini rispetto alle terapie e al consenso informato – ha spiegato Sergio De Muro –. È una delle poche leggi italiane scritte in modo chiaro e comprensibile. Si riconosce concretamente quanto previsto dalla Costituzione, in particolare dall’articolo 32: il paziente ha diritto a essere informato in modo approfondito e a decidere delle proprie cure”.

De Muro ha insistito sul valore dell’informazione come parte integrante del percorso di cura: “Una volta il consenso informato spesso si riduceva a una firma su fogli incomprensibili. Oggi la legge stabilisce che l’informazione debba essere completa, chiara e approfondita. Alla fine, però, la decisione spetta sempre al paziente”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle DAT, le disposizioni anticipate di trattamento, attraverso cui ciascuno può esprimere in anticipo le proprie volontà per il caso in cui, in futuro, non fosse più in grado di comunicare le proprie scelte. “È importante per noi stessi ma anche per i nostri familiari – ha aggiunto De Muro –. Lasciare a loro il peso di decidere non è semplice. È giusto che ognuno possa scegliere per sé”.

A Simone Galimberti il compito di illustrare anche gli aspetti pratici legati alla compilazione delle DAT: “La legge non prevede modelli obbligatori – ha spiegato – ma consigliamo di utilizzare un modulo preimpostato, come quello predisposto dall’associazione e distribuito durante la serata, perché permette di esprimere in maniera più chiara e completa le proprie volontà”. La Cellula Coscioni di Lecco offre inoltre supporto e assistenza a chi desidera redigere le proprie DAT, accompagnando i cittadini nella compilazione e nel deposito della documentazione. Una volta compilate e firmate, eventualmente anche da un fiduciario indicato dal disponente, le DAT possono essere depositate presso l’ufficio di stato civile del proprio Comune e restano sempre modificabili o revocabili. Galimberti ha inoltre ricordato l’esistenza della Banca dati nazionale delle DAT, nella quale le disposizioni possono essere inserite, previo consenso del cittadino, per garantirne l’accessibilità ai medici e ai fiduciari in caso di necessità. “Sono strumenti importanti – ha sottolineato – perché servono a fare in modo che le volontà espresse vengano davvero conosciute e rispettate”.

A ripercorrere il quadro giuridico e culturale che ha portato all’approvazione della legge è stato ancora Galimberti, che ha ricordato come il diritto all’autodeterminazione terapeutica fosse già stato riconosciuto dalla magistratura in casi celebri come quelli di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro.
“La Corte di Cassazione aveva già chiarito che il diritto alla salute comprende anche il diritto di rifiutare le cure e vivere la fase finale della propria esistenza secondo la propria idea di dignità – ha spiegato –. La legge 219 ha trasformato questi principi in norme precise, riconoscendo il diritto a rifiutare o interrompere trattamenti sanitari e a esprimere anticipatamente le proprie volontà”.


Meschi ha inoltre evidenziato come i progressi della medicina abbiano reso indispensabile un maggiore coinvolgimento del paziente nelle scelte terapeutiche: “La condivisione delle cure significa spiegare alternative, benefici e rischi, permettendo alla persona di decidere in modo realmente consapevole”.
Nella parte finale della serata si è affrontato anche il tema del suicidio medicalmente assistito, partendo dal caso di Dj Fabo e dal percorso giudiziario che ha portato alla storica sentenza della Corte Costituzionale del 2019. A questo proposito, Galimberti ha ricordato i requisiti oggi previsti per accedere legalmente alla procedura in Italia: è esclusa la punibilità per aiuto al suicidio (art 580 cp) qualora il paziente sia capace di intendere e volere, sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, sia affetto da patologia irreversibile e a fronte di sofferenze intollerabili.

Proprio su questo tema è stata richiamata anche l’iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni per una legge sull’eutanasia legale, con l’obiettivo di regolamentare in maniera chiara il fine vita e garantire ai malati irreversibili e sofferenti la possibilità di scegliere, in presenza di precise condizioni, di porre fine alle proprie sofferenze attraverso un percorso legale e controllato.
Prima dello spazio dedicato alle domande del pubblico è stato infine proiettato un videomessaggio di Marco Cappato, tesoriere della Cellula, che ha invitato i presenti a sostenere e firmare la proposta di legge regionale “Liberi subito”, promossa dall’associazione, per far valere “un diritto che già esiste, ma che ha bisogno di conoscenza e di regole attuative”.
F.F.
























