Legge elettorale

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Ci sono vari accenni (forse ben di più, ma non seguo con molta attenzione) ad iniziative per la formulazione di una nuova legge elettorale.
La mia prima reazione istintiva è di sgomento, perché mi sembra sia inequivocabile manifestazione di immaturità (oppure di scaltrezza) cambiare legge elettorale ogni pochi anni.
La seconda reazione era di speranza, perché ritengo la legge attuale quanto meno del tutto inadeguata, se non decisamente truffaldina.
Ma la piccola speranza non sembra avere ragione di esistere, se il criterio ispiratore, l'obiettivo, sarà di assicurare la governabilità con formidabili premi di maggioranza.
Certamente la governabilità (che un Paese possa [e voglia] governarsi) è essenziale, ma - da profano - tento qualche riflessione sulla relazione tra democrazia-rappresentatività-governabilità.
La governabilità più stabile è data dai regimi autoritari (dittature): ce ne sono tanti nel mondo e ne abbiamo avuto esperienza anche diretta. Se il Potere Assoluto (il Dittatore) fosse l'Onnipotente buono, onnisciente, misericordioso, forse saremmo tutti felici e contenti. Ma il dittatore (o l'ente dittatoriale) non è  l'Onnipotente, anche se qualcuno (teocrazie) pretende di essere il plenipotenziario che lo rappresenta.
Siamo invece in una democrazia (un po' ammaccata), conquistata con fatica e patimenti, e mi pare che abbiamo la volontà dichiarata di continuare ad esserlo.
Ma la democrazia comporta molta fatica. Democrazia: il potere è del popolo, e - in termini pratici - il popolo esercita quel potere attraverso i rappresentanti che elegge.   
E questo è proprio l'aspetto cruciale: la legge attuale non consente scelta, se non, vagamente, di partito. Capilista che si presentano in tutte le circoscrizioni possibili, ma possono essere eletti solo in una.
Candidati in liste bloccate, compilate dai partiti, che poco o per niente si vedono prima delle elezioni e mai più dopo, senza alcuna contattabilità o quasi. Preferenze nominali che non possono essere espresse.
Se il Parlamento deve rappresentare il popolo, il popolo deve avere la possibilità di scegliere e quindi di sentirsi rappresentato. Se non si sente rappresentato, se gli eletti navigano in un altro mondo, perché votare (ci sarà una qualche relazione con l'altissima disaffezione?). E i candidati dovrebbero ovviamente essere onesti, maturi, competenti, affidabili, e un po' accessibili.
Poi è vero che bisogna governarsi, è vero che se siamo divisi in tante piccole fazioni astiose, che vicendevolmente ritengono l'altro il male assoluto, che sono incapaci di confrontarsi discutere analizzare studiare, allora, se è così, la soluzione è quella autoritaria e truffaldina.
E bisognerebbe anche ricordarsi che tutto è in divenire, che nulla è garantito e scontato, che al di fuori del nostro piccolo cortile (l'Italia) c'è un mondo magmatico in parte impazzito. E bisognerebbe quindi anche non fare promesse roboanti, sparate da bar dello sport, alle quali dovremmo avere il buon senso di non credere.
La democrazia è - appunto - molta fatica, oggi più che mai , visto che tutto sta cambiando così rapidamente e pericolosamente
Auguri a tutti
CBR
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