Montevecchia: critiche al sindaco
Critica al Sindaco di Montevecchia (Ivan Pendeggia)
1. Il cittadino solleva un dubbio legittimo
Nel primo articolo, un cittadino scrive in modo educato ma diretto: nota che il sindaco usa spesso l’auto del car sharing comunale, quasi tutti i giorni e anche nei festivi. Capisce gli impegni istituzionali, ma chiede trasparenza (ricevute o rendicontazione) perché il dubbio che venga usata anche per “fatti suoi” è naturale quando si vede l’auto in giro continuamente.
È una richiesta sacrosanta in un piccolo Comune: i mezzi comunali (pagati con soldi pubblici) non sono un benefit personale del sindaco.
2. La risposta del Sindaco: evasiva e poco convincente
Invece di fornire dati concreti, il sindaco risponde così:
•Invita il cittadino a firmarsi o contattarlo direttamente (classica mossa per spostare il discorso dal pubblico al privato e far passare la critica come “sterile”).
•Dice genericamente che “il ruolo di sindaco lo vivo 7 giorni su 7” (frase retorica tipica, ma non prova nulla).
•Elenca una serie di impegni (riunioni, eventi, Monza-Montevecchia, ecc.), alcuni dei quali plausibili, ma non dimostra che tutti quei spostamenti giustifichino l’uso quasi quotidiano + festivo dell’auto.
•Non allega nessuna ricevuta, nessun riepilogo chilometrico, nessuna rendicontazione dell’uso del mezzo (esattamente quello che chiedeva il cittadino).
•Si difende dicendo che la scelta del car sharing è stata “centrata” (ma questo non c’entra con l’abuso potenziale).
In sintesi: il sindaco ha risposto con parole, non con numeri. Ha trasformato una richiesta di trasparenza in un’occasione per auto-celebrarsi (“guarda quante cose faccio”).
Punti critici principali
•Mancanza di trasparenza: in un Comune piccolo come Montevecchia, dovrebbe essere banale pubblicare un semplice estratto dell’uso del mezzo (data, km, motivazione). Non l’ha fatto.
•Normalizzazione dell’uso privato: dire “lo vivo 7 giorni su 7” rischia di giustificare l’uso del mezzo comunale come se fosse un’auto personale. Il sindaco ha diritto a una vita privata; per quella deve usare la propria macchina.
•Stile difensivo: invece di ringraziare per la segnalazione e promettere maggiore rendicontazione, ha fatto la lezioncina su quanto sia impegnato. Tipico atteggiamento di chi si sente “intoccabile” perché fa il sindaco.
•Car sharing come auto di servizio: il car sharing dovrebbe servire a ottimizzare i costi e a condividere il mezzo. Se finisce per essere usato prevalentemente dal sindaco, il beneficio per la collettività è dubbio.
Conclusione
Il cittadino ha fatto bene a scrivere. Il dubbio è più che legittimo. Il sindaco ha risposto in modo evasivo, senza dare le prove richieste e cercando di ribaltare la narrazione su di sé come “sindaco instancabile”.
In mancanza di rendicontazione pubblica chiara (km percorsi, motivazioni, confronto con altri amministratori), il sospetto rimane: l’auto comunale rischia di essere diventata l’auto personale del primo cittadino. E questo, in un piccolo Comune, è esattamente il genere di cose che fa perdere fiducia nella politica locale.
Trasparenza zero, retorica tanta. Non è un buon segnale.
1. Il cittadino solleva un dubbio legittimo
Nel primo articolo, un cittadino scrive in modo educato ma diretto: nota che il sindaco usa spesso l’auto del car sharing comunale, quasi tutti i giorni e anche nei festivi. Capisce gli impegni istituzionali, ma chiede trasparenza (ricevute o rendicontazione) perché il dubbio che venga usata anche per “fatti suoi” è naturale quando si vede l’auto in giro continuamente.
È una richiesta sacrosanta in un piccolo Comune: i mezzi comunali (pagati con soldi pubblici) non sono un benefit personale del sindaco.
2. La risposta del Sindaco: evasiva e poco convincente
Invece di fornire dati concreti, il sindaco risponde così:
•Invita il cittadino a firmarsi o contattarlo direttamente (classica mossa per spostare il discorso dal pubblico al privato e far passare la critica come “sterile”).
•Dice genericamente che “il ruolo di sindaco lo vivo 7 giorni su 7” (frase retorica tipica, ma non prova nulla).
•Elenca una serie di impegni (riunioni, eventi, Monza-Montevecchia, ecc.), alcuni dei quali plausibili, ma non dimostra che tutti quei spostamenti giustifichino l’uso quasi quotidiano + festivo dell’auto.
•Non allega nessuna ricevuta, nessun riepilogo chilometrico, nessuna rendicontazione dell’uso del mezzo (esattamente quello che chiedeva il cittadino).
•Si difende dicendo che la scelta del car sharing è stata “centrata” (ma questo non c’entra con l’abuso potenziale).
In sintesi: il sindaco ha risposto con parole, non con numeri. Ha trasformato una richiesta di trasparenza in un’occasione per auto-celebrarsi (“guarda quante cose faccio”).
Punti critici principali
•Mancanza di trasparenza: in un Comune piccolo come Montevecchia, dovrebbe essere banale pubblicare un semplice estratto dell’uso del mezzo (data, km, motivazione). Non l’ha fatto.
•Normalizzazione dell’uso privato: dire “lo vivo 7 giorni su 7” rischia di giustificare l’uso del mezzo comunale come se fosse un’auto personale. Il sindaco ha diritto a una vita privata; per quella deve usare la propria macchina.
•Stile difensivo: invece di ringraziare per la segnalazione e promettere maggiore rendicontazione, ha fatto la lezioncina su quanto sia impegnato. Tipico atteggiamento di chi si sente “intoccabile” perché fa il sindaco.
•Car sharing come auto di servizio: il car sharing dovrebbe servire a ottimizzare i costi e a condividere il mezzo. Se finisce per essere usato prevalentemente dal sindaco, il beneficio per la collettività è dubbio.
Conclusione
Il cittadino ha fatto bene a scrivere. Il dubbio è più che legittimo. Il sindaco ha risposto in modo evasivo, senza dare le prove richieste e cercando di ribaltare la narrazione su di sé come “sindaco instancabile”.
In mancanza di rendicontazione pubblica chiara (km percorsi, motivazioni, confronto con altri amministratori), il sospetto rimane: l’auto comunale rischia di essere diventata l’auto personale del primo cittadino. E questo, in un piccolo Comune, è esattamente il genere di cose che fa perdere fiducia nella politica locale.
Trasparenza zero, retorica tanta. Non è un buon segnale.
Aldo
























