Io ed alcuni ciclisti

Ebbene, è successo anche a me. Incontrare quel gruppo di ciclisti che, pronti a tutto, finiscono per considerare la strada una loro proprietà esclusiva. E se non rispetti le loro regole — come suonare un solo colpo di clacson perché, mentre li stai superando, stanno lentamente invadendo la corsia di sinistra — il risultato è una reazione fatta di urla, insulti e confusione, tale da farti sentire improvvisamente solo e quasi in colpa. Per quanto mi riguarda, è la prima volta che mi succede e ammetto che mi ha lasciato disorientato. Tra le urla, mi sono ritrovato poi all’incrocio, con il semaforo ormai giallo, mentre svoltavo a destra. Lì ho incontrato un altro ciclista, forse staccatosi dal gruppo o semplicemente rimasto indietro, fermo all’estrema sinistra dell’incrocio. Anche lui ha iniziato a insultarmi: “scemo”, “coglione” e altro ancora. Dopo aver superato l’incrocio ho rallentato, cercando di capire se con quel ciclista si fosse aperto un nuovo episodio oppure se fosse semplicemente la continuazione di quanto accaduto poco prima, cioè quel breve colpo di clacson rivolto a chi, senza guardare, si stava spostando verso sinistra mentre ero in fase di sorpasso. Vorrei fare un appello a tutti noi — ciclisti e automobilisti — affinché si eviti questa aggressività continua. Sulle strade convivono mezzi diversi, fragilità diverse e persone diverse. E basta poco perché una situazione tesa degeneri inutilmente. Vorrei anche dare un consiglio, con rispetto e senza polemica, soprattutto alle persone più anziane: andare in bicicletta è bellissimo, ma non ci restituisce automaticamente i riflessi e la prudenza dei vent’anni. Proprio per questo, forse, servirebbe ancora più attenzione reciproca. 
A.C.
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