Merate: sicurezza digitale, l’appello della criminologa Stefania Crema ai genitori "sconnessi"
Si è concluso martedì 19 maggio il ciclo di incontri dedicato all'educazione digitale e alla prevenzione del bullismo presso l’aula magna dell’Istituto Comprensivo "A. Manzoni" di Merate, segnando la tappa finale della rassegna "Figli connessi, genitori (s)connessi" per l'edizione 2026.

L’evento, inserito nel più ampio progetto d'istituto denominato "Non cadere nella rete - Stop cyberbullismo" e realizzato in stretta sinergia con la Fondazione Carolina, ha visto la partecipazione dell’avvocato e criminologa Stefania Crema, introdotta dalla dirigente scolastica dott.ssa Giovanna Laura Sala. Durante la serata, la relatrice ha delineato un quadro complesso e profondo del rapporto tra le giovani generazioni e il mondo virtuale, sollecitando gli adulti a recuperare un ruolo educativo attivo e consapevole in un contesto dove spesso la tecnologia corre più veloce della capacità di orientamento dei genitori.

Uno dei temi centrali affrontati dall'avvocato Crema ha riguardato la precocità con cui i bambini accedono a piattaforme digitali che, per legge, richiederebbero un'età minima di 14 anni per un uso autonomo. La realtà emersa dai racconti dei ragazzi nelle classi quarte e quinte della scuola primaria mostra invece un utilizzo massiccio di piattaforme social, come WhatsApp e TikTok, e videogiochi online, come Roblox, già in tenera età, una condizione che la relatrice ha definito provocatoriamente come una scelta di illegalità condivisa tra genitori e figli. Spesso, infatti, gli adulti sottovalutano il rigore delle normative o si affidano alla presunta consapevolezza dei propri figli, ignorando che la rete nasconde insidie che vanno ben oltre la semplice comunicazione e che possono portare a veri e propri "inciampi" legali o psicologici.

L'analisi dei rischi si è spinta fino alla descrizione dei contenuti espliciti a cui i minori sono esposti attraverso alcuni videogiochi, citando il caso emblematico di Grand Theft Auto (GTA), dove le missioni coinvolgono violenza, spaccio e scenari non adatti all'infanzia. Stefania Crema ha spiegato come l’esposizione prolungata a linguaggi aggressivi e dinamiche violente online finisca per influenzare il comportamento dei ragazzi nella vita reale, rendendo difficile per loro mantenere un approccio gentile o un linguaggio piano una volta spento il dispositivo. A questo si aggiunge il pericolo gravissimo del grooming, ovvero l'adescamento di minori, che oggi non avviene più solo per strada ma si infiltra nelle chat online, come dimostrato da recenti indagini condotte proprio nel territorio della provincia di Monza.

Un altro punto di riflessione fondamentale è stato dedicato alla permanenza dei contenuti online e al diritto all'oblio, tragicamente illustrato dal caso di Carolina Picchio, la prima vittima riconosciuta di cyberbullismo in Italia. La relatrice ha ricordato come, a distanza di dieci anni dalla sua scomparsa, immagini e video di quel dolore possano ancora riemergere nelle maglie della rete, ricordandoci che ogni dato condiviso rischia di rimanere scolpito digitalmente per sempre, condizionando la reputazione e il futuro dei ragazzi ben oltre il momento della pubblicazione. Questa mancanza di "mentalizzazione delle conseguenze" è uno dei deficit più evidenti nei giovani, che spesso non percepiscono il confine tra lo scherzo virtuale e il danno reale permanente.

Per contrastare questa deriva, Stefania Crema ha proposto un modello educativo basato sulla curiosità e sulla vicinanza dell'adulto piuttosto che sul semplice controllo o sul divieto assoluto. I genitori sono stati esortati a diventare compagni di navigazione, interessandosi a ciò che i figli fanno online, chiedendo loro di spiegare le dinamiche dei giochi e informandosi tramite siti specializzati o manuali come quelli offerti dalla Fondazione Carolina. È fondamentale stabilire patti educativi chiari che prevedano, ad esempio, l'esclusione dei dispositivi dalle camere da letto durante la notte, poiché le statistiche mostrano che i pericoli maggiori si verificano tra le due e le cinque del mattino.

L'efficacia di queste regole dipende però strettamente dall'esempio fornito dagli adulti: non si può chiedere a un ragazzo di staccarsi dal cellulare a tavola se il genitore è il primo a non farlo. La sfida per le famiglie è quella di ritagliarsi spazi di autentica disconnessione e di imparare a praticare il "silenzio di vicinanza", offrendo ai figli una presenza rassicurante e non giudicante che permetta loro di aprirsi quando si sentono in difficoltà.
L'incontro si è concluso con un forte richiamo all'alleanza tra scuola e famiglia, sottolineando che solo attraverso una collaborazione onesta è possibile costruire una rete di protezione solida attorno ai minori, valorizzando le loro risorse e accompagnandoli con uno sguardo gentile verso un'età adulta più consapevole e sicura.

L’evento, inserito nel più ampio progetto d'istituto denominato "Non cadere nella rete - Stop cyberbullismo" e realizzato in stretta sinergia con la Fondazione Carolina, ha visto la partecipazione dell’avvocato e criminologa Stefania Crema, introdotta dalla dirigente scolastica dott.ssa Giovanna Laura Sala. Durante la serata, la relatrice ha delineato un quadro complesso e profondo del rapporto tra le giovani generazioni e il mondo virtuale, sollecitando gli adulti a recuperare un ruolo educativo attivo e consapevole in un contesto dove spesso la tecnologia corre più veloce della capacità di orientamento dei genitori.

La dottoressa Stefania Crema con la dirigente Giovanna Laura Sala
Uno dei temi centrali affrontati dall'avvocato Crema ha riguardato la precocità con cui i bambini accedono a piattaforme digitali che, per legge, richiederebbero un'età minima di 14 anni per un uso autonomo. La realtà emersa dai racconti dei ragazzi nelle classi quarte e quinte della scuola primaria mostra invece un utilizzo massiccio di piattaforme social, come WhatsApp e TikTok, e videogiochi online, come Roblox, già in tenera età, una condizione che la relatrice ha definito provocatoriamente come una scelta di illegalità condivisa tra genitori e figli. Spesso, infatti, gli adulti sottovalutano il rigore delle normative o si affidano alla presunta consapevolezza dei propri figli, ignorando che la rete nasconde insidie che vanno ben oltre la semplice comunicazione e che possono portare a veri e propri "inciampi" legali o psicologici.

L'analisi dei rischi si è spinta fino alla descrizione dei contenuti espliciti a cui i minori sono esposti attraverso alcuni videogiochi, citando il caso emblematico di Grand Theft Auto (GTA), dove le missioni coinvolgono violenza, spaccio e scenari non adatti all'infanzia. Stefania Crema ha spiegato come l’esposizione prolungata a linguaggi aggressivi e dinamiche violente online finisca per influenzare il comportamento dei ragazzi nella vita reale, rendendo difficile per loro mantenere un approccio gentile o un linguaggio piano una volta spento il dispositivo. A questo si aggiunge il pericolo gravissimo del grooming, ovvero l'adescamento di minori, che oggi non avviene più solo per strada ma si infiltra nelle chat online, come dimostrato da recenti indagini condotte proprio nel territorio della provincia di Monza.

Un altro punto di riflessione fondamentale è stato dedicato alla permanenza dei contenuti online e al diritto all'oblio, tragicamente illustrato dal caso di Carolina Picchio, la prima vittima riconosciuta di cyberbullismo in Italia. La relatrice ha ricordato come, a distanza di dieci anni dalla sua scomparsa, immagini e video di quel dolore possano ancora riemergere nelle maglie della rete, ricordandoci che ogni dato condiviso rischia di rimanere scolpito digitalmente per sempre, condizionando la reputazione e il futuro dei ragazzi ben oltre il momento della pubblicazione. Questa mancanza di "mentalizzazione delle conseguenze" è uno dei deficit più evidenti nei giovani, che spesso non percepiscono il confine tra lo scherzo virtuale e il danno reale permanente.

Per contrastare questa deriva, Stefania Crema ha proposto un modello educativo basato sulla curiosità e sulla vicinanza dell'adulto piuttosto che sul semplice controllo o sul divieto assoluto. I genitori sono stati esortati a diventare compagni di navigazione, interessandosi a ciò che i figli fanno online, chiedendo loro di spiegare le dinamiche dei giochi e informandosi tramite siti specializzati o manuali come quelli offerti dalla Fondazione Carolina. È fondamentale stabilire patti educativi chiari che prevedano, ad esempio, l'esclusione dei dispositivi dalle camere da letto durante la notte, poiché le statistiche mostrano che i pericoli maggiori si verificano tra le due e le cinque del mattino.

L'efficacia di queste regole dipende però strettamente dall'esempio fornito dagli adulti: non si può chiedere a un ragazzo di staccarsi dal cellulare a tavola se il genitore è il primo a non farlo. La sfida per le famiglie è quella di ritagliarsi spazi di autentica disconnessione e di imparare a praticare il "silenzio di vicinanza", offrendo ai figli una presenza rassicurante e non giudicante che permetta loro di aprirsi quando si sentono in difficoltà.
L'incontro si è concluso con un forte richiamo all'alleanza tra scuola e famiglia, sottolineando che solo attraverso una collaborazione onesta è possibile costruire una rete di protezione solida attorno ai minori, valorizzando le loro risorse e accompagnandoli con uno sguardo gentile verso un'età adulta più consapevole e sicura.
M.Pen.
























