Merate: il “messaggio” di Ezio Bosso nello spettacolo con Sandrelli e Mazzonetto
Il sogno degli organizzatori è quello che Merate diventi la “casa” di tutti coloro, e sono tanti, che amano e apprezzano Ezio Bosso, musicista di valore e di grande umanità.
Un sogno non impossibile considerato che da qualche anno gli eventi realizzati in suo nome fanno registrare il tutto esaurito.
Quest’anno, per celebrare il maestro, lo spettacolo in auditorium di sabato 9 ha visto la presenza di un giovane musicista talentuoso, Francesco Mazzonetto, e dell’attrice Amanda Sandrelli, mentre domenica 10 maggio in compresenza con il pianista c’era sul palco il giornalista di Rai news 24 Fausto Pellegrini.

Prime assolute entrambi gli spettacoli che, visto il successo meratese, verranno probabilmente replicati in altre località italiane.
“Io e Francesco abbiamo cercato di costruire con i testi, la musica e le poesie di Ezio Bosso, un viaggio che porti il pubblico a capire e conoscere meglio il suo straordinario talento”, ha esordito Amanda Sandrelli.
“Nello spettacolo di stasera c'è il messaggio potente di Ezio, un messaggio che unisce e parla all'intimità di ognuno di noi, perché nella sua musica e nelle sue parole siamo noi”, le ha fatto eco il giovane pianista.
Francesco Mazzonetto, che ha eseguito con grande partecipazione emotiva unita a una sicura padronanza musicale diversi brani composti da Bosso, a soli 29 anni è direttore artistico del “Musica Regina in Villa” International Music Festival, festival musicale che si svolge alla Villa della Regina di Torino per la valorizzazione del patrimonio culturale e dei giovani attraverso la musica. Ha vinto numerosi premi ed è stato coinvolto con ruolo di pianista e di coach preparatore in numerose importanti produzioni cinematografiche.
Grazie alla collaborazione di Tommaso Bosso, nipote e amministratore dell’eredità artistica del maestro, ha potuto eseguire i pezzi musicali con il pianoforte Steinway gran coda appartenuto a Ezio Bosso e da lui chiamato “il fratellone”.
Amanda Sandrelli, “figlia d’arte” di Gino Paoli e Stefania Sandrelli, che ha curato anche la regia dello spettacolo, ha letto diversi brani tratti dal libro “Faccio musica” a cura di Alessia Cappelletti, che hanno reso in modo evidente lo spessore umano del musicista e compositore.
Direttore della Europe Philarmonic Orchestra da lui fondata, contrabbassista, compositore, “pianista all’occorrenza”, direttore d’orchestra, Ezio Bosso è stato anche un intellettuale e divulgatore, diventato famoso grazie al programma televisivo da lui ideato e condotto “Che storia è la musica”. Si è spento il 14 maggio 2020 dopo una malattia invalidante ma da cui non si è lasciato vincere, facendola diventare fonte di ispirazione e di condivisione.
I brani letti dalla Sandrelli, così come le interviste realizzate dal giornalista Fausto Pellegrini e proiettate sullo schermo nel corso dell’evento di domenica pomeriggio, hanno contribuito a far capire al pubblico il messaggio che Ezio Bosso ha lasciato con la sua musica ma anche con i suoi pensieri e le sue scelte di vita.

Tra i temi ricorrenti quello della musica che o si fa insieme o non è (“La musica ci rende fratelli, è ciò che provo per ogni musicista con cui abbia avuto la fortuna di collaborare, ma anche ciò che penso ogni volta che la condividiamo”), e il tema della responsabilità (“Vivo la musica come una responsabilità. Anche la scelta di un programma di concerto per me è parte di quella responsabilità. La responsabilità del tempo di chi mi regala il suo tempo, permettendo alla musica e a me di vivere”).
Da questi brevi accenni, ma ancor più dalle letture dei brani scelti per l’evento di sabato per chi ha avuto l’opportunità di assistere allo spettacolo, si può capire come intorno alla sua figura si sia creata una comunità di persone che, ciascuna con il proprio ruolo e secondo le proprie capacità, si è assunta la missione di mantenere vivi nel tempo il suo ricordo, la sua musica, la sua filosofia di vita.
Si può capire il sogno dei meratesi Gianni Sicoli e Daniela Cardani di creare uno spazio permanente a lui dedicato, si può capire la presenza tra il pubblico di entrambi gli eventi dello scultore e fotografo trentino Bruno Lucchi che lo scorso anno aveva esposto in villa Confalonieri i suoi lavori dedicati a Bosso.
“Il mondo è cambiato molto e i teatri oggi devono essere Case della Musica, per educare”, aveva detto il musicista rispondendo a una domanda sul rapporto fra pubblico e teatro, in particolare quello dell’opera. “I teatri più piccoli oggi possono essere più importanti di quelli grandi assumendo un ruolo diverso, andando oltre l’opera stessa. Nell’opera tutto è musica, anche chi sposta la sedia fa musica e tutto e tutti aprono le porte a un sogno. È una macchina complessa fatta di tante persone. La vera magia sta in quello che c’è dietro alla facciata. La vera battaglia oggi è fare vedere che nulla è superfluo”.
Un sogno non impossibile considerato che da qualche anno gli eventi realizzati in suo nome fanno registrare il tutto esaurito.
Quest’anno, per celebrare il maestro, lo spettacolo in auditorium di sabato 9 ha visto la presenza di un giovane musicista talentuoso, Francesco Mazzonetto, e dell’attrice Amanda Sandrelli, mentre domenica 10 maggio in compresenza con il pianista c’era sul palco il giornalista di Rai news 24 Fausto Pellegrini.

Prime assolute entrambi gli spettacoli che, visto il successo meratese, verranno probabilmente replicati in altre località italiane.
“Io e Francesco abbiamo cercato di costruire con i testi, la musica e le poesie di Ezio Bosso, un viaggio che porti il pubblico a capire e conoscere meglio il suo straordinario talento”, ha esordito Amanda Sandrelli.
“Nello spettacolo di stasera c'è il messaggio potente di Ezio, un messaggio che unisce e parla all'intimità di ognuno di noi, perché nella sua musica e nelle sue parole siamo noi”, le ha fatto eco il giovane pianista.
Francesco Mazzonetto, che ha eseguito con grande partecipazione emotiva unita a una sicura padronanza musicale diversi brani composti da Bosso, a soli 29 anni è direttore artistico del “Musica Regina in Villa” International Music Festival, festival musicale che si svolge alla Villa della Regina di Torino per la valorizzazione del patrimonio culturale e dei giovani attraverso la musica. Ha vinto numerosi premi ed è stato coinvolto con ruolo di pianista e di coach preparatore in numerose importanti produzioni cinematografiche.
Grazie alla collaborazione di Tommaso Bosso, nipote e amministratore dell’eredità artistica del maestro, ha potuto eseguire i pezzi musicali con il pianoforte Steinway gran coda appartenuto a Ezio Bosso e da lui chiamato “il fratellone”.
Amanda Sandrelli, “figlia d’arte” di Gino Paoli e Stefania Sandrelli, che ha curato anche la regia dello spettacolo, ha letto diversi brani tratti dal libro “Faccio musica” a cura di Alessia Cappelletti, che hanno reso in modo evidente lo spessore umano del musicista e compositore.
Direttore della Europe Philarmonic Orchestra da lui fondata, contrabbassista, compositore, “pianista all’occorrenza”, direttore d’orchestra, Ezio Bosso è stato anche un intellettuale e divulgatore, diventato famoso grazie al programma televisivo da lui ideato e condotto “Che storia è la musica”. Si è spento il 14 maggio 2020 dopo una malattia invalidante ma da cui non si è lasciato vincere, facendola diventare fonte di ispirazione e di condivisione.
I brani letti dalla Sandrelli, così come le interviste realizzate dal giornalista Fausto Pellegrini e proiettate sullo schermo nel corso dell’evento di domenica pomeriggio, hanno contribuito a far capire al pubblico il messaggio che Ezio Bosso ha lasciato con la sua musica ma anche con i suoi pensieri e le sue scelte di vita.

Tra i temi ricorrenti quello della musica che o si fa insieme o non è (“La musica ci rende fratelli, è ciò che provo per ogni musicista con cui abbia avuto la fortuna di collaborare, ma anche ciò che penso ogni volta che la condividiamo”), e il tema della responsabilità (“Vivo la musica come una responsabilità. Anche la scelta di un programma di concerto per me è parte di quella responsabilità. La responsabilità del tempo di chi mi regala il suo tempo, permettendo alla musica e a me di vivere”).
Da questi brevi accenni, ma ancor più dalle letture dei brani scelti per l’evento di sabato per chi ha avuto l’opportunità di assistere allo spettacolo, si può capire come intorno alla sua figura si sia creata una comunità di persone che, ciascuna con il proprio ruolo e secondo le proprie capacità, si è assunta la missione di mantenere vivi nel tempo il suo ricordo, la sua musica, la sua filosofia di vita.
Si può capire il sogno dei meratesi Gianni Sicoli e Daniela Cardani di creare uno spazio permanente a lui dedicato, si può capire la presenza tra il pubblico di entrambi gli eventi dello scultore e fotografo trentino Bruno Lucchi che lo scorso anno aveva esposto in villa Confalonieri i suoi lavori dedicati a Bosso.
“Il mondo è cambiato molto e i teatri oggi devono essere Case della Musica, per educare”, aveva detto il musicista rispondendo a una domanda sul rapporto fra pubblico e teatro, in particolare quello dell’opera. “I teatri più piccoli oggi possono essere più importanti di quelli grandi assumendo un ruolo diverso, andando oltre l’opera stessa. Nell’opera tutto è musica, anche chi sposta la sedia fa musica e tutto e tutti aprono le porte a un sogno. È una macchina complessa fatta di tante persone. La vera magia sta in quello che c’è dietro alla facciata. La vera battaglia oggi è fare vedere che nulla è superfluo”.
A.Vi.
























