Lomagna: "Medioccidente" un continente morale tra crisi e speranza, nel saggio di Lupo

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Cosa resta dell’Occidente se lo priviamo della sua anima culturale per ridurlo a una semplice espressione finanziaria? È questa la domanda centrale che ha guidato la serata di martedì 15 maggio presso l’Auditorium di via Roma, dove lo scrittore e saggista Giuseppe Lupo ha presentato il suo ultimo lavoro, "Medioccidente". L'evento, promosso dall'associazione La Semina con il patrocinio dell'amministrazione comunale, ha permesso di esplorare una riflessione che va ben oltre la semplice letteratura, configurandosi come un'indagine profonda sull’identità europea e sulla crisi del nostro tempo.
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Fin dall'esordio della serata, Lupo ha tenuto a precisare che il termine Medioccidente non appartiene ad alcuna mappa geografica tradizionale, bensì è un neologismo da lui coniato e scritto rigorosamente come parola unica per sottolineare la sua natura di "continente morale" piuttosto che di spazio fisico. L'autore ha spiegato come questa intuizione nasca da una curiosità storica e linguistica legata al fatto che, mentre esiste da secoli un Medio Oriente, la scoperta di un Estremo Occidente – le Americhe – non ha mai portato alla codificazione di un "Medio Occidente" linguistico. Questo vuoto semantico riflette, secondo lo scrittore, una mancanza di consapevolezza di quegli spazi di confine che definisce come una cerniera dove l’Oriente non è ancora finito e l’Occidente non è ancora cominciato. Luoghi simbolo di questa condizione sono Venezia e Trieste, città che Lupo descrive come porte aperte tra mondi diversi, dove in un solo chilometro quadrato possono convivere sinagoghe, chiese ortodosse e cattoliche, rendendo indistinguibile il confine tra culture.
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Uno dei pilastri del dibattito è stata la serrata critica alla costruzione dell'Unione Europea, rea di essersi fondata esclusivamente su basi finanziarie e monetarie negli anni '90, trascurando la storia, la religione e la tradizione culturale. Lupo ha osservato con amarezza come, durante l'atto fondativo dell'Europa unita, gli intellettuali, i filosofi e gli artisti non siano stati ascoltati, lasciando campo libero esclusivamente a banchieri ed economisti. Questa fragilità identitaria è emersa con forza durante la pandemia di Covid-19, che ha agito da cartina di tornasole rivelando la debolezza di società che si credevano imbattibili ma che si sono scoperte fragili nel momento in cui la produzione si è fermata anche solo per un mese. Durante l'emergenza, inoltre, sono emerse logiche contrastanti all'interno dell'Occidente stesso, opponendo la cultura latina e mediterranea della protezione dei fragili alla visione nordeuropea dell'immunità di gregge.
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Il racconto si è poi spostato verso l’Appennino, inteso come una faglia che custodisce esperienze di comunità alternative alla deriva individualista del capitalismo nordico e calvinista. L'autore ha proposto l'immagine potente del Cristo di Maratea, una statua che, a differenza del Redentore di Rio de Janeiro, volge le spalle al mare e all'America per guardare verso l'interno, verso le anime e le montagne, simboleggiando un Occidente che deve tornare a guardarsi dentro. In questo contesto, Lupo ha richiamato figure fondamentali come Adriano Olivetti, Don Zeno Saltini di Nomadelfia e Giuseppe Dossetti, che hanno cercato di costruire modelli di vita basati sul senso della comunità e della solidarietà, valori che oggi appaiono drammaticamente azzerati.
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Particolarmente toccante è stata la genesi del legame tra Lupo e la città di Budapest, nata da una sorta di visione di una bambina che giocava in una stradina desolata, diventata per l'autore il simbolo di un'Europa ferita e di quelle nazioni che, pur sentendosi profondamente occidentali, sono state strappate alla loro storia dal blocco sovietico. Questo approccio alla narrazione conferma la visione di Lupo secondo cui il compito dello scrittore non è quello di fare cronaca, compito che spetta ai giornalisti, ma quello di reinventare la realtà attraverso l'immaginazione.
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Il libro approda infine a un decalogo di dieci parole, tra cui spiccano Dialogo, Comunità e Contaminazione, intese come strumenti per ritrovare un senso comune oltre la prevaricazione individuale. Lupo ha concluso la serata affermando che l'unica religione in cui crede è quella del raccontare storie, un atto morale necessario per salvare i nomi dall'oblio dell'abisso, citando come esempio la Sinagoga Pinkas di Praga dove i nomi delle vittime della Shoah coprono interamente le pareti. In quest'ottica, la letteratura diventa un sistema di conoscenza complesso, capace di dialogare con la fisica e l'ingegneria, poiché non vi è differenza tra il progettare una casa e il costruire una frase che sappia sfidare il tempo.
M.Pen.
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