Il nuovo ponte di Paderno e il cerchiobottismo della Provincia  

Confessiamo di aver dato colpevolmente scarsa attenzione al comunicato stampa del 13 maggio scorso della Provincia di Lecco, soprattutto perché porta la firma di Alessandra Hofmann e Mattia Micheli, due leghisti talmente avvinghiati alla poltrona da dire tutto e il suo contrario pur di non staccare le natiche dal velluto.
Sì, avevamo notato quel passaggio seminascosto in fondo tra una priorità, una sinergia e una tutela dove si legge che . . . .  "la posizione del nuovo ponte di Paderno dovrà essere quella indicata e voluta dai territori, aperta parentesi Comuni (tanto valeva scrivere comuni no?) e saremo pronti a sostenere le scelte, che auspichiamo vengano sin da subito rese note dai Comuni (non ai Comuni, perché quelle dei Comuni più direttamente interessati sono note da mesi) . . .assicurando così il rispetto di tutte le posizioni espresse”.
Vediamo di capire meglio: la Hofmann e Micheli prendono ordini dal partito il quale per bocca del suo leader lecchese Mauro Piazza ha detto che il progetto di Rete Ferroviaria Italiana di realizzare il nuovo viadotto a 30 metri dal San Michele va bene così. Peraltro analogo concetto lo aveva affermato anche Mattia Micheli in una intervista a questo giornale che potete qui rileggere (. . . . . .).
Ma il territorio, dopo la chiusura di Brivio, è una mina pronta a esplodere. Al punto da indurre la presidente della Provincia di Lecco Alessandra Hofmann e il vice Mattia Micheli a affermare che ascolteranno i comuni, in particolare quelli di prima fascia, cioè Paderno, Robbiate, Verderio e Imbersago.
I quali, come tutti sanno, con l’esclusione di Hofmann e Micheli, da mesi e mesi hanno bocciato senza appello il progetto di RFI, spalleggiati in ciò da numerosi comuni sia dell’area bergamasca sia da quella monzese.
Dunque che posizioni sostenere adesso?
E’ evidente che i due, Hofmann e Micheli, camminano sulle uova. Da un lato c’è il sì granitico al progetto da parte della Lega, rappresentata in Regione dalla bergamasca Claudia Maria Terzi, dall’altro c’è un movimento crescente di protesta, ci sono i sindaci che, sempre più numerosi, si schierano con coloro che vogliono  mantenere in vita il San Michele per il transito dei treni e realizzare il nuovo ponte più a sud nell’area cornatese, poche centinaia di metri, per evitare di squassare i centri di Paderno, Robbiate e Verderio (ma ci sarebbero anche Merate, Cernusco, Osnago e Lomagna) e intercettare tutto il traffico proveniente dalla tangenziale Est.
Camminano sulle uova perché “. . .il rispetto di tutte le posizioni espresse. . .” corrisponde al classico adagio botte piena, moglie ubriaca. O si dice sì al progetto RFI o si dice sì al piano alternativo dei Comuni. Le due posizioni sono inconciliabili.
Bene, detto ciò, il nostro parere è il seguente: la Hofmann non ha la minima intenzione di seguire i Comuni. Ha però bisogno di tempo, di gettare acqua su un incendio che minaccia di levarsi sempre più violento. Quindi dice – e fa scrivere – che c’è un’apertura verso il territorio. A parole. Perché, all’annunciato da mesi blocco di Brivio la Provincia avrebbe potuto chiedere con forza una soluzione provvisoria come un ponte di barche per pedoni cicli, moto e autovetture. Invece non ha mosso un dito.  E non muoverà un dito per Paderno.
Il caos di queste prime settimane deve averli spaventati e ora corrono ai ripari.
Ma è tardi per rifarsi una verginità. E ora, tardivamente, qualche consigliere di centrodestra che votò la Hofmann alla presidenza della Provincia, dice a voce alta di essersi pentito.
Meglio tardi che mai. C’era Fabio Vergani che avrebbe difeso il territorio. Chi ha preferito il partito, cioè sindaci e consiglieri di centrodestra della Brianza sud-orientale ora debbono solo stare zitti. Mentre i cittadini dei loro comuni sanno chi devono ringraziare per questo disastro. E per quello che si prospetta dopo il 2030.
Claudio Brambilla
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