Merate: Gabriele Guadagna presenta l’ass. ‘Mica macho’
Ha attratto molte persone e soprattutto giovani la serata su “Un viaggio negli stereotipi maschili per svelare la gabbia dei ruoli di genere”, organizzata venerdì sera in auditorium da Dietrolalavagna e dal fondo Giulia Pozzebon con il patrocinio del Comune di Merate.
Ospite unico Gabriele Guadagna, rappresentante dell’associazione Mica macho, intervistato dal giornalista Stefano Pozzebon.
Una novità per la nostra cittadina affrontare con un pubblico vasto ed eterogeneo temi come questo di grande attualità, ma spesso anche forieri di polarizzazioni estreme.

L’ha sottolineato l’assessora Patrizia Riva nell’introdurre la serata e l’hanno ripreso alcuni intervenuti tra il pubblico, manifestando il proprio gradimento.
“Ritengo importante che anche a Merate si realizzino serate come questa, in cui ci si interroga e si prova a immaginare ruoli diversi per arrivare a una convivenza più rispettosa”, ha dichiarato Riva. “Molto positivo che le associazioni collaborino tra di loro per affrontare i problemi, solo così si possono fare dei passi avanti”.
Stefano Pozzebon ha colto subito l’assist: “Merate non è Milano, in effetti qui siamo un po’ in ritardo”.
Il giornalista ha quindi invitato Gabriele Guadagna a presentare l’associazione, che in effetti ha sede nel capoluogo anche se alcuni gruppi agiscono anche in altre località.
“Siamo nati come gruppo su Telegram nel 2020 dopo un fatto di revenge porn (diffusione di immagini e video intimi di una persona senza il suo consenso, ndr.), poi abbiamo creato una pagina su Instagram e infine è nata l’associazione nel 2021. Attualmente organizziamo gruppi di autocoscienza maschile una volta alla settimana e andiamo nelle scuole, dove ci chiamano, e nelle aziende a parlare di questi argomenti”.
Grazie a un finanziamento europeo, l’associazione ha realizzato anche un festival a cui ha partecipato Gino Cecchettin, e ha pubblicato il libro “Cosa vuol dire fare l’uomo? Una guida corale per ridefinire il maschile”.
“Ma perché proprio ora?”, ha chiesto Pozzebon. “Perché c’è una particolare urgenza oppure perché il problema è arrivato a un punto di maturazione?”
“La voce maschile è arrivata in ritardo rispetto a quella femminile, anche se da parecchi anni in Italia opera il gruppo Maschile Plurale che si occupa di queste tematiche”, ha risposto Guadagna.

L’esponente di Mica macho, che ha una laurea in Comunicazione e attualmente studia Antropologia, ha tracciato un percorso storico a partire dagli anni Novanta quando negli Usa ha cominciato a diffondersi una reazione violenta da parte degli uomini perché le donne stavano entrando nel mondo dei videogiochi fino a quel momento di stretto appannaggio maschile.
Ha poi parlato della “manosfera”, ovvero di quell’insieme di gruppi e account presenti sui social network che sostengono e propagano opinioni antifemministe, misogine e spesso ultraconservatrici. Una realtà poco conosciuta alle grandi masse e che è stata portata alla ribalta da una serie Netflix, “Adolescence”, che ha avuto un grande successo di pubblico.
Ma Guadagna si è anche messo a nudo parlando della propria storia personale.
Nato e cresciuto a Palermo attualmente vive a Milano, ma sta pensando di tornare a vivere nella sua isola natale. Troppo freddo, e non solo da un punto di vista meteorologico, il clima al nord dove le relazioni sono più distaccate anche nelle manifestazioni esteriori.
“Fino a 19 anni non ho avuto una ragazza”, ha confessato, “e mi spiegavo questo con miei presunti difetti fisici anche se in realtà io mi piacevo così com’ero. Poi ho incontrato persone che mi hanno aiutato a capire il perché del dolore che mi portavo dentro”.
Difficili i rapporti con la sua famiglia d’origine, oggi fortunatamente recuperati e migliorati (“Adesso riesco ad abbracciare mia madre e sono riuscito a intervistare mio padre”).
L’incontro con Mica macho è stato del tutto fortuito e casuale. Ma l’obiettivo è quello di creare un canale istituzionale che ne favorisca la presenza nelle scuole, dove a volte i volontari sono ben accolti e supportati mentre altre volte sono osteggiati.
“Ma cosa significa superare il patriarcato?”, l’ha provocato Stefano Pozzebon.
“Il patriarcato non si supera, caso mai cambia il nostro rapporto con questo dato di fatto. Nei gruppi di autocoscienza ci proviamo facendoci domande del tipo ‘come stai?’, ‘cosa significa essere gelosi?’, ‘cosa vuol dire amare?’. Cerchiamo di capire le emozioni e di fornire strumenti per capirle”.
Tra l’altro, ha poi spiegato l’intervistato, il patriarcato con il tempo evolve.
“Se mi paragono a mio padre c’è un abisso, lui aveva sicurezze che io non ho. E famiglie tradizionali quasi non ce ne sono più”.

L’ultima parte della serata è stata dedicata all’importante capitolo del mondo online.
Anche in questo caso Guadagna ha fatto riferimento a un’origine storica dell’attuale linguaggio utilizzato dai troll (utenti che spesso dietro anonimato pubblicano messaggi violenti e offensivi al solo scopo di creare caos, ndr.) che risalirebbe al linguaggio cinico utilizzato da Alan Moore, fumettista inglese autore tra l’altro del popolare Batman.
“Questo linguaggio non consente di avere una reale conversazione, quindi io preferisco incontrare queste persone dal vivo e mi sono reso conto che quando questo succede cambia tutto. Il male che facciamo a qualcuno che per noi non è reale ci lascia indifferenti, ma quella persona magari soffre”.
L’ultima domanda dell’intervistatore ha sollecitato l’esponente di Mica macho a dire che cosa si può fare concretamente per contrastare i problemi emersi.
“Ognuno di noi dovrebbe fare la domanda a sé stesso. Comunque sono molte le cose che si possono fare: studiare, far parte di un’associazione, riconoscere di avere un problema e quindi chiedere aiuto, partecipare a un gruppo di autocoscienza. Se ti rendi conto di avere un problema poi non puoi più tornare indietro”.
Inizialmente i gruppi di autocoscienza erano costituiti da giovani tra i 20 e i 35 anni, studenti, spesso spinti a partecipare dalle proprie partner, sorelle o amiche.
Attualmente la composizione è molto più eterogenea, sia per età, che per classe sociale, che per orientamento sessuale.
In seguito a una campagna di comunicazione “mirata” sono arrivati anche uomini dichiaratamente contrari al femminismo.
Ospite unico Gabriele Guadagna, rappresentante dell’associazione Mica macho, intervistato dal giornalista Stefano Pozzebon.
Una novità per la nostra cittadina affrontare con un pubblico vasto ed eterogeneo temi come questo di grande attualità, ma spesso anche forieri di polarizzazioni estreme.

L’ha sottolineato l’assessora Patrizia Riva nell’introdurre la serata e l’hanno ripreso alcuni intervenuti tra il pubblico, manifestando il proprio gradimento.
“Ritengo importante che anche a Merate si realizzino serate come questa, in cui ci si interroga e si prova a immaginare ruoli diversi per arrivare a una convivenza più rispettosa”, ha dichiarato Riva. “Molto positivo che le associazioni collaborino tra di loro per affrontare i problemi, solo così si possono fare dei passi avanti”.
Stefano Pozzebon ha colto subito l’assist: “Merate non è Milano, in effetti qui siamo un po’ in ritardo”.
Il giornalista ha quindi invitato Gabriele Guadagna a presentare l’associazione, che in effetti ha sede nel capoluogo anche se alcuni gruppi agiscono anche in altre località.
“Siamo nati come gruppo su Telegram nel 2020 dopo un fatto di revenge porn (diffusione di immagini e video intimi di una persona senza il suo consenso, ndr.), poi abbiamo creato una pagina su Instagram e infine è nata l’associazione nel 2021. Attualmente organizziamo gruppi di autocoscienza maschile una volta alla settimana e andiamo nelle scuole, dove ci chiamano, e nelle aziende a parlare di questi argomenti”.
Grazie a un finanziamento europeo, l’associazione ha realizzato anche un festival a cui ha partecipato Gino Cecchettin, e ha pubblicato il libro “Cosa vuol dire fare l’uomo? Una guida corale per ridefinire il maschile”.
“Ma perché proprio ora?”, ha chiesto Pozzebon. “Perché c’è una particolare urgenza oppure perché il problema è arrivato a un punto di maturazione?”
“La voce maschile è arrivata in ritardo rispetto a quella femminile, anche se da parecchi anni in Italia opera il gruppo Maschile Plurale che si occupa di queste tematiche”, ha risposto Guadagna.

Alice Oggioni del fondo Giulia Pozzebon
L’esponente di Mica macho, che ha una laurea in Comunicazione e attualmente studia Antropologia, ha tracciato un percorso storico a partire dagli anni Novanta quando negli Usa ha cominciato a diffondersi una reazione violenta da parte degli uomini perché le donne stavano entrando nel mondo dei videogiochi fino a quel momento di stretto appannaggio maschile.
Ha poi parlato della “manosfera”, ovvero di quell’insieme di gruppi e account presenti sui social network che sostengono e propagano opinioni antifemministe, misogine e spesso ultraconservatrici. Una realtà poco conosciuta alle grandi masse e che è stata portata alla ribalta da una serie Netflix, “Adolescence”, che ha avuto un grande successo di pubblico.
Ma Guadagna si è anche messo a nudo parlando della propria storia personale.
Nato e cresciuto a Palermo attualmente vive a Milano, ma sta pensando di tornare a vivere nella sua isola natale. Troppo freddo, e non solo da un punto di vista meteorologico, il clima al nord dove le relazioni sono più distaccate anche nelle manifestazioni esteriori.
“Fino a 19 anni non ho avuto una ragazza”, ha confessato, “e mi spiegavo questo con miei presunti difetti fisici anche se in realtà io mi piacevo così com’ero. Poi ho incontrato persone che mi hanno aiutato a capire il perché del dolore che mi portavo dentro”.
Difficili i rapporti con la sua famiglia d’origine, oggi fortunatamente recuperati e migliorati (“Adesso riesco ad abbracciare mia madre e sono riuscito a intervistare mio padre”).
L’incontro con Mica macho è stato del tutto fortuito e casuale. Ma l’obiettivo è quello di creare un canale istituzionale che ne favorisca la presenza nelle scuole, dove a volte i volontari sono ben accolti e supportati mentre altre volte sono osteggiati.
“Ma cosa significa superare il patriarcato?”, l’ha provocato Stefano Pozzebon.
“Il patriarcato non si supera, caso mai cambia il nostro rapporto con questo dato di fatto. Nei gruppi di autocoscienza ci proviamo facendoci domande del tipo ‘come stai?’, ‘cosa significa essere gelosi?’, ‘cosa vuol dire amare?’. Cerchiamo di capire le emozioni e di fornire strumenti per capirle”.
Tra l’altro, ha poi spiegato l’intervistato, il patriarcato con il tempo evolve.
“Se mi paragono a mio padre c’è un abisso, lui aveva sicurezze che io non ho. E famiglie tradizionali quasi non ce ne sono più”.

Gabriele Guadagna e Stefano Pozzebon
L’ultima parte della serata è stata dedicata all’importante capitolo del mondo online.
Anche in questo caso Guadagna ha fatto riferimento a un’origine storica dell’attuale linguaggio utilizzato dai troll (utenti che spesso dietro anonimato pubblicano messaggi violenti e offensivi al solo scopo di creare caos, ndr.) che risalirebbe al linguaggio cinico utilizzato da Alan Moore, fumettista inglese autore tra l’altro del popolare Batman.
“Questo linguaggio non consente di avere una reale conversazione, quindi io preferisco incontrare queste persone dal vivo e mi sono reso conto che quando questo succede cambia tutto. Il male che facciamo a qualcuno che per noi non è reale ci lascia indifferenti, ma quella persona magari soffre”.
L’ultima domanda dell’intervistatore ha sollecitato l’esponente di Mica macho a dire che cosa si può fare concretamente per contrastare i problemi emersi.
“Ognuno di noi dovrebbe fare la domanda a sé stesso. Comunque sono molte le cose che si possono fare: studiare, far parte di un’associazione, riconoscere di avere un problema e quindi chiedere aiuto, partecipare a un gruppo di autocoscienza. Se ti rendi conto di avere un problema poi non puoi più tornare indietro”.
Inizialmente i gruppi di autocoscienza erano costituiti da giovani tra i 20 e i 35 anni, studenti, spesso spinti a partecipare dalle proprie partner, sorelle o amiche.
Attualmente la composizione è molto più eterogenea, sia per età, che per classe sociale, che per orientamento sessuale.
In seguito a una campagna di comunicazione “mirata” sono arrivati anche uomini dichiaratamente contrari al femminismo.
A.Vi.
























