Donne, l'altro sguardo/12. 30 volontarie in ascolto, senza giudizio

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Nelle ultime puntate abbiamo parlato delle Case-rifugio e dei gruppi di Auto Mutuo Aiuto, due interventi che da soli danno l’idea della mole di lavoro necessaria per rispondere alle richieste di aiuto delle donne vittime di maltrattamenti e violenza sul nostro territorio. 
In questa rubrica parleremo quindi delle volontarie che, insieme alle professioniste, rendono possibile dare una risposta a questa domanda che non accenna purtroppo a diminuire.
Attualmente le volontarie che prestano la loro opera nelle attività de “L’altra metà del cielo-Telefono donna” di Merate sono una trentina
Anche se il loro intervento non è retribuito non significa che chiunque possa improvvisarsi come volontaria in un settore così delicato e cruciale.
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L'operatrice del Centro Antiviolenza è infatti una figura formata, che lavora in stretta collaborazione con psicologhe, avvocate, assistenti sociali, mediatrici culturali.
La sua peculiarità è di essere colei che accoglie, sostiene e svolge la propria attività nel rispetto della riservatezza e dell'anonimato di chi chiede aiuto. 
La metodologia adottata dalle operatrici si basa sulla relazione tra donne, ovvero “supera” un approccio tecnico o specialistico, dando credito al racconto che la donna che ha subito violenza porta e costruendo con lei un rapporto di fiducia.
In questo percorso è importante quindi rispettare i tempi delle donne e non fornire soluzioni precostruite per riscoprire insieme il proprio sé e le proprie risorse.
Le operatrici cercano in questo modo di costruire relazioni autentiche, in grado di attivare processi trasformativi nella misura in cui riconoscono che quella Donna ha subito violenza in quanto Donna.
Abbiamo accennato al fatto che per poter prestare la propria opera come volontaria ci si deve sottoporre a un programma di formazione. 
Questo consiste in un corso di 30 ore, suddivise in nove incontri, più sei mesi di tirocinio continuato nel tempo in appoggio alle varie attività (colloqui, presenza nelle Case-rifugio, percorsi di sensibilizzazione e informazione nelle scuole).
Inoltre è prevista la partecipazione a una riunione settimanale per condividere l’esperienza e confrontarsi, due ore mensili di supervisione con la psicologa dedicata alle operatrici a cui vanno ad aggiungersi altre 16 ore di supervisione per le volontarie che operano nelle Case-rifugio. 
Nell’arco dell’anno è anche obbligatoria la frequenza di 16 ore di formazione interna, più corsi di formazione organizzati da enti accreditati quali la rete D.i.Re, Erikson, le Università e altri enti specializzati. 
Le professioniste che fanno parte dell'équipe devono essere iscritte ai relativi Albi professionali.
Abbiamo chiesto alle volontarie di esprimere alcune riflessioni sul significato del loro volontariato. Le riportiamo qui di seguito:
- per me il centro è diventato la “casa delle donne”, spazio prezioso per noi indispensabile, uno spazio di confronto continuo
- le donne che si rivolgono a noi devono sapere che troveranno la possibilità di avere un ascolto attivo in assenza di giudizio in uno spazio protetto
- al Centro c'è' l'idea di DONNE CON e PER le donne
- per me essere parte di un Centro Antiviolenza è una scelta chiara: stare dalla parte delle donne, anche quando è complesso e faticoso
- significa mettere le mie competenze al servizio di qualcosa che ha un impatto profondo sulla loro vita
- dentro di me c'è sempre questo messaggio: non restare indifferente di fronte alla violenza, ma scegliere di esserci, in modo consapevole
- essere volontaria nell'associazione è coerente con la mia formazione, il lavoro educativo e l'impegno sociale di una vita ed è fonte di crescita personale
- ritengo che ciascuno di noi, in modi diversi, possa contribuire ad affrontare le cause profonde dei problemi sociali e fra questi la violenza contro le donne e i loro bambini
- essere parte di questo Centro per me significa accoglienza e comprensione verso tutte quelle donne che subiscono violenza o maltrattamenti da parte di chi aveva promesso di amarle
- il motivo per cui mi trovo qui è dire alle donne che si rivolgono a noi che possono farcela e ce la faranno
- l'ascolto e il non giudizio due pilastri fondamentali della nostra associazione che sono diventati guida nelle mie relazioni
- sono nata negli anni ‘50 e negli anni ‘70 ho partecipato a quello che per le donne italiane è stato un periodo di crescita ed ho visto ottenere dei diritti fondamentali per la nostra esistenza. Mi sento fortunata per quello che ho avuto in termini di possibilità e di vita vissuta
- credo di poter dare un supporto a quelle donne che vivono situazioni che pensavo e speravo non dovessero più esserci
- per me vale quanto detto da Oscar Wilde: “Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto”
 In collaborazione con L’altra metà del cielo. Telefono Donna-Merate
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