Merate: il comm. Luciani a genitori e alunni del Manzoni Il controllo migliore è quello che rende i figli consapevoli

La serata di giovedì 7 maggio ha rappresentato un momento di riflessione e condivisione necessario tra le pieghe del web, dove il confine tra svago e reato è spesso sottile come uno schermo. "Parental Control: la sicurezza in rete", ospitato presso la Scuola Media Statale A. Manzoni di Merate è stato il secondo di un ciclo di eventi nati in collaborazione con l’Associazione Carolina, il quale ha visto come relatore d'eccezione il Commissario Capo Marco Luciani, esperto di polizia giudiziaria e indagini informatiche, che ha dialogato con una platea attenta di genitori ed insegnanti.
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L'incontro è stato aperto dalla dirigente scolastica dell'istituto comprensivo, Giovanna Laura Sala, che ha sottolineato l'urgenza del tema: «Si tratta di una sfida educativa che ormai non riguarda più solo le scuole medie, ma parte dalla primaria e, per certi versi, dall'infanzia, poiché i bambini entrano precocemente in contatto con i dispositivi degli adulti di riferimento».
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La dirigente scolastica Giovanna Laura Sala e il Commissario Marco Luciani
Il Commissario Luciani, partendo dalla sua storica passione per l'informatica, ha tracciato l'evoluzione rapidissima che dal 2013, con l'avvento del 3G, ha trasformato il cellulare da semplice "elettrodomestico" a portale per un mondo parallelo. «Siamo animali sociali e i social non sono altro che il riflesso di questo – ha spiegato – ma oggi viviamo in un mondo vittima del web. I ragazzi non sono così esperti come crediamo: sanno usare l'interfaccia, ma non conoscono i meccanismi e i pericoli che vi sottostanno».

Uno dei punti cardine della serata è stato il richiamo alla responsabilità degli adulti. Secondo Luciani, l'iscrizione a piattaforme come Instagram o WhatsApp avviene quasi sempre attraverso una bugia sull'età, un peccato originale che i genitori spesso avallano o non prendono in considerazione. Queste dimostrano già in partenza come il desiderio e di entrare in questo mondo sia malato e, come tale, comporta svariati rischi. Uno tra i tanti è l’adescamento: l'adescatore si difende dicendo: "C'era scritto che era maggiorenne". E questi non sono scenari fittizi, ma realtà concrete all’ordine del giorno. 

«Dobbiamo capire che ciò che accade sui social non evapora: rimane condiviso, prova provata di un vissuto che occupa ormai la maggior parte del tempo dei nostri figli».
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Dal punto di vista legale, il Commissario ha richiamato i genitori al rispetto dell'articolo 2048 del Codice Civile: “padre e madre sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori se non provano di non aver potuto impedire il fatto”.        Al giorno d’oggi non si parla più di patria potestà ma di responsabilità genitoriale. La Cassazione è chiara: i genitori rispondono civilmente dei reati dei figli, che invece diventano penalmente perseguibili dai 14 anni. Non controllare il telefono non è un segno di rispetto della privacy, ma spesso una colpa educativa.

Luciani ha poi spiegato che, giuridicamente, fino ai 18 anni il dispositivo è amministrato dai genitori, i quali hanno il diritto e il dovere di supervisionare. «Il controllo migliore è quello che rende i figli consapevoli. Bisogna entrare nel loro mondo, anche se controvoglia, usare i loro stessi social per capire la realtà che vivono».
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Ampio spazio è stato dedicato ai rischi più gravi, come il sexting e la pedopornografia. «Il sesso oggi è a buon mercato sul web e i ragazzini vi sono esposti in modo violento, sviluppando spesso un’idea malata del rapporto uomo donna», ha avvertito il Commissario. È stata ricordata la tragica storia di Carolina Picchio, la prima vittima acclarata di cyberbullismo in Italia, il cui suicidio nel 2013 portò alla prima legge specifica sul tema. Un monito potente su come un semplice commento o un video virale possano distruggere una vita.

Oltre al bullismo, Luciani ha citato le "challenge" estreme e il fenomeno della povertà educativa, dove i modelli di riferimento per i giovani sono spesso personaggi problematici delle serie tv o visti sui social. 

È stato citato l'atroce episodio di Manduria, dove un gruppo di giovani torturò un anziano riprendendolo con lo smartphone: «In quel caso, i genitori si chiesero quali segnali avrebbero dovuto cogliere. Il segnale era nel telefono: se lo avessero controllato, quell'uomo sarebbe vivo e i loro figli non sarebbero in carcere».

In chiusura, sono stati offerti suggerimenti concreti partendo dalle domande del pubblico. Sebbene esistano strumenti come Family Link, il Commissario ha ribadito che il "parental control" tecnologico non è la soluzione definitiva. «È necessario dettare regole precise e ferree dal momento in cui hanno in mano il primo smartphone. Se sospettate che nascondano qualcosa, aprite un tavolo di confronto, siete i genitori, le loro guide, i loro fari. Un ottimo indicatore è la galleria fotografica o la cronologia di navigazione». 
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L'obiettivo non è la repressione fine a se stessa, ma la guida in un mondo che non perdona. «L'adolescenza è una malattia che si cura crescendo» ha concluso il citando William Golding, riprendendo l’opera dell’autore secondo cui gli adolescenti senza guida diventano selvaggi. 

L'incontro ha lasciato i genitori con una consapevolezza rinnovata: internet non dimentica e le tracce informatiche restano per sempre, pronte a essere recuperate dalle autorità anche se eliminate dai dispositivi. A tal proposito, il Commissario ha lasciato a disposizione dei presenti il suo indirizzo mail marco.luciani@lucianifam.it  per qualsiasi eventuali necessità. 

Si ricordano i prossimi appuntamenti della rassegna “Figli connessi genitori disconnessi” di giovedì 14 maggio con il dott. Davide Vassena e l’ultimo appuntamento di martedì 19 maggio con l’Avv. Stefania Crema.
G.Lu.
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