Partenza Cernusco 16.51 Arrivo Villa D'Adda 18.06 Un disagio inascoltato
Situazione Ponte S. Michele. Buongiorno, vi scrivo per condividere il disagio che, come tanti altri pendolari, vivo ogni giorno nell’attraversamento del ponte San Michele nelle ore di punta. Ieri pomeriggio sono partita da Cernusco Lombardone per rientrare a Villa d’Adda, dove risiedo. Alle 16:51 la coda iniziava già poco dopo il semaforo di Robbiate (quello all’incrocio con Via Milano e Via Aldo Moro).
Sono riuscita ad attraversare il Ponte San Michele soltanto alle 18:06: 75 minuti di attesa, avanzando a tratti di pochi metri alla volta. Settantacinque minuti per percorrere un ponte sono un tempo inaccettabile. Significa perdere fino a due ore al giorno tra andata e ritorno, sottraendo tempo al lavoro, alla famiglia e alla vita quotidiana. Ciò che rende la situazione ancora più frustrante è la difficoltà nel comprendere il sistema di regolazione del traffico e dei semafori. Ieri, ad esempio, le auto provenienti da Calusco d’Adda transitavano con frequenza, mentre sul lato lecchese il traffico procedeva lentissimo. Quando mi trovavo ormai a pochi metri dal ponte, ho persino cronometrato il tempo di transito dal lato bergamasco: circa sette minuti consecutivi di passaggio.
Una volta attraversato il ponte, ho constatato che sulla sponda bergamasca erano presenti soltanto una decina di auto in coda. Per questo mi chiedo se non sia possibile, soprattutto nelle fasce orarie più critiche, adottare una regolazione più dinamica dei semafori, calibrata in base al reale flusso di traffico proveniente da entrambe le direzioni. Più in generale, la situazione appare insostenibile nel lungo periodo. Pensare che per i prossimi 15 mesi migliaia di persone debbano “sprecare” quotidianamente ore ferme in coda per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola, assistere genitori anziani o semplicemente svolgere le normali attività quotidiane è davvero sconfortante.
Senza contare le pesanti conseguenze economiche che questa situazione rischia di avere sulle attività commerciali del territorio. Personalmente, da ora in poi sceglierò di passare da Olginate, pur allungando il percorso di circa 16 km per tratta. Sarà comunque preferibile a restare bloccata per oltre un’ora in coda. Resta però molta amarezza nel vedere quanto poco ascolto venga dato a chi vive quotidianamente questo disagio. Finché non ci si trova personalmente su quel ponte, forse, è difficile comprendere davvero quanto questa situazione stia pesando sulla vita delle persone.
Sono riuscita ad attraversare il Ponte San Michele soltanto alle 18:06: 75 minuti di attesa, avanzando a tratti di pochi metri alla volta. Settantacinque minuti per percorrere un ponte sono un tempo inaccettabile. Significa perdere fino a due ore al giorno tra andata e ritorno, sottraendo tempo al lavoro, alla famiglia e alla vita quotidiana. Ciò che rende la situazione ancora più frustrante è la difficoltà nel comprendere il sistema di regolazione del traffico e dei semafori. Ieri, ad esempio, le auto provenienti da Calusco d’Adda transitavano con frequenza, mentre sul lato lecchese il traffico procedeva lentissimo. Quando mi trovavo ormai a pochi metri dal ponte, ho persino cronometrato il tempo di transito dal lato bergamasco: circa sette minuti consecutivi di passaggio.
Una volta attraversato il ponte, ho constatato che sulla sponda bergamasca erano presenti soltanto una decina di auto in coda. Per questo mi chiedo se non sia possibile, soprattutto nelle fasce orarie più critiche, adottare una regolazione più dinamica dei semafori, calibrata in base al reale flusso di traffico proveniente da entrambe le direzioni. Più in generale, la situazione appare insostenibile nel lungo periodo. Pensare che per i prossimi 15 mesi migliaia di persone debbano “sprecare” quotidianamente ore ferme in coda per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola, assistere genitori anziani o semplicemente svolgere le normali attività quotidiane è davvero sconfortante.
Senza contare le pesanti conseguenze economiche che questa situazione rischia di avere sulle attività commerciali del territorio. Personalmente, da ora in poi sceglierò di passare da Olginate, pur allungando il percorso di circa 16 km per tratta. Sarà comunque preferibile a restare bloccata per oltre un’ora in coda. Resta però molta amarezza nel vedere quanto poco ascolto venga dato a chi vive quotidianamente questo disagio. Finché non ci si trova personalmente su quel ponte, forse, è difficile comprendere davvero quanto questa situazione stia pesando sulla vita delle persone.
Monica
























