Osnago: Giuseppe Lazzati, un “Testimone e Maestro”
In occasione del 40° anniversario dalla morte di Giuseppe Lazzati, che ricorrerà il prossimo 18 maggio, il Centro Parrocchiale di Osnago ha organizzato nella serata di martedì 5 maggio un incontro dedicato alla presentazione del nuovo libro “Giuseppe Lazzati. Testimone e maestro”. Protagonista della serata è stato Gianni Borsa, giornalista, presidente di Azione Cattolica Ambrosiana e curatore del volume. Accanto a lui è intervenuto anche Canzio Dusi.

«A quarant'anni dalla scomparsa, molte delle sfide che hanno segnato la vita di Lazzati restano estremamente attuali» ha spiegato Borsa. Tra queste la costruzione di un futuro di pace, il rafforzamento della democrazia, l’urgenza educativa delle nuove generazioni e la capacità di interpretare i segni del tempo. E’ proprio da questa consapevolezza che nasce la nuova pubblicazione: un tentativo di rileggere la figura di Lazzati alla luce del presente, mettendone in evidenza l'eredità e l'attualità in una società sempre più complessa.
Esattamente come nel volume, anche la serata ha seguito un doppio livello di lettura: da un lato sono stati ripercorsi i passaggi fondamentali della vita di Lazzati, dall’altro il tentativo di attualizzare il suo pensiero, interpretandolo attraverso quattro elementi fondamentali della sua esperienza, ovvero fede, educazione, cultura e politica.

Nato a Milano in una famiglia profondamente religiosa, Giuseppe Lazzati si forma tra il capoluogo lombardo e Alassio, entrando giovanissimo al liceo Beccaria. Fin dall’adolescenza manifesta una forte sensibilità spirituale, alimentata dallo studio di Agostino, Tommaso d’Aquino e dei Padri della Chiesa, ambito che diventerà anche centrale nella sua attività accademica all’Università Cattolica.
«Giuseppe Lazzati ha attraversato le grandi contraddizioni e le speranze del suo secolo, mantenendo sempre una profonda coerenza tra fede e impegno civile» ha ricordato l’esperto, spiegando come la sua esistenza sia stata segnata da una continua ricerca sul senso della vocazione laicale e della libertà cristiana. Durante la Seconda guerra mondiale viene arruolato e, dopo l’8 settembre 1943, si trova davanti a una scelta drammatica: aderire alla Repubblica Sociale o affrontare la deportazione. Sceglie la seconda strada e viene internato nei campi nazisti in Polonia e Germania, dove diventa punto di riferimento spirituale per molti prigionieri. Nel dopoguerra partecipa attivamente alla ricostruzione democratica del Paese, entrando nel Consiglio Comunale di Milano e nell’Assemblea Costituente, dove contribuisce alla nascita della Costituzione Italiana, affermandosi come figura di rilievo della Democrazia Cristiana accanto a figure come Fanfani e Moro. Conclusa l’esperienza politica nel 1953, torna all’insegnamento universitario e assume incarichi culturali, tra cui la direzione del giornale “L’Italia”. Nel 1985 fonda la “Città dell’uomo”, laboratorio di riflessione sulla società fondata sul bene comune e sulla responsabilità civile.

Nel corso dell’incontro, Borsa ha poi approfondito le quattro chiavi di lettura del pensiero di Lazzati. La fede, ha spiegato, è per lui «un dialogo continuo con Dio, che si esprime nel silenzio e nell’ascolto, ma soprattutto nel servizio quotidiano agli altri». Riprendendo le parole del Cardinale Carlo Maria Martini, che lo definì “limpido testimone e impareggiabile maestro”, è stata sottolineata la coerenza della sua vita anche nelle difficoltà.
L’educazione, intesa come formazione integrale della persona, attraversa tutta la sua esperienza come ricerca del significato profondo della realtà. Anche la politica, vissuta più come responsabilità che come ambizione personale, diventa invece costruzione della “città dell’uomo a misura d’uomo”, cioè lo spazio in cui si pensa al bene comune oltre le ideologie. In questa prospettiva, spiega Borsa, Lazzati emerge come una figura profetica non perché anticipi il futuro, ma perché sa leggere il presente alla luce della storia e della fede. Ne risulta il ritratto di un cristiano sobrio e coerente, capace di unire contemplazione e azione e di vivere la fede come esperienza profondamente incarnata nella storia. Da qui l'invito a riscoprirne l’esempio.

Il ricavato del libro sarà destinato al sostegno delle rette scolastiche per i bambini di Betlemme che vivono la drammatica situazione di quella terra.

«A quarant'anni dalla scomparsa, molte delle sfide che hanno segnato la vita di Lazzati restano estremamente attuali» ha spiegato Borsa. Tra queste la costruzione di un futuro di pace, il rafforzamento della democrazia, l’urgenza educativa delle nuove generazioni e la capacità di interpretare i segni del tempo. E’ proprio da questa consapevolezza che nasce la nuova pubblicazione: un tentativo di rileggere la figura di Lazzati alla luce del presente, mettendone in evidenza l'eredità e l'attualità in una società sempre più complessa.
Esattamente come nel volume, anche la serata ha seguito un doppio livello di lettura: da un lato sono stati ripercorsi i passaggi fondamentali della vita di Lazzati, dall’altro il tentativo di attualizzare il suo pensiero, interpretandolo attraverso quattro elementi fondamentali della sua esperienza, ovvero fede, educazione, cultura e politica.

Canzio Dusi e Gianni Borsa
Nato a Milano in una famiglia profondamente religiosa, Giuseppe Lazzati si forma tra il capoluogo lombardo e Alassio, entrando giovanissimo al liceo Beccaria. Fin dall’adolescenza manifesta una forte sensibilità spirituale, alimentata dallo studio di Agostino, Tommaso d’Aquino e dei Padri della Chiesa, ambito che diventerà anche centrale nella sua attività accademica all’Università Cattolica.
«Giuseppe Lazzati ha attraversato le grandi contraddizioni e le speranze del suo secolo, mantenendo sempre una profonda coerenza tra fede e impegno civile» ha ricordato l’esperto, spiegando come la sua esistenza sia stata segnata da una continua ricerca sul senso della vocazione laicale e della libertà cristiana. Durante la Seconda guerra mondiale viene arruolato e, dopo l’8 settembre 1943, si trova davanti a una scelta drammatica: aderire alla Repubblica Sociale o affrontare la deportazione. Sceglie la seconda strada e viene internato nei campi nazisti in Polonia e Germania, dove diventa punto di riferimento spirituale per molti prigionieri. Nel dopoguerra partecipa attivamente alla ricostruzione democratica del Paese, entrando nel Consiglio Comunale di Milano e nell’Assemblea Costituente, dove contribuisce alla nascita della Costituzione Italiana, affermandosi come figura di rilievo della Democrazia Cristiana accanto a figure come Fanfani e Moro. Conclusa l’esperienza politica nel 1953, torna all’insegnamento universitario e assume incarichi culturali, tra cui la direzione del giornale “L’Italia”. Nel 1985 fonda la “Città dell’uomo”, laboratorio di riflessione sulla società fondata sul bene comune e sulla responsabilità civile.

Nel corso dell’incontro, Borsa ha poi approfondito le quattro chiavi di lettura del pensiero di Lazzati. La fede, ha spiegato, è per lui «un dialogo continuo con Dio, che si esprime nel silenzio e nell’ascolto, ma soprattutto nel servizio quotidiano agli altri». Riprendendo le parole del Cardinale Carlo Maria Martini, che lo definì “limpido testimone e impareggiabile maestro”, è stata sottolineata la coerenza della sua vita anche nelle difficoltà.
L’educazione, intesa come formazione integrale della persona, attraversa tutta la sua esperienza come ricerca del significato profondo della realtà. Anche la politica, vissuta più come responsabilità che come ambizione personale, diventa invece costruzione della “città dell’uomo a misura d’uomo”, cioè lo spazio in cui si pensa al bene comune oltre le ideologie. In questa prospettiva, spiega Borsa, Lazzati emerge come una figura profetica non perché anticipi il futuro, ma perché sa leggere il presente alla luce della storia e della fede. Ne risulta il ritratto di un cristiano sobrio e coerente, capace di unire contemplazione e azione e di vivere la fede come esperienza profondamente incarnata nella storia. Da qui l'invito a riscoprirne l’esempio.

Il ricavato del libro sarà destinato al sostegno delle rette scolastiche per i bambini di Betlemme che vivono la drammatica situazione di quella terra.
F.Ri.

























