Lomagna, cala il sipario su "Si-Cura": la reumatologia al centro dell’ultimo incontro

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Non semplici "acciacchi" dovuti all'età, ma un universo complesso di oltre 200 condizioni che colpiscono trasversalmente giovani e adulti. Si è chiusa con un l'apprezzamento del pubblico per i contenuti proposti la rassegna "Lomagna Si-Cura", che nell'ultimo appuntamento ha ospitato la dottoressa Nicoletta Manzocchi, specialista in Reumatologia presso l'Ospedale Mandic di Merate. 
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L’incontro, intitolato "Le patologie reumatologiche: oltre i luoghi comuni", è stato introdotto dai ringraziamenti della sindaca Cristina Citterio, che ha lodato il lavoro della Consulta Politiche Sociale guidata dal presidente Jakob Panzeri, presente in sala, e la Consulta Cultura e Istruzione per aver saputo offrire alla cittadinanza momenti di prevenzione e informazione di alto livello.
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La dottoressa Manzocchi ha esordito scardinando il primo grande falso mito: le malattie reumatiche non sono appannaggio esclusivo dell'invecchiamento. Colpiscono infatti circa 6,5 milioni di italiani, con un picco nella fascia tra i 30 e i 50 anni, ovvero in piena età lavorativa, interessando con prevalenza le donne e, seppur più raramente, anche i più giovani. Dalle forme degenerative come l'osteoporosi e l'artrosi alle patologie autoimmuni sistemiche come il Lupus o le artriti infiammatorie, l'impatto sulla qualità della vita resta enorme. Si tratta di condizioni croniche che comportano oneri elevati non solo per il sistema sanitario, dati i costi dei moderni farmaci biotecnologici, ma anche a livello psicologico e previdenziale per chi deve convivere quotidianamente con il dolore.
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Durante la serata è stata fatta chiarezza sulla distinzione tra artrosi, legata all'usura della cartilagine, e artrite, che è invece un processo infiammatorio della membrana sinoviale. Il segnale principale resta il dolore, ma con caratteristiche specifiche: mentre il dolore meccanico peggiora con il carico, quello infiammatorio si presenta spesso a riposo e si accompagna alla rigidità mattutina. 
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Sul fronte della prevenzione, sebbene esista una predisposizione genetica, lo stile di vita gioca un ruolo decisivo. Il fumo di sigaretta, ad esempio, aumenta drasticamente il rischio di sviluppare il Lupus, così come l'obesità e la sedentarietà peggiorano il quadro clinico. Fondamentali sono quindi il controllo del peso, una dieta mediterranea che protegga il microbiota intestinale e un'attività fisica costante ma consapevole, come lo yoga o il pilates, utile a mantenere il tono muscolare senza danneggiare ulteriormente le articolazioni.
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A destra il dottor Jakob Panzeri

La medicina ha comunque fatto passi da gigante. Oggi, grazie ai farmaci biotecnologici monitorati in ambito ospedaliero, è possibile raggiungere la remissione della malattia, permettendo persino alle pazienti di affrontare gravidanze programmate in sicurezza. 
La serata ha visto anche la partecipazione di Rosanna Mazzoni, membro del GILS (Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia), associazione che dal 1993 supporta i malati con ascolto psicologico, fisioterapia e ricerca. È stata inoltre ricordata l'importanza della "Giornata del Ciclamino" di settembre per il supporto alla ricerca per la diagnosi di tali condizioni, che si possono manifestare con fenomeni come quello di Raynaud, le "dita bianche". 
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Lino Lalli, Alessandra Giulino, Jakob Panzeri, Nicoletta Manzocchi, Cristina Citterio, Rosanna Mazzoni

Con i ringraziamenti finali all'assessorato alla cultura da parte del dottor Jakob Panzeri la rassegna dà appuntamento alla sessione autunnale che riprenderà a ottobre con il dottor Maurizio Fumagalli, noto medico di Medicina Generale sul territorio.
G.Lu.
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