I.C. Merate: “Insegnare il rispetto”, 1° incontro con La Fondazione Carolina
«È importante insegnare il rispetto»: su questa linea si è sviluppato il primo dei quattro incontri promossi dall’Istituto Comprensivo di Merate in collaborazione con Fondazione Carolina. Ospite della serata l’avvocato penalista Glauco Gasperini, che ha offerto un’analisi diretta e senza filtri delle responsabilità educative e giuridiche che coinvolgono famiglie e minori. Se in aula la partecipazione è stata contenuta, numerosi sono stati invece i collegamenti online, che hanno permesso a molti altri di seguire l’incontro a distanza.

Senza mezzi termini Gasperini ha illustrato il quadro normativo: fino ai 14 anni la responsabilità ricade interamente sui genitori; tra i 14 e i 18 i ragazzi iniziano a rispondere penalmente delle proprie azioni, mentre il risarcimento del danno resta in capo alla famiglia. «Il presupposto affinché il genitore risponda del figlio è quello dell’educazione» ha spiegato l’avvocato: la responsabilità dei genitori non deriva dal reato in sé, ma dall’eventuale carenza educativa. Per rendere concreta questa dinamica, Gasperini ha richiamato un caso avvenuto a Cernusco sul Naviglio: due quindicenni in bicicletta urtano un'anziana, che cade nel canale e muore. Le famiglie vengono condannate al risarcimento civile. In uno dei casi, l’assenza di copertura assicurativa porta al pignoramento della casa. «Non è un esempio per fare paura, ma per comprendere quanto le conseguenze possano essere reali» ha precisato.
«Cardine dell’educazione è il valore del rispetto» ha proseguito Gasperini: «non possiamo prevedere ogni situazione, ma possiamo insegnare a rispettare ciò che è esterno a noi come fosse parte di noi» sottolineando come il noto principio “non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te” non sia solo morale e religioso, ma anche profondamente civile, in quanto base fondamentale della convivenza.
Questo percorso educativo deve iniziare il prima possibile, soprattutto nella gestione della frustrazione e nell'accettazione del “no”. «Chi maltratta, chi esercita violenza, chi arriva a uccidere è spesso l’adulto che non ha imparato da piccolo a rispettare il rifiuto» ha spiegato. Un’affermazione che può apparire drastica, ma che trova riscontro nei dati sui reati di violenza e che si applica nelle dinamiche più semplici dell’infanzia: all’asilo, se un bambino non vuole giocare con un altro, non può essergli imposto. E’ proprio in questi contesti che si insegna il rispetto della volontà altrui e la capacità di accettare un rifiuto.
Ma oggi il problema maggiore viene da casa: sempre più spesso i genitori contestano gli insegnanti invece di sostenerli, svuotando il senso delle regole e trasmettendo ai figli l’idea che le norme non siano importanti, che l’autorità non meriti rispetto e che gli errori non comportino responsabilità.
Quando un padre dice “non preoccuparti, ci parlo io con l’insegnante”, comunica implicitamente che le azioni possono essere annullate. E quando una madre afferma “mio figlio non lo farebbe mai” ignora una realtà semplice: i genitori non conoscono davvero i comportamenti dei figli al di fuori delle mura domestiche. L’educazione, ribadisce Gasperini, non deve fondarsi sulla paura, ma sulla consapevolezza di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, fondata anche sulla responsabilità personale.

Se un tempo le mura domestiche rappresentavano un rifugio, il cyber bullismo annulla ogni confine: la rete entra nelle camere dei ragazzi rendendo incessanti le aggressioni. «Il cellulare riduce i freni inibitori e rafforza la percezione di impunità», ha spiegato Gasperini, evidenziando come, a fronte di numerose denunce, solo una minima parte arrivi a conseguenze concrete. Il risultato è un messaggio pericoloso: online si può agire senza ripercussioni.
Quanto all’educazione digitale, l’avvocato sintetizza due indicazioni essenziali sull’utilizzo del cellulare: “il più tardi possibile” e “il meno possibile”. Anticipare troppo l’uso degli smartphone compromette lo sviluppo delle relazioni dirette, mentre un utilizzo eccessivo incide negativamente sulle capacità cognitive e sul pensiero critico.
Tra i concetti chiave emersi c’è quello delle “sentinelle attive”: non basta comportarsi correttamente, ma è anche necessario agire di fronte alle ingiustizie. Non intervenendo direttamente in situazioni rischiose, ma segnalando, chiedendo aiuto, coinvolgendo adulti e istituzioni. «Insegnare ai ragazzi a far emergere ciò che non va è fondamentale», ha sottolineato l’avvocato, parlando di un vero e proprio esercizio di coraggio.
L'incontro si è chiuso con una domanda provocatoria: «i vostri figli si fanno il letto? Apparecchiano la tavola?» dietro questi gesti quotidiani si cela un messaggio educativo decisivo: comprendere che ogni azione si inserisce in una catena di responsabilità. «Chi impara a fare la propria parte da bambino avrà più probabilità di diventare un adulto consapevole del proprio ruolo nella società» ha concluso Gasperini.
La storia di Carolina non può essere cambiata, ma le lezioni che lascia possono ancora fare la differenza. Il lavoro della Fondazione prosegue nelle scuole, ma la sfida principale resta nelle famiglie: insegnare rispetto e responsabilità, affinché ogni ragazzo impari che le proprie azioni hanno un peso per sé e per gli altri.
Il prossimo incontro si terrà giovedì 7 maggio presso l’aula riunioni della scuola secondaria di primo grado di Via Manzoni 43, a Merate, e vedrà la partecipazione del Comm. Marco Luciani, che interverrà sul tema “Parental control - la sicurezza in rete”

Senza mezzi termini Gasperini ha illustrato il quadro normativo: fino ai 14 anni la responsabilità ricade interamente sui genitori; tra i 14 e i 18 i ragazzi iniziano a rispondere penalmente delle proprie azioni, mentre il risarcimento del danno resta in capo alla famiglia. «Il presupposto affinché il genitore risponda del figlio è quello dell’educazione» ha spiegato l’avvocato: la responsabilità dei genitori non deriva dal reato in sé, ma dall’eventuale carenza educativa. Per rendere concreta questa dinamica, Gasperini ha richiamato un caso avvenuto a Cernusco sul Naviglio: due quindicenni in bicicletta urtano un'anziana, che cade nel canale e muore. Le famiglie vengono condannate al risarcimento civile. In uno dei casi, l’assenza di copertura assicurativa porta al pignoramento della casa. «Non è un esempio per fare paura, ma per comprendere quanto le conseguenze possano essere reali» ha precisato.
«Cardine dell’educazione è il valore del rispetto» ha proseguito Gasperini: «non possiamo prevedere ogni situazione, ma possiamo insegnare a rispettare ciò che è esterno a noi come fosse parte di noi» sottolineando come il noto principio “non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te” non sia solo morale e religioso, ma anche profondamente civile, in quanto base fondamentale della convivenza.
Questo percorso educativo deve iniziare il prima possibile, soprattutto nella gestione della frustrazione e nell'accettazione del “no”. «Chi maltratta, chi esercita violenza, chi arriva a uccidere è spesso l’adulto che non ha imparato da piccolo a rispettare il rifiuto» ha spiegato. Un’affermazione che può apparire drastica, ma che trova riscontro nei dati sui reati di violenza e che si applica nelle dinamiche più semplici dell’infanzia: all’asilo, se un bambino non vuole giocare con un altro, non può essergli imposto. E’ proprio in questi contesti che si insegna il rispetto della volontà altrui e la capacità di accettare un rifiuto.
Ma oggi il problema maggiore viene da casa: sempre più spesso i genitori contestano gli insegnanti invece di sostenerli, svuotando il senso delle regole e trasmettendo ai figli l’idea che le norme non siano importanti, che l’autorità non meriti rispetto e che gli errori non comportino responsabilità.
Quando un padre dice “non preoccuparti, ci parlo io con l’insegnante”, comunica implicitamente che le azioni possono essere annullate. E quando una madre afferma “mio figlio non lo farebbe mai” ignora una realtà semplice: i genitori non conoscono davvero i comportamenti dei figli al di fuori delle mura domestiche. L’educazione, ribadisce Gasperini, non deve fondarsi sulla paura, ma sulla consapevolezza di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, fondata anche sulla responsabilità personale.

Se un tempo le mura domestiche rappresentavano un rifugio, il cyber bullismo annulla ogni confine: la rete entra nelle camere dei ragazzi rendendo incessanti le aggressioni. «Il cellulare riduce i freni inibitori e rafforza la percezione di impunità», ha spiegato Gasperini, evidenziando come, a fronte di numerose denunce, solo una minima parte arrivi a conseguenze concrete. Il risultato è un messaggio pericoloso: online si può agire senza ripercussioni.
Quanto all’educazione digitale, l’avvocato sintetizza due indicazioni essenziali sull’utilizzo del cellulare: “il più tardi possibile” e “il meno possibile”. Anticipare troppo l’uso degli smartphone compromette lo sviluppo delle relazioni dirette, mentre un utilizzo eccessivo incide negativamente sulle capacità cognitive e sul pensiero critico.
Tra i concetti chiave emersi c’è quello delle “sentinelle attive”: non basta comportarsi correttamente, ma è anche necessario agire di fronte alle ingiustizie. Non intervenendo direttamente in situazioni rischiose, ma segnalando, chiedendo aiuto, coinvolgendo adulti e istituzioni. «Insegnare ai ragazzi a far emergere ciò che non va è fondamentale», ha sottolineato l’avvocato, parlando di un vero e proprio esercizio di coraggio.

La storia di Carolina non può essere cambiata, ma le lezioni che lascia possono ancora fare la differenza. Il lavoro della Fondazione prosegue nelle scuole, ma la sfida principale resta nelle famiglie: insegnare rispetto e responsabilità, affinché ogni ragazzo impari che le proprie azioni hanno un peso per sé e per gli altri.
Il prossimo incontro si terrà giovedì 7 maggio presso l’aula riunioni della scuola secondaria di primo grado di Via Manzoni 43, a Merate, e vedrà la partecipazione del Comm. Marco Luciani, che interverrà sul tema “Parental control - la sicurezza in rete”
F.Ri.
























