Lomagna: Luigi Garlando racconta Sandro Pertini

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«La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare». Con questa citazione di Piero Calamandrei, Luigi Garlando ha catturato l'attenzione dei presenti a Lomagna durante la presentazione del suo ultimo libro, "Sandro libera tutti". La sala dell’Auditorium di Lomagna, gremita di cittadini, tra cui spiccava la presenza dei ragazzi delle scuole medie, ha accolto con entusiasmo l’appuntamento culturale di martedì sera. L’evento, introdotto dai ringraziamenti e dai saluti della Sindaca Cristina Citterio, ha segnato l’inizio di una stretta collaborazione con l’associazione culturale La Semina, presieduta dal dr. Stefano Covino, offrendo una riflessione civile profonda a ridosso delle celebrazioni del 25 Aprile.
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Luigi Garlando, firma storica della Gazzetta dello Sport, ha offerto una chiave di lettura affascinante sulla sua attività di scrittore. Non si sente un autore che spiega dall'alto, ma un "capitano"nella vita che ha deciso di chiamare in campo i grandi personaggi quando il contesto lo richiede. «Mi vedo come un capitano che gestisce una squadra vastissima – ha spiegato – da Falcone a Che Guevara, da Rita Levi Montalcini a Papa Francesco. Ognuno di loro è un fuoriclasse che ho deciso di coinvolgere quando ho sentito che era il tempo ideale per raccontare i loro valori alle nuove generazioni».
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Secondo Garlando, il segreto risiede nella passione: «Non nasce mai un ragazzo senza talento, la sfida è trovare la strada su cui investire sacrifici e tempo per rendere la propria vita utile». E per Sandro Pertini, quel momento è arrivato ora: la sua "maglia" in spogliatoio aspettava solo che il capitano lo chiamasse per testimoniare il valore della libertà in un'epoca che spesso sembra soffocarla.
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La sindaca Cristina Citterio
Il libro adotta uno stile narrativo dinamico: 100 capitoli brevissimi, come tessere di un mosaico, per restituire la frenesia di un uomo d’azione. Garlando ha dipinto Pertini come un "pirata della libertà", capace di affrontare quindici anni di carcere e fughe spericolate pur di non piegarsi alle ingiustizie. Un uomo dalla "follia" etica straordinaria, che rispondeva con fermezza persino alla madre se questa provava a chiedere la grazia per lui al Duce: «Non voglio carità da un tiranno».
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Ma l'autore ha voluto ricordare soprattutto il Pertini "spugna del dolore" degli italiani. Negli anni di piombo, tra stragi e terremoti, lui era presente. «Era un professionista dei funerali di Stato – ha raccontato Garlando – dove la gente fischiava la politica ma si scioglieva in un applauso appena arrivava lui». Un leader capace di rifiutare di vivere al Quirinale per restare nella sua casa privata e di esultare con spontaneità ai mondiali di calcio, unendo un intero Paese.
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Luigi Garlando
Oltre l'icona pubblica, Garlando ha mostrato l'uomo segnato dalle cicatrici della vita personale: il fratello ucciso a causa della sua attività politica, la madre scomparsa durante il periodo di clandestinità a dimostrazione del sacrificio degli affetti privati, messi in secondo piano rispetto alla giustizia sociale.
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Rispondendo alle domande, l'autore ha sottolineato la distanza tra la politica di allora e quella di oggi, spesso incapace di essere vicina alla cittadinanza e troppo concentrata sugli interessi di parte. «Pertini diceva ai giovani: "fatemi domande impertinenti". Sapeva che i ragazzi hanno bisogno di esempi, non di parole». 

L’incontro si è concluso con un lungo applauso: la storia di Pertini, grazie alla chiamata di Garlando, continua a correre per la libertà. I presenti in sala, tra cui tanti i giovani, si sono poi messi in fila per strappare un autografo e una dedica sul proprio libro.
G.Lu.
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