Merate: una consigliatura senza coraggio, di ordinaria gestione
Una cosa è certa: nonostante l’età Mattia Salvioni non dispone di un minimo di audacia.
Potremmo fare il progettone da sei milioni – ha detto in Consiglio comunale lunedì sera – ma quelli che ho visto durano almeno dieci anni con tanti casini. Preferiamo evitare.
Così, niente casa della musica, niente polo culturale, niente palestra accanto all’ex macello (anch’esso da ristrutturare), solo asfaltature, qualche opera minore nelle frazioni, un intervento per migliorare la ricezione telefonica, l’installazione di sensori per conoscere il livello del torrente Molgora, l’ossigeno nelle acque del lago di Sartirana, la qualità dell’aria o il numero di decibel in centro (salvo poi non avere i mezzi né la volontà di intervenire al superamento dei limiti del piano).
Ordinaria amministrazione. Quanto a Villa Confalonieri, non è adeguata a ospitare il Municipio, nonostante lo abbia ospitato per 34 anni “. . .perché occorrono spazi che possano essere ampliati o ristretti a seconda delle esigenze degli uffici”. La Villa servirà per non meglio precisati eventi culturali di ridotte dimensioni.
Insomma Salvioni non vuole rischiare come Perego, Albani, Robbiani, Massironi e Panzeri con opere di grande portata tipo Palazzo Tettamanti ampliato con le stecche laterali, la nuova scuola di via Montello, il Centro Diurno Disabili sull’ex plesso elementare di via Cernuschi, il centro natatorio di via Matteotti, la riqualificazione di viale Verdi.
Un sindaco, un’opera. Mattia Salvioni chiuderà la sua prima esperienza politica senza lasciare traccia. Un buon riordino, il completamento di opere avviate da altri, la realizzazione di qualche rotatoria e la sua “Smart City” di cui nessuno ancora avverte i benefici.
Il bilancio di Merate – ha scandito – non può sopportare tra le spese correnti rate per mutui o leasing per 500mila euro che al tasso del 3% per 15 anni corrispondono a un capitale investito di oltre 11 milioni di euro. Non serve tanto, basta la metà per avviare una vera rivoluzione capace di coinvolgere scuola di musica, biblioteca, museo, centro giovanile.
Ma non c’è la volontà, il pilota non intende correre rischi, preferisce l’ordinaria gestione, i conti in ordine, un buon margine per eventuali emergenze e sonni tranquilli.
In vista di un salto di livello politico.
Legittimo anche se inaspettato per un sindaco di poco più di trent’anni e una maggioranza mediamente giovane.
Sull’altro versante, Massimo Panzeri ha pagato ancora lo scotto della riqualificazione di viale Verdi – fonte della vittoria del 2019 e concausa della sconfitta del 2024 – costato, come ha sibilato Salvioni, oltre tre milioni di euro per non avere un albero in più e vedere cancellate due piste ciclopedonali; Dario Perego, autore del grande intervento su Palazzo Tettamanti, non ha avuto il coraggio di difendere il “suo” Polo della Cultura allineandosi a Andrea Robbiani, compagno di lista, nel sostenere il trasferimento del Municipio, in via Garibaldi. Un peccato. I milioni spesi per costruire le due stecche laterali di mille mq. ciascuna meriterebbero un utilizzo assai più intenso di quello attuale fatto di stanze vuote, grandi corridoi, spazi inutilizzati. La difesa di quel progetto doveva essere uno dei pilastri di “Noi Merate”. Invece l’ex sindaco ha preferito il basso profilo. Lasciando in appalto esterno la questione a Andrea Robbiani.
Potremmo fare il progettone da sei milioni – ha detto in Consiglio comunale lunedì sera – ma quelli che ho visto durano almeno dieci anni con tanti casini. Preferiamo evitare.
Così, niente casa della musica, niente polo culturale, niente palestra accanto all’ex macello (anch’esso da ristrutturare), solo asfaltature, qualche opera minore nelle frazioni, un intervento per migliorare la ricezione telefonica, l’installazione di sensori per conoscere il livello del torrente Molgora, l’ossigeno nelle acque del lago di Sartirana, la qualità dell’aria o il numero di decibel in centro (salvo poi non avere i mezzi né la volontà di intervenire al superamento dei limiti del piano).
Ordinaria amministrazione. Quanto a Villa Confalonieri, non è adeguata a ospitare il Municipio, nonostante lo abbia ospitato per 34 anni “. . .perché occorrono spazi che possano essere ampliati o ristretti a seconda delle esigenze degli uffici”. La Villa servirà per non meglio precisati eventi culturali di ridotte dimensioni.
Insomma Salvioni non vuole rischiare come Perego, Albani, Robbiani, Massironi e Panzeri con opere di grande portata tipo Palazzo Tettamanti ampliato con le stecche laterali, la nuova scuola di via Montello, il Centro Diurno Disabili sull’ex plesso elementare di via Cernuschi, il centro natatorio di via Matteotti, la riqualificazione di viale Verdi.
Un sindaco, un’opera. Mattia Salvioni chiuderà la sua prima esperienza politica senza lasciare traccia. Un buon riordino, il completamento di opere avviate da altri, la realizzazione di qualche rotatoria e la sua “Smart City” di cui nessuno ancora avverte i benefici.
Il bilancio di Merate – ha scandito – non può sopportare tra le spese correnti rate per mutui o leasing per 500mila euro che al tasso del 3% per 15 anni corrispondono a un capitale investito di oltre 11 milioni di euro. Non serve tanto, basta la metà per avviare una vera rivoluzione capace di coinvolgere scuola di musica, biblioteca, museo, centro giovanile.
Ma non c’è la volontà, il pilota non intende correre rischi, preferisce l’ordinaria gestione, i conti in ordine, un buon margine per eventuali emergenze e sonni tranquilli.
In vista di un salto di livello politico.
Legittimo anche se inaspettato per un sindaco di poco più di trent’anni e una maggioranza mediamente giovane.
Sull’altro versante, Massimo Panzeri ha pagato ancora lo scotto della riqualificazione di viale Verdi – fonte della vittoria del 2019 e concausa della sconfitta del 2024 – costato, come ha sibilato Salvioni, oltre tre milioni di euro per non avere un albero in più e vedere cancellate due piste ciclopedonali; Dario Perego, autore del grande intervento su Palazzo Tettamanti, non ha avuto il coraggio di difendere il “suo” Polo della Cultura allineandosi a Andrea Robbiani, compagno di lista, nel sostenere il trasferimento del Municipio, in via Garibaldi. Un peccato. I milioni spesi per costruire le due stecche laterali di mille mq. ciascuna meriterebbero un utilizzo assai più intenso di quello attuale fatto di stanze vuote, grandi corridoi, spazi inutilizzati. La difesa di quel progetto doveva essere uno dei pilastri di “Noi Merate”. Invece l’ex sindaco ha preferito il basso profilo. Lasciando in appalto esterno la questione a Andrea Robbiani.
Claudio Brambilla
























