Verderio: i post di Scorzelli padre e figlio furono lesivi di Viani e Benedetti o si trattò di libera espressione?

Il prossimo 28 aprile sono attese eventuali repliche alle richieste avanzate da pubblico ministero e avvocato difensore e di parte civile, poi il giudice Martina Beggio si ritirerà e, all'esito delle risultanze dell'istruttoria, si esprimerà decidendo se le affermazioni espresse sui social da Francesco e Davide Scorzelli siano da ritenersi diffamatorie e lesive di Caterina Viani e Marco Benedetti, allora consiglieri comunali di Verderio
Una vicenda che nasce, lo ricordiamo, da una serie di commenti pubblicati sulla pagina “Noi siamo Verderio” di cui Davide Scorzelli è amministratore, con altri soggetti, in calce ad un articolo circa la dimenticanza dell'amministrazione Manega di esporre la bandiera a lutto sui pennoni del municipio per la morte di Silvio Berlusconi.
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Villa Gallavresi senza la bandiera a lutto (municipio Verderio ex Inferiore)

Commenti a cui si era aggiunto il like di una consigliera di maggioranza che, a sua volta, aveva scatenato una bagarre politica con una mozione di sfiducia nei suoi confronti e il supporto dato da Francesco Scorzelli alla consigliera, condito da un commento ritenuto lesivo. 
A difendere e spiegare la propria posizione sono stati gli stessi imputati nel corso dell'ultima udienza che si è tenuta a palazzo di giustizia a Lecco.
Primo a deporre è stato Scorzelli padre, ex capo infermieri ora in pensione e ai tempi anche sindacalisti per l'USB presso l'ospedale Mandic di Merate.
Confermando la paternità di quanto scritto ha spiegato come, tuttavia, non si trattasse di un commento rivolto ai consiglieri di minoranza querelanti. “Non ho mai incontrato né la signora Viani né il signor Benedetti e solo successivamente alla denuncia mi sono informato su chi fossero” ha spiegato “non avevo alcune risentimento personale nei loro confronti. Sulla piattaforma di “Noi siamo Verderio” avevo espresso la solidarietà alla consigliera che era diventata oggetto di una mozione di sfiducia per avere espresso un like su un commento di mio figlio relativo alla vicenda della mancata esposizione delle bandiere a lutto per Silvio Berlusconi. Quando ho saputo della richiesta dell'opposizione mi sono indignato”. Scorzelli ha poi ricordato il padre, per due anni e mezzo imprigionato in un lager, e ha motivato così l'indignazione di fronte alla libertà di espressione lesa o repressa.
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Il municipio di ex Superiore

“Quello che ho fatto è stato riferire che questa parte politica (la destra ndr) ha pochissimo valore non solo a Verderio ma in tutta la Lombardia e la nazione. La parte destra di questa politica è da buttare e quando ho detto “capre fascio leghiste” non mi riferivo ai due signori, che neppure conoscevo, ma esprimevo un giudizio sul modo di fare politica di questa destra”.
E' stata poi la volta di Davide Scorzelli, infermiere e referente aziendale Usb presso il San Gerardo di Monza. L'imputato ha inquadrato la funzione dalla pagina social come un luogo “dove discutere della vita del paese” e che durante il periodo elettorale si “anima”. 
“Autore della pubblicazione dell'articolo a cui è seguito il mio commento” ha spiegato “è il signor Mosè Motta, marito della signora Viani che io conosco tramite mia suocera e per la quale non nutro alcun risentimento”.
400/500 gli utenti della pagina, non tutti cittadini di Verderio. “Il mio commento era in risposta a uno dell'assessore Falsetto dove dicevo che avendo prova di una certa parte politica non mi meravigliavano i comportamenti di certi piccoli esponenti locali”.
E' stato proprio Falsetto a salire sul banco dei testimoni, confermando la conoscenza di Viani e Benedetti da sette anni, per via della militanza in consiglio comunale, senza altre frequentazioni esterne. “A giugno 2023 ero assessore all'istruzione” ha spiegato “ricordo che sui social erano state espresse critiche alla mancata esposizione delle bandiere a lutto e una consigliera di maggioranza aveva messo un like. Questo aveva colpito la suscettibilità di chi riconosceva il valore di Silvio Berlusconi. La mozione contro la consigliera fu spiacevole e tutto il gruppo si è schierato dalla parte della collega che aveva solo espresso un parere con un like. In quel frangente avevamo difeso la libertà di espressione, non tanto il merito della questione”. 
Chiusa la fase istruttoria e acquisito materiale documentale giornalistico, come da richiesta dell'avvocato di parte civile, dopo la modifica del capo di imputazione, con l'inserimento del periodo corretto di commissione del reato e relativo ai due post “incriminati”, il giudice ha lasciato spazio alle conclusioni.
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Il pubblico ministero Caterina Scarselli ha ritenuto che le parole utilizzate da Francesco Scorzelli non fossero di critica ma di offesa. “C'era il diritto di criticare la minoranza ma senza trascendere la buona educazione e il decoro altrimenti siamo nel campo dell'offesa che è altrettanto denigratoria della libertà. Parlare di “quattro capre fascio leghiste” non è critica, non è libertà di espressione ma è una offesa pura. Così come i commenti di Davide Scorzelli che parla di una certa politica marcia, criminale, collusa con mafie. Questo è voler essere offensivi”. Terminata la breve riquisitoria il vice procuratore onorario ha chiesto la condanna, proponendo una multa per entrambi gli imputati di 900 euro ciascuno. 
Chiaramente allineato con la richiesta di condanna l'avvocato Christian Malighetti, che assiste le parti civili, ma con una diversa quantificazione economica del “danno”.
“Qui si dibatte tra tutela del decoro e della reputazione ed esereizio del diritto di critica che, nell'ambito politio, può essere attuato anche con una certa vis polemica ma deve rientrare entro i limiti della continenza” ha ricordato nel corso della sua arringa. Parlando del post di Francesco Scorzelli, ne ha sottolineato “l'espressione disumanizzante” con l'assimilazione di una persona, in termini dispregiativi, a cose o animali. Per quello invece relativo a Davide ha ribadito che pur parlando a livello “alto” di una politica “criminale di collusione con la mafia e ambienti fascisti”, ha poi declinato questa espressione verso i politici locali. “Entrambi i post sno lesivi della reputazione e lo sono in maniera ingiustificacta e illegittima” ha concluso chiedendo il riconoscimento della penale responsabilità e, in campo civile, un indennizzo di 3mila euro ciascuno.
A chiudere è stata l'avvocato difensore Stefania Scotto che ha esordito puntualizzando come il post di Davide Scorzelli fosse del 2022 e non del luglio 2023 e per questo la querela sia da considerarsi tardiva. L'eventuale portata diffamatoria dello scritto non poteva essere stata portata a conoscenza dell'interessata Caterina Viani un anno dopo, visto che il marito era l'autore stesso della pubblicazione dell'articolo a cui era seguito il commento ritenuto lesivo. In più, ha aggiunto il legale degli imputati, “il post era generico, non c'erano riferimenti specifici e non faceva nemmeno riferimento alla minoranza di destra, parlando solo di piccoli esponenti locali, senza dire maggioranza o minoranza”.
Le espressioni di Francesco Scorzelli erano finalzizate a garantire la libertà di espressione della consigliera che aveva posto il like al commento di Davide, opponendosi all'atteggiamento di censura mostrato dalla minoranza. Utilizzare la parola “fascista” ha spiegato l'avvocato Scotto non è reato perchè “si dice per indicare uno scarso rispetto verso gli oppositori politici”. Entrambi i querelanti, tra l'altro, non avrebbero evidenziato con certezza i danni subiti e, per questo, ha concluso chiedendo l'assoluzione per Francesco Scorzelli e il non doversi procedere per Davide per tardività della querela.
Nell'udienza di martedì 28, al termine delle eventuali repliche, si conoscerà la decisione del giudice Martina Beggio.
S.V.
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