Montevecchia: 25 aprile tra canti partigiani e ‘impegno’
Si è celebrata nella serata di ieri, 25 aprile, la Festa della Liberazione a Montevecchia, un appuntamento che ha saputo unire il raccoglimento della memoria alla concretezza dell’impegno civile attuale. In un periodo storico ancora segnato da conflitti e incertezze internazionali, l'Amministrazione ha invitato la comunità a riunirsi per ribadire i valori di libertà e democrazia conquistati con il sacrificio quei giovani uomini e donne, che ogni giorno meritano di essere ricordati.

Le celebrazioni sono iniziate alle ore 18:00 con la Santa Messa nella chiesa parrocchiale. Durante la funzione, sono state elevate preghiere per l'Italia, per il Presidente della Repubblica e per il Sindaco, affinché possano custodire i diritti e la libertà di tutti, promuovendo saggezza e bene comune. Al termine della liturgia, don Fabio ha espresso un ringraziamento particolare all’Amministrazione e al Gruppo Alpini per la collaborazione nell’organizzare questo momento di comunità.

Conclusa la parte religiosa, i partecipanti si sono mossi in corteo per raggiungere il Monumento ai Caduti, posizionato fuori dal cimitero in alta collina, per il momento centrale e più sentito della manifestazione. Qui, alla presenza dei cittadini, della sottosezione degli Alpini di Montevecchia e dei rappresentanti del consiglio comunale, il sindaco Ivan Pendeggia ha dato il via a quello che ha definito un "percorso della memoria" attraverso cinque testi fondamentali.

Il Sindaco ha spiegato che la libertà non è un concetto astratto, ma il risultato di scelte coraggiose, iniziando il percorso con le note di "Bella Ciao", definita come pietra miliare della nostra democrazia e simbolo del sacrificio partigiano. Il momento di maggiore impatto emotivo è stato però l'ascolto di una registrazione originale del 1955 di Piero Calamandrei. Attraverso le sue parole, rivolte allora ai giovani milanesi, il giurista ha ricordato che la Costituzione è "un pezzo di carta" che, per muoversi, ha bisogno dell'impegno e della volontà dei cittadini. Calamandrei ha paragonato la libertà all'aria, di cui ci si accorge solo quando manca, definendo la Carta Costituzionale come un "testamento di centomila morti" che ha radici profonde nel sangue di chi è caduto sulle montagne o nelle carceri.

Il percorso è proseguito con la lettura di "Oltre il ponte" di Italo Calvino, un brano che ha riportato i presenti alla speranza e al coraggio dei ventenni di allora. Subito dopo, le note di Giorgio Gaber con "La libertà" hanno rilanciato un messaggio ancora attuale: la libertà non è uno spazio libero, ma è partecipazione. Infine, lo sguardo si è allungato sulla storia più recente con l'inno antimafia "I cento passi" dei Modena City Ramblers. Pendeggia ha ricordato la figura di Peppino Impastato, spiegando che quei "cento passi" rappresentano la distanza minima, ma decisiva, tra la paura e il coraggio, tra l'omertà e la cittadinanza attiva.

Dopo la benedizione di don Fabio e la deposizione della corona d'alloro, la cerimonia si è conclusa con l'intervento corale degli Alpini. Insieme a tutti i presenti, le penne nere hanno intonato "Signore delle cime", la celebre preghiera di Bepi De Marzi che ha avvolto il monumento in un silenzio carico di rispetto per tutti i caduti. Con questa giornata, Montevecchia ha voluto ricordare che la democrazia vive ogni giorno nella quotidianità della scuola, del lavoro e del volontariato.

Le celebrazioni sono iniziate alle ore 18:00 con la Santa Messa nella chiesa parrocchiale. Durante la funzione, sono state elevate preghiere per l'Italia, per il Presidente della Repubblica e per il Sindaco, affinché possano custodire i diritti e la libertà di tutti, promuovendo saggezza e bene comune. Al termine della liturgia, don Fabio ha espresso un ringraziamento particolare all’Amministrazione e al Gruppo Alpini per la collaborazione nell’organizzare questo momento di comunità.

Conclusa la parte religiosa, i partecipanti si sono mossi in corteo per raggiungere il Monumento ai Caduti, posizionato fuori dal cimitero in alta collina, per il momento centrale e più sentito della manifestazione. Qui, alla presenza dei cittadini, della sottosezione degli Alpini di Montevecchia e dei rappresentanti del consiglio comunale, il sindaco Ivan Pendeggia ha dato il via a quello che ha definito un "percorso della memoria" attraverso cinque testi fondamentali.

Il Sindaco ha spiegato che la libertà non è un concetto astratto, ma il risultato di scelte coraggiose, iniziando il percorso con le note di "Bella Ciao", definita come pietra miliare della nostra democrazia e simbolo del sacrificio partigiano. Il momento di maggiore impatto emotivo è stato però l'ascolto di una registrazione originale del 1955 di Piero Calamandrei. Attraverso le sue parole, rivolte allora ai giovani milanesi, il giurista ha ricordato che la Costituzione è "un pezzo di carta" che, per muoversi, ha bisogno dell'impegno e della volontà dei cittadini. Calamandrei ha paragonato la libertà all'aria, di cui ci si accorge solo quando manca, definendo la Carta Costituzionale come un "testamento di centomila morti" che ha radici profonde nel sangue di chi è caduto sulle montagne o nelle carceri.


Dopo la benedizione di don Fabio e la deposizione della corona d'alloro, la cerimonia si è conclusa con l'intervento corale degli Alpini. Insieme a tutti i presenti, le penne nere hanno intonato "Signore delle cime", la celebre preghiera di Bepi De Marzi che ha avvolto il monumento in un silenzio carico di rispetto per tutti i caduti. Con questa giornata, Montevecchia ha voluto ricordare che la democrazia vive ogni giorno nella quotidianità della scuola, del lavoro e del volontariato.
M.Pen.
























