Donne, l'altro sguardo/11. Il gruppo di Auto Mutuo Aiuto, strumento per uscire dalla violenza

Negli ultimi anni, all’interno dei servizi di supporto alle donne che vivono o hanno vissuto situazioni di violenza, si è progressivamente consolidato uno strumento tanto semplice quanto potente: il gruppo di Auto Mutuo Aiuto

Il gruppo viene gestito da due operatrici che in questo contesto diventano “facilitatrici”, formate specificatamente quindi competenti nel gestire le dinamiche e intercettare i bisogni che emergono nelle fasi di rielaborazione dei vissuti. 

Ma cosa sono esattamente questi gruppi?
E perché rappresentano oggi una risorsa sempre più centrale anche nei Centri Antiviolenza?

I gruppi di Auto Mutuo Aiuto nascono storicamente come spazi tra pari, in cui persone che condividono esperienze simili si incontrano per sostenersi reciprocamente. 

Va sottolineato che non si tratta di terapie di gruppo, ma di contesti in cui la relazione tra le partecipanti diventa fonte di cambiamento. 

Alla base vi è il principio fondamentale che chi ha attraversato un’esperienza può comprendere, rispecchiare e sostenere l’altra in modo più immediato e profondo.

Nel contesto della violenza contro le donne questi gruppi contribuiscono a rompere l’isolamento, a contrastare la normalizzazione della violenza e a restituire voce e legittimità alle esperienze di ciascuna: in questo senso il gruppo non è solo uno spazio di sostegno, ma anche un luogo in cui si costruisce consapevolezza e si promuove un cambiamento culturale.

All’interno del nostro Centro Antiviolenza il gruppo di Auto Mutuo Aiuto, ad oggi, ha la possibilità di accogliere fino a un massimo di dieci donne. 

È importante sottolineare che il gruppo è riservato esclusivamente alle donne già in carico al Centro Antiviolenza, proprio per garantire un contesto protetto, condiviso e coerente con i percorsi individuali già avviati.

Negli ultimi mesi è emerso con sempre maggiore chiarezza come questo spazio stia diventando un elemento centrale nelle attività del Centro: non si configura più come un intervento accessorio, ma come una risorsa fondamentale, sia durante il percorso psicologico individuale sia nella fase successiva.

Uno degli aspetti più significativi che osserviamo è il valore del rispecchiamento. Attraverso il confronto reciproco, le donne riescono a riconoscere dinamiche, emozioni e vissuti che, individualmente, faticano a emergere con la stessa immediatezza. Questo processo favorisce una maggiore consapevolezza e, soprattutto, la legittimazione della propria esperienza. Parallelamente, si riduce in modo significativo il senso di isolamento, spesso molto presente nelle storie di violenza.

Il gruppo diventa così non solo uno spazio di condivisione, ma un contesto in cui si attivano dinamiche trasformative. 

In una fase iniziale molte donne portano il proprio vissuto come qualcosa di unico e isolato – “è successo solo a me”, “solo io ho reagito così”. L’ascolto delle altre, però, attiva un processo di riconoscimento che produce da un lato sollievo e alleggerimento, e dall’altro una più chiara consapevolezza delle dinamiche di violenza vissute.

Un passaggio particolarmente potente riguarda il fatto che non sono solo le operatrici a restituire alle donne fiducia e credibilità: sono le donne stesse che, ascoltandosi, iniziano a riconoscere e nominare la violenza nelle storie altrui. Questo processo rafforza il senso di appartenenza e radicamento nel gruppo, oltre a consolidare la capacità di leggere la propria esperienza.

Nel tempo, si osserva anche un cambiamento nel posizionamento delle partecipanti. Da una fase iniziale più passiva, si passa progressivamente a una maggiore attivazione: alcune donne iniziano a prendere parola non solo per raccontarsi, ma anche per sostenere le altre e condividere strategie. Questo passaggio è cruciale, perché consente di recuperare competenze e autodeterminazione, spesso compromesse nelle relazioni violente.

Naturalmente, non mancano le complessità. All’interno del gruppo convivono percorsi diversi: c’è chi è più avanti, chi è ancora dentro la relazione, chi ha fatto passi indietro. Queste differenze possono generare momenti di fatica o tensione. In tali situazioni, il ruolo delle facilitatrici è fondamentale per mantenere il gruppo come uno spazio non giudicante e sicuro.

Un ulteriore elemento di valore è la possibilità di “vedersi da fuori”. Ascoltare storie simili alla propria, ma raccontate da altre, permette di cogliere aspetti che su di sé risultano più difficili da riconoscere. Questo favorisce processi di rielaborazione profondi e spesso decisivi.

Infine, il gruppo svolge una funzione importante di continuità. Per alcune donne rappresenta un ponte tra il percorso psicologico e una fase di maggiore autonomia; per altre, consente di non interrompere bruscamente il sostegno, trasformandolo in una modalità diversa, più orizzontale e condivisa. In altri casi ancora, diventa uno spazio di mantenimento dei cambiamenti raggiunti.

Possiamo quindi confermare che il gruppo di Auto Mutuo Aiuto non è solo un intervento di supporto, ma uno strumento trasformativo a tutti gli effetti, capace di incidere in modo significativo nei percorsi di uscita dalla violenza.

Investire in questi spazi significa non solo sostenere le singole donne, ma contribuire a costruire comunità più consapevoli e capaci di riconoscere e contrastare la violenza di genere.
In collaborazione con L’altra metà del cielo. Telefono Donna-Merate
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.