Villa Confalonieri: Panzeri ha avuto 5 anni per una "chiara visione"". Ma nulla ha fatto
Gentile Direttore,
riprendo il tema della Villa Confalonieri, anche alla luce della nota del consigliere di minoranza Massimo Panzeri, che risponde al mio precedente contributo, con l’intento di mantenere il confronto su un piano di merito, ma anche di ricondurlo a una necessaria coerenza tra posizioni espresse e responsabilità esercitate.
Nel rilevare che il consigliere Panzeri esprime una posizione legittimamente critica, emergono tuttavia alcune evidenti incongruenze. Proprio perché (come lui stesso afferma), si tratta di una questione seria e complessa, sorprende che nei cinque anni del suo mandato da Sindaco, non si sia giunti ad alcuna definizione concreta circa il destino della Villa, nonostante le numerose sollecitazioni provenienti da più parti (anche dalla sua stessa maggioranza). Se oggi il tema è ancora aperto, lo si deve anche a questa fase di sostanziale e prolungato immobilismo decisionale. Colpisce, dunque, che si richiami ora (da una posizione di minoranza), la necessità di “una visione chiara”, quando questa è mancata nel periodo in cui, da sindaco, ne aveva piena responsabilità e tutte le leve per esercitarla. In quegli anni si è preferito concentrare risorse ed energie su un unico intervento, quello di via Verdi, che, al di là di ogni valutazione economica, tecnica ed estetica, non ha incontrato il favore della cittadinanza, come mi pare abbia dimostrato l'esito elettorale di due anni fa.
Nel merito, definire “non naturale” l’ipotesi di riportare la sede comunale in Villa Confalonieri è un’opinione legittima, ma resta, appunto, un’opinione. Ciò che invece continua a mancare, ancora oggi, è una proposta alternativa concreta, strutturata e sostenibile. Parlare di “vocazione culturale e pubblica” senza tradurla in un progetto definito, rimane una formula attraente ma totalmente vuota, astratta. La vocazione pubblica, peraltro, è già insita nella natura stessa dell’immobile: ciò che va chiarito non è se debba essere luogo pubblico, ma come debba esserlo, attraverso quali funzioni, con quale modello gestionale e con quali risorse. Quanto alla dimensione culturale, non può essere evocata come principio generale, ma deve trovare una declinazione concreta e coerente con il contesto cittadino. Allo stesso modo, appare contraddittorio sostenere che le politiche pubbliche debbano “generare domanda culturale” e, al contempo, non aver costruito in cinque anni le condizioni per farlo, pur avendone piena responsabilità.
Il punto, dunque, non è contrapporre in modo ideologico “trasloco uffici” a “spazio culturale”, ma assumersi la responsabilità, seppur da consigliere di minoranza, di indicare una direzione chiara, verificabile e realizzabile. Una direzione che tenga insieme sostenibilità economica, funzionalità e reale fruibilità per la comunità, evitando di rifugiarsi in slogan o formule di circostanza. In questo senso, alla luce del suo intervento, ad oggi non emerge una sua proposta concreta e definita, circa la destinazione della Villa Confalonieri, così come non era emersa nel corso del suo mandato amministrativo: una continuità che, se non altro, evidenzia una certa apprezzabile coerenza di fondo.
Come ricorda Seneca nelle Lettere a Lucilio, “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Cordialmente
riprendo il tema della Villa Confalonieri, anche alla luce della nota del consigliere di minoranza Massimo Panzeri, che risponde al mio precedente contributo, con l’intento di mantenere il confronto su un piano di merito, ma anche di ricondurlo a una necessaria coerenza tra posizioni espresse e responsabilità esercitate.
Nel rilevare che il consigliere Panzeri esprime una posizione legittimamente critica, emergono tuttavia alcune evidenti incongruenze. Proprio perché (come lui stesso afferma), si tratta di una questione seria e complessa, sorprende che nei cinque anni del suo mandato da Sindaco, non si sia giunti ad alcuna definizione concreta circa il destino della Villa, nonostante le numerose sollecitazioni provenienti da più parti (anche dalla sua stessa maggioranza). Se oggi il tema è ancora aperto, lo si deve anche a questa fase di sostanziale e prolungato immobilismo decisionale. Colpisce, dunque, che si richiami ora (da una posizione di minoranza), la necessità di “una visione chiara”, quando questa è mancata nel periodo in cui, da sindaco, ne aveva piena responsabilità e tutte le leve per esercitarla. In quegli anni si è preferito concentrare risorse ed energie su un unico intervento, quello di via Verdi, che, al di là di ogni valutazione economica, tecnica ed estetica, non ha incontrato il favore della cittadinanza, come mi pare abbia dimostrato l'esito elettorale di due anni fa.
Nel merito, definire “non naturale” l’ipotesi di riportare la sede comunale in Villa Confalonieri è un’opinione legittima, ma resta, appunto, un’opinione. Ciò che invece continua a mancare, ancora oggi, è una proposta alternativa concreta, strutturata e sostenibile. Parlare di “vocazione culturale e pubblica” senza tradurla in un progetto definito, rimane una formula attraente ma totalmente vuota, astratta. La vocazione pubblica, peraltro, è già insita nella natura stessa dell’immobile: ciò che va chiarito non è se debba essere luogo pubblico, ma come debba esserlo, attraverso quali funzioni, con quale modello gestionale e con quali risorse. Quanto alla dimensione culturale, non può essere evocata come principio generale, ma deve trovare una declinazione concreta e coerente con il contesto cittadino. Allo stesso modo, appare contraddittorio sostenere che le politiche pubbliche debbano “generare domanda culturale” e, al contempo, non aver costruito in cinque anni le condizioni per farlo, pur avendone piena responsabilità.
Il punto, dunque, non è contrapporre in modo ideologico “trasloco uffici” a “spazio culturale”, ma assumersi la responsabilità, seppur da consigliere di minoranza, di indicare una direzione chiara, verificabile e realizzabile. Una direzione che tenga insieme sostenibilità economica, funzionalità e reale fruibilità per la comunità, evitando di rifugiarsi in slogan o formule di circostanza. In questo senso, alla luce del suo intervento, ad oggi non emerge una sua proposta concreta e definita, circa la destinazione della Villa Confalonieri, così come non era emersa nel corso del suo mandato amministrativo: una continuità che, se non altro, evidenzia una certa apprezzabile coerenza di fondo.
Come ricorda Seneca nelle Lettere a Lucilio, “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Cordialmente
Andrea Robbiani
























