Montevecchia: come evitare le truffe. Incontro con la P.L. e Funzionari della Questura
“Diffidare dalle urgenze e non avere paura di chiedere aiuto” è il messaggio principale che l’ispettore della questura di Lecco Italo Cantù ha voluto trasmettere ai cittadini di Montevecchia.

Mercoledì 22 aprile la Casetta Bis ha aperto le porte per un appuntamento cruciale dedicato alla sicurezza pubblica, volto a prevenire e contrastare i raggiri che non riguardano solo i più anziani, ma chiunque si interfacci quotidianamente con le insidie del mondo fisico e digitale.

L’incontro, gratuito e aperto a tutta la cittadinanza, ha visto una grande partecipazione, segno di una comunità attenta e desiderosa di conoscere gli strumenti necessari per proteggersi. A introdurre l’evento è stata Silvia Tricarico, responsabile dello spazio anziani di Montevecchia (oltre che di Olgiate e Osnago), sottolineando come la socializzazione sia la prima barriera contro i malintenzionati.

Per l’occasione sono state schierate figure professionali di alto livello: due membri del personale della Questura di Lecco ovvero l’ispettore Italo Cantù e l’ispettore Stefania Causatis e il sovrintendente scelto Sara Fumagalli della Polizia Locale. Proprio Fumagalli ha voluto evidenziare la fortuna di poter contare su un legame stretto tra residenti e divise, definendo la collaborazione reciproca come elemento fondante per raggiungere l’obiettivo della sicurezza.

L’ispettore Italo Cantù, capoturno della Squadra Volante di Lecco, ha spiegato come le tecniche criminali si siano affinate drasticamente dopo il covid affermando che i truffatori studiano in profondità come agire e sfruttano la fretta per non lasciare tempo alla vittima di ragionare.

Tra i consigli tecnici più apprezzati dal pubblico, Cantù ha suggerito soluzioni concrete dal passaggio ai telefoni cordless GSM per bloccare i numeri sconosciuti all’installazione di videocitofoni moderni collegati allo smartphone dei familiari. Un ulteriore suggerimento, semplice ed efficace, specialmente per quando la truffa si è già consumata, è di scrivere nel “diario di bordo”, ossia annotare ogni dettaglio sospetto o caratteristiche fisiche utili al riconoscimento dei criminali. Questo è molto importante, sostiene Cantù, siccome la memoria è estremamente labile in situazioni di stress. Scrivere aiuta sia alle indagini che a a mantenere la lucidità.

L’intervento dell’ispettore Stefania Cusatis, che opera in borghese per intercettare i truffatori dopo il misfatto, ha scosso la platea con il racconto di storie vere e drammatiche. La Cusatis ha spiegato come i criminali facciano leva su sentimenti come la solidarietà verso gli altri o la solitudine degli anziani.

Gli esperti hanno messo in guardia sulla sottile capacità dei truffatori di estorcere informazioni: spesso, spinti dalla voglia di parlare o dalla cortesia, finiamo per rivelare dettagli privati senza nemmeno rendercene conto. Un nome, un grado di parentela o un’abitudine quotidiana diventano armi nelle mani di veri e proprio gruppi criminali estremamente organizzati.

È un’attività illecita che genera profitti enormi: bastano poche chiamate che vanno a segno, su centinaia di tentativi, per garantire a questi malviventi guadagni che superano di gran lunga uno stipendio mensile medio, il tutto in pochi minuti.

L’intervento si è poi concluso ribadendo come la sicurezza passi dalla conoscenza capillare del territorio: la Polizia Locale è il primo punto di riferimento, l’autorità “sotto casa” a cui segnalare dubbi o presenze sospette.

Mercoledì 22 aprile la Casetta Bis ha aperto le porte per un appuntamento cruciale dedicato alla sicurezza pubblica, volto a prevenire e contrastare i raggiri che non riguardano solo i più anziani, ma chiunque si interfacci quotidianamente con le insidie del mondo fisico e digitale.

Al microfono Silvia Tricarico
L’incontro, gratuito e aperto a tutta la cittadinanza, ha visto una grande partecipazione, segno di una comunità attenta e desiderosa di conoscere gli strumenti necessari per proteggersi. A introdurre l’evento è stata Silvia Tricarico, responsabile dello spazio anziani di Montevecchia (oltre che di Olgiate e Osnago), sottolineando come la socializzazione sia la prima barriera contro i malintenzionati.

L'ispettore Stefania Causatis
Per l’occasione sono state schierate figure professionali di alto livello: due membri del personale della Questura di Lecco ovvero l’ispettore Italo Cantù e l’ispettore Stefania Causatis e il sovrintendente scelto Sara Fumagalli della Polizia Locale. Proprio Fumagalli ha voluto evidenziare la fortuna di poter contare su un legame stretto tra residenti e divise, definendo la collaborazione reciproca come elemento fondante per raggiungere l’obiettivo della sicurezza.

L'ispettore Italo Cantù
L’ispettore Italo Cantù, capoturno della Squadra Volante di Lecco, ha spiegato come le tecniche criminali si siano affinate drasticamente dopo il covid affermando che i truffatori studiano in profondità come agire e sfruttano la fretta per non lasciare tempo alla vittima di ragionare.

Prima a sinistra la sovrintendente scelta Sara Fumagalli
Tra i consigli tecnici più apprezzati dal pubblico, Cantù ha suggerito soluzioni concrete dal passaggio ai telefoni cordless GSM per bloccare i numeri sconosciuti all’installazione di videocitofoni moderni collegati allo smartphone dei familiari. Un ulteriore suggerimento, semplice ed efficace, specialmente per quando la truffa si è già consumata, è di scrivere nel “diario di bordo”, ossia annotare ogni dettaglio sospetto o caratteristiche fisiche utili al riconoscimento dei criminali. Questo è molto importante, sostiene Cantù, siccome la memoria è estremamente labile in situazioni di stress. Scrivere aiuta sia alle indagini che a a mantenere la lucidità.

L’intervento dell’ispettore Stefania Cusatis, che opera in borghese per intercettare i truffatori dopo il misfatto, ha scosso la platea con il racconto di storie vere e drammatiche. La Cusatis ha spiegato come i criminali facciano leva su sentimenti come la solidarietà verso gli altri o la solitudine degli anziani.

Gli esperti hanno messo in guardia sulla sottile capacità dei truffatori di estorcere informazioni: spesso, spinti dalla voglia di parlare o dalla cortesia, finiamo per rivelare dettagli privati senza nemmeno rendercene conto. Un nome, un grado di parentela o un’abitudine quotidiana diventano armi nelle mani di veri e proprio gruppi criminali estremamente organizzati.

È un’attività illecita che genera profitti enormi: bastano poche chiamate che vanno a segno, su centinaia di tentativi, per garantire a questi malviventi guadagni che superano di gran lunga uno stipendio mensile medio, il tutto in pochi minuti.

L’intervento si è poi concluso ribadendo come la sicurezza passi dalla conoscenza capillare del territorio: la Polizia Locale è il primo punto di riferimento, l’autorità “sotto casa” a cui segnalare dubbi o presenze sospette.
G.Lu.
























