Pagnano: i fedeli rinnovano il ricordo di don Giovanni
Un nutrito gruppo di pagnanesi e un drappello di fedeli provenienti da Senago, hanno celebrato sabato pomeriggio la memoria di don Giovanni Fumagalli presso il cimitero della frazione meratese.
Una cerimonia che si ripete ogni anno senza perdere smalto, perché l’affetto per l’ex parroco non è mai venuto meno.

Da Senago, in provincia di Milano, don Giovanni era arrivato a Pagnano nel 1947 dove rimase per circa trent’anni.
Durante la Resistenza aveva fondato insieme ad altri due sacerdoti la 16esima Brigata del Popolo, motivo per cui il Comune di Senago gli ha conferito nel 1975 una medaglia d’oro.
Alla cerimonia di sabato, oltre al sindaco di Merate, Mattia Salvioni, era presente Ernesto Passoni, del direttivo Anpi-Brianza meratese.

“Ci ritroviamo oggi per ricordare don Giovanni Fumagalli, che per quasi trent’anni è stato punto di riferimento spirituale per la comunità di Pagnano e ancora prima esempio luminoso di coraggio civile, fede autentica e senso del dovere”, ha esordito il primo cittadino dopo il canto dell’inno nazionale. “Prossimi all’anniversario della Liberazione rendiamo omaggio non solo al sacerdote che tanti hanno conosciuto e amato, ma anche all’uomo che seppe opporsi con determinazione all’ingiustizia e alla violenza del nazifascismo”.

Dopo aver ringraziato la comunità di Senago, che ha dedicato a don Giovanni uno spazio nel Giardino dei Giusti di recente inaugurazione, il sindaco ha così proseguito: “La sua storia appartiene certamente a Senago ma appartiene anche a Merate, dove ha lasciato un segno profondo nella vita della comunità… . Ricordare figure come don Giovanni significa assumerci una responsabilità verso chi verrà dopo di noi. La libertà di cui godiamo oggi non è scontata: è il frutto del sacrificio e del coraggio di donne e uomini come lui. E senza memoria non può esserci un futuro davvero consapevole. Grazie, don Giovanni, per l’esempio limpido che continui ancora oggi a consegnarci”.
Ha preso poi la parola un rappresentante della comunità di Senago, Giovanni Rossetti.
“Siamo ancora una volta qui alla tomba di don Giovanni Fumagalli, partigiano
cristiano e ora riconosciuto anche Giusto fra i giusti di Senago. Siamo qui per mantenere viva la memoria degli uomini che hanno lottato e di coloro che sono caduti durante la Guerra di Liberazione di cui quest’anno ricorre l’81esimo anniversario”, ha esordito.

Dopo aver ricordato che quest’anno si celebra anche l’81esimo anniversario della Repubblica italiana, Rossetti ha sottolineato come sia stato determinante il suffragio per le donne che votarono per la prima volta nel 1946.
Poi il suo discorso si è soffermato sull’analisi della situazione geopolitica attuale, “una crisi internazionale che mette in discussione anche il nostro sistema di relazioni sia in Europa sia oltre Atlantico. Quello che un tempo veniva definito in blocco l’Occidente è ormai in fase di ridefinizione se non addirittura già concluso… . Il disordine mondiale che stiamo vivendo in questi giorni è causato proprio da coloro che si vantano di possedere gli eserciti più potenti e tecnologici del mondo e credono di poter risolvere le controversie internazionali con la forza dei bombardamenti, dei carri armati e dei droni. La forza del diritto internazionale e la cultura della diplomazia, frutto consolidato di civiltà millenarie, è stata sostituita dalla violenza e dal sopruso”.

Per poi rivolgere un pensiero riconoscente all’amato parroco per l’esempio da lui lasciato: “Perciò anche il tempo e i luoghi della memoria, come questo piccolo sacrario dove riposa don Giovanni Fumagalli, devono diventare per tutti noi motivo di rinnovato impegno. Dobbiamo riscoprire, chi sul fronte laico del proprio impegno politico e sociale, chi sul fronte religioso e confessionale, la gioia festosa di essere fratelli: ‘fratelli tutti’, come ci ha insegnato papa Francesco. Perché la libertà non ha alcun senso se non è condivisa, accogliente, plurale, giusta, democratica e fraterna per tutti, come deve essere anche la pace”.
La cerimonia si è conclusa con la lettura della Preghiera dell’Alpino.
Una cerimonia che si ripete ogni anno senza perdere smalto, perché l’affetto per l’ex parroco non è mai venuto meno.

Da Senago, in provincia di Milano, don Giovanni era arrivato a Pagnano nel 1947 dove rimase per circa trent’anni.
Durante la Resistenza aveva fondato insieme ad altri due sacerdoti la 16esima Brigata del Popolo, motivo per cui il Comune di Senago gli ha conferito nel 1975 una medaglia d’oro.
Alla cerimonia di sabato, oltre al sindaco di Merate, Mattia Salvioni, era presente Ernesto Passoni, del direttivo Anpi-Brianza meratese.

“Ci ritroviamo oggi per ricordare don Giovanni Fumagalli, che per quasi trent’anni è stato punto di riferimento spirituale per la comunità di Pagnano e ancora prima esempio luminoso di coraggio civile, fede autentica e senso del dovere”, ha esordito il primo cittadino dopo il canto dell’inno nazionale. “Prossimi all’anniversario della Liberazione rendiamo omaggio non solo al sacerdote che tanti hanno conosciuto e amato, ma anche all’uomo che seppe opporsi con determinazione all’ingiustizia e alla violenza del nazifascismo”.

Dopo aver ringraziato la comunità di Senago, che ha dedicato a don Giovanni uno spazio nel Giardino dei Giusti di recente inaugurazione, il sindaco ha così proseguito: “La sua storia appartiene certamente a Senago ma appartiene anche a Merate, dove ha lasciato un segno profondo nella vita della comunità… . Ricordare figure come don Giovanni significa assumerci una responsabilità verso chi verrà dopo di noi. La libertà di cui godiamo oggi non è scontata: è il frutto del sacrificio e del coraggio di donne e uomini come lui. E senza memoria non può esserci un futuro davvero consapevole. Grazie, don Giovanni, per l’esempio limpido che continui ancora oggi a consegnarci”.
Ha preso poi la parola un rappresentante della comunità di Senago, Giovanni Rossetti.
“Siamo ancora una volta qui alla tomba di don Giovanni Fumagalli, partigiano
cristiano e ora riconosciuto anche Giusto fra i giusti di Senago. Siamo qui per mantenere viva la memoria degli uomini che hanno lottato e di coloro che sono caduti durante la Guerra di Liberazione di cui quest’anno ricorre l’81esimo anniversario”, ha esordito.

Dopo aver ricordato che quest’anno si celebra anche l’81esimo anniversario della Repubblica italiana, Rossetti ha sottolineato come sia stato determinante il suffragio per le donne che votarono per la prima volta nel 1946.
Poi il suo discorso si è soffermato sull’analisi della situazione geopolitica attuale, “una crisi internazionale che mette in discussione anche il nostro sistema di relazioni sia in Europa sia oltre Atlantico. Quello che un tempo veniva definito in blocco l’Occidente è ormai in fase di ridefinizione se non addirittura già concluso… . Il disordine mondiale che stiamo vivendo in questi giorni è causato proprio da coloro che si vantano di possedere gli eserciti più potenti e tecnologici del mondo e credono di poter risolvere le controversie internazionali con la forza dei bombardamenti, dei carri armati e dei droni. La forza del diritto internazionale e la cultura della diplomazia, frutto consolidato di civiltà millenarie, è stata sostituita dalla violenza e dal sopruso”.

Per poi rivolgere un pensiero riconoscente all’amato parroco per l’esempio da lui lasciato: “Perciò anche il tempo e i luoghi della memoria, come questo piccolo sacrario dove riposa don Giovanni Fumagalli, devono diventare per tutti noi motivo di rinnovato impegno. Dobbiamo riscoprire, chi sul fronte laico del proprio impegno politico e sociale, chi sul fronte religioso e confessionale, la gioia festosa di essere fratelli: ‘fratelli tutti’, come ci ha insegnato papa Francesco. Perché la libertà non ha alcun senso se non è condivisa, accogliente, plurale, giusta, democratica e fraterna per tutti, come deve essere anche la pace”.
La cerimonia si è conclusa con la lettura della Preghiera dell’Alpino.
A.Vi.
























