Merate: la scuola all’epoca fascista. Mostra in sala civica

“Una mostra che fa capire l’importanza della scuola, ma anche come il sistema possa utilizzarla per i propri fini”. Così l’assessora alla Cultura, Patrizia Riva, ha sintetizzato il valore dell’esposizione inaugurata sabato pomeriggio presso la sala civica di viale Lombardia “La scuola nel Ventennio. 1922-1943”. 
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Riva ha anche ricordato come sia stata resa possibile grazie al contributo di alcuni cittadini che hanno messo a disposizione i propri archivi di famiglia: a loro è andato il ringraziamento dell’Amministrazione comunale.  Ed è proprio questa la particolarità della mostra, perché accanto a spiegazioni teoriche sulle leggi e sulla cultura che hanno permeato il Ventennio ci sono anche oggetti di uso comune come quaderni, copertine illustrate, pagelle, divise, manufatti insomma risalenti a quel periodo che non capita tutti i giorni di poter vedere.
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“Era una scuola ‘serva’”, ha affermato il curatore, professor Alberto Magni. “Nel senso che veniva utilizzata dalla dittatura per controllare la gioventù e per fare propaganda per il regime. Da questa mostra si capisce bene come l’istruzione servisse per la formazione del cittadino fascista e nazionalista, in una parola ‘soldato’. Il senso critico doveva essere annullato, era un’educazione ‘guerriera’ come era definita senza mezzi termini”.
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Un pannello ricorda poi in modo particolare quale doveva essere il ruolo della donna, innanzitutto moglie e madre di numerosa prole. A scuola infatti si insegnavano i “lavori donneschi”, grazie a una materia specifica che era l’economia domestica. Parallelamente all’istituzione scolastica questa cultura veniva trasmessa anche attraverso l’Opera Nazionale Balilla che organizzava i ragazzi per diverse fasce d’età e che aveva istituito il sabato fascista.
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Il professor Magni ha illustrato la Riforma Gentile, “basata sugli studi umanistici e fatta per perpetuare il potere del gruppo dirigente”. Ha inoltre ricordato come la Brianza riuscì a non essere del tutto omologata grazie alla sua religiosità, perché l’unica associazione che il Fascismo non aveva soppresso era l’Azione Cattolica. “Non sono mai riuscito a fascistizzare la Brianza”, sembra abbia dichiarato Mussolini.
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Alcuni documenti dell’esposizione ricordano il giuramento che gli insegnanti dovevano prestare, più edulcorato però, ha detto Magni, rispetto a quello delle Università dove se non si accettava di aderire si veniva espulsi.  Uno spazio importante viene poi dedicato all’interno dell’esposizione al Collegio Manzoni di Merate che nel 1926 vide iniziare un periodo di declino a causa di motivi politici. 

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Così come viene ricordato il maestro Alessandro Tettamanti, sindaco di Merate dal 1922 al 1923 e poi nel 1946 da marzo a luglio quando lo colse una morte improvvisa: a lui è intitolato il plesso che fu sede di scuola primaria e che oggi ospita gli uffici comunali. Per i più anziani l’esposizione è un vero e proprio tuffo nel passato, mentre per i più giovani può costituire un utile insegnamento su un periodo storico mai abbastanza conosciuto.
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La mostra resterà aperta nei giorni 24, 25 e 26 aprile dalle 10 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18. Si possono anche prenotare visite guidate inviando un’email a eventi.culturali@comune.merate.lc.it 
A.Vi.
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